Yamaha X-Max 250 evoluzione continua
di Lorenzo Centenari
Nemmeno un andamento delle vendite più che rassicurante (oltre 50.000 pezzi venduti in meno di cinque anni di commercializzazione) ha dissuaso il perfezionista marketing Yamaha dal rispettare la scadenza e portare al debutto la nuova generazione di X-Max.
La versione 250, già nei concessionari affiancata dalla sorellina 125, benché fedele ai valori del marchio nonché rispettosa dei principi guida dell’X-Max prima maniera, si fa espressione di una sensibile evoluzione che interessa tanto la qualità dei materiali quanto il progetto stesso del telaio, completamente ripensato e ora più rigido che nel passato.
Il segreto sta nelle inedite sospensioni Kayaba: la maneggevolezza, così come la capacità di assorbimento, ne escono assai potenziate. Sul piano dell’estetica e della funzionalità si apprezzano poi il nuovo frontale, caratterizzato dal brillante doppio faro trapezoidale e dal parabrezza fisso, e complessivamente una carenatura fluente e al tempo stesso protettiva. Persino la pedana è plasmata per offrire allo scooterista una posizione il più naturale possibile.
Invariato invece il motore, quel gradevole monocilindrico a 4 tempi e 4 valvole omologato Euro 3 e capace di 21 cavalli di potenza, affatto insufficienti per chi cercasse anche qualche brivido in aperta campagna, oltre che servizievoli per l’impiego urbano. L’X-Max del nuovo decennio, che mutua parte della strumentazione dai più grossi T-Max e Majesty, progredisce anche come capacità di carico: il vano sottosella ora ospita comodamente anche due caschi integrali. Quello che non cresce, casomai, è il prezzo: l’X-Max 250, seconda serie del primo «ruote alte sportivo» sul mercato, costa 4.690 euro.