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Pubblicità sessista: accade a Berceto

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Ormai ho imparato. Bisogna sempre aspettare qualche giorno. La velocità dei social ci ha abituato, appunto, alla velocità, a esprimere subito la propria opinione, a dire con veemenza. Eppure bisogna riscoprire l'antico adagio e riflettere prima di parlare. Infatti nel frattempo accadono cose.
Mi riferisco (e non potevo che inaugurare questo blog che vuole occuparsi di politiche di genere, insomma di donne e uomini e delle loro relazioni, del loro modo di stare al mondo insieme) a una vicenda locale, vicina vicina, accaduta qualche giorno fa. Parlo della trovata del sindaco Luigi Lucchi, trovata che non è passata inosservata sui social media e sui mezzi di comunicazione tradizionali (anche le pagine della Gazzetta di Parma hanno ripreso la notizia).
Questo il fatto, per chi ancora non lo sapesse. Il sindaco Lucchi ha pubblicizzato le bellezze della perla delle terre alte, la sua Berceto, attraverso l'utilizzo di un'immagine femminile o meglio detto, attraverso l'immagine di un sedere di donna. Una giovane donna in perizoma (di cui s'intravede il volto, ma molto poco), sigaretta e birra in mano, in relax (???? seppure per il relax si trovi in posizione un poco impettita). Subito l'immagine è stata stigmatizzata come sessista da un gruppo "La pubblicità sessista offende tutti" organizzato su Facebook, che ha fatto dello scovare immagine lesive della dignità e del valore della donna una missione: una gruppo che riflette, s'interroga e reagisce (secondo chi scrive in piena ragione) sull'utilizzo dell'immagine femminile nella pubblicità e sui media.
La notizia corre sul web, condivisioni e pareri da parte di tutti: il sindaco Lucchi cerca di rimediare ( ma è troppo intelligente per non capire di averla fatta grossa) e rilancia con altra opzione così dicendo: "mi sarei immaginato di ricevere rimproveri per la birra e la sigaretta e non certo per quello!"; anche da parte della giovane donna la cui immagine (a sua insaputa e solo a questo proposito c'è un piccolo rigurgito di dignità "mi sarebbe almeno piaciuto saperlo!") è stata utilizzata, l'idea che non "si deve fare polemica per così poco e che c'è ben altro di cui occuparsi".
Credo di aver riassunto in poche righe quello che è accaduto (mi scuserete se qualcosa mi è sfuggito). Riflessioni varie e se ne potrebbero dire molte: tutti e tutte (gli intervenuti sul web, i protagonisti) hanno un'idea chiara di che cosa significhi utilizzare un nudo (un bel sedere femminile) in un'immagine promozionale; i nostri sono grande esperti di comunicazione e di politiche di genere, conoscono la storia del femminismo e la storia delle donne (un po' come dire che chiunque e grande conoscitore della storia della Seconda guerra mondiale o della genetica molecolare); una giovane ragazza (ex post, perché ex ante non ha potuto esprimersi) ritiene non grave l'accaduto, ma si può immaginare che ci veda l'inizio di una bella carriera ("da grande voglio fare la modella") e che la sua giovane età la renda inconsapevole dei rischi di discriminazione a cui potrà andare incontro nel tempo lungo (tradotto la gioventù porta anche una bella dose di spavalderia, com'è giusto che sia!); molti (la gran parte) sottolineano che la trovata ha fatto salire alla cronache nazionali la ridente Berceto, quindi bene purché se ne parli: la riflessione invece è che a parlarne in tale modo è stato un sindaco, un rappresentante del l'istituzione che deve interrogarsi sui messaggi che lancia e sulle modalità che utilizza per lanciarli. Tanto più che le istituzioni sono chiamate a prevenire, a sensibilizzare, ad andare controcorrente rispetto a un sentire comune e, molto spesso, stereotipato. È di questi giorni l'intervento di Simona Lembi, Presidente della Commissione Pari opportunità dell'ANCI, a margine di un convegno, in cui ha auspicato l'impegno di tutti i Comuni a essere in prima linea contro l'utilizzo delle immagini sessiste lesive della dignità delle persone. Esiste una morale in questa brutta favola moderna? Per me è questa: ognuno utilizzi le sue mutande come vuole, ma ci vada piano con quelle delle altre (e non è un caso sempre femminili).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Filippo Bertozzi

    27 Agosto @ 21.43

    Questa rubrica appare sotto la pubblicità della promozione sull'abbonamento alla Gazzetta, in cui una bella e prosperosa ragazza sorride in bikini... Pecunia non olet? Questa storia è ridicola: la pubblicità deve attirare attenzione, e quella maschile è, da che mondo è mondo, attirata dalle curve femminili (come viceversa). Punto. Tutto il resto sono questioni di lana caprina, valide come le quote rosa.

    Rispondi

    • 27 Agosto @ 22.42

      REDAZIONE GAZZETTADIPARMA.IT - Io vedo un po' di differenza tra le due foto. (g.b.)

      Rispondi

      • Filippo Bertozzi

        28 Agosto @ 06.44

        Certo, ma se il punto del, per me inutile, dibattito è lo sfruttamento del corpo femminile per fini pubblicitari, mi pare che qui non si vada fuori tema...

        Rispondi

        • 28 Agosto @ 07.52

          REDAZIONE GAZZETTADIPARMA.IT - Ieri l'altro avevamo un articolo su Nadal testimonial. Distinguiamo: c'è un uso della bellezza che vale per donne e uomini (vedi anche Beckham, o le sorti del tonno e del caffè affidate a Costner o Clooney, non al bravissimo Carlo Delle Piane), e a sua volta è ovviamente opinabile ma resta nell'ambito dell'estetica. Poi c'è la deriva sessista: esplicita o allusiva (vedi pubblicità dei coni gelati o della "brava Giovanna brava" con il pennello). Se ne facciamo un tema unico ci sta anche la sua riflessione ed è giusto parlarne, però non confondiamo. Grazie comunque per lo spunto: ogni osservazione del genere è per noi motivo di riflessione.

          Rispondi

        • Filippo Bertozzi

          28 Agosto @ 16.49

          Concordo assolutamente. Per questo, tutta la polemica sulla foto postata da Lucchi non aveva ragione d'essere: non era assolutamente volgare, ma il talebanfemminismo non aveva di meglio da criticare...

          Rispondi

  • Bastet

    06 Luglio @ 11.51

    e va beh...la solita che vuole farsi vedere..... far vedere una così con birra in mano e birra......è una bella pubblicità ...per chi? di certo nn per berceto.

    Rispondi

  • Biffo

    06 Luglio @ 11.48

    Qui siamo ai livelli berlusconiani della barzelletta sulla mela, con differenti sapori,in zona genitali, a seconda di come e dove la si assaggiava. Berceto avrebbe dovuto essere reclamizzata, nelle sue bellezze naturali, proprio da un par di chiappe?

    Rispondi

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