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Io, Diesel e Arturo

Io e Arturo
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La storia di Diesel è una delle storie delle vittime degli attentati di Parigi, aggiunge tristezza alla tragedia del 13 Novembre. Diesel era un poliziotto, lavorava e rischiava la vita, ma non sapeva di farlo. Perché Diesel era una cagnolina ed è rimasta uccisa nell’ormai noto assalto della polizia al covo di terroristi. Colpita a morte dall’esplosione della kamikaze, Diesel ha capito che cosa stava succedendo. Era ferita, era in pericolo e ha fatto quello che avremmo fatto noi umani: è tornata dal suo padrone, dal suo amico, per morire tra le sue braccia. In una settimana così piena di sentimenti negativi, gli occhioni di Diesel ci hanno fatto commuovere di tenerezza.

Quando ci rendiamo conto del sincero attaccamento degli animali nei nostri confronti ne siamo quasi intimiditi.
L’anno scorso ho accolto in casa un micio, una piccola anima in cerca di rifugio. Era Giugno dell’estate più piovosa degli ultimi decenni e una sera, in fondo al giardino, notai un paio di occhi luccicare nel buio. Vivo in campagna, nella Bassa, e un cane o un gatto vaganti sono la normalità. Quell’animale scheletrico sembrava troppo smunto per essere un gatto. E invece qualche giorno dopo lo vidi meglio, era proprio un soriano dagli occhi verdi. Spinto dalla fame, sera dopo sera, Arturo (come lo chiamai in seguito) si avvicinava sempre di più alla casa e quando finalmente uscì allo scoperto, notai l’eccezionale magrezza. L’estate avanzava e Arturo ingrassava, ma non si faceva ancora accarezzare. Solo mesi dopo riuscii a farlo entrare in casa e a farlo dormire su una poltrona. Una visita dal veterinario rivelò che Arturo aveva circa tre anni ed era Fiv positivo, quindi era stato contagiato con l’Aids felino probabilmente a causa della sua vita randagia di gatto intero. Ben nutrito e con un tetto sulla testa, poteva tenere la malattia sotto controllo. Abbiamo trascorso un inverno di amore e coccole, di pisolini davanti al camino e di abbondanti scorpacciate di ottimo cibo. Non era abituato alla vita domestica, non è stato facile per lui abituarsi agli ambienti chiusi. Aveva bisogno di uscire spesso, di passeggiare libero. E noi abbiamo sempre rispettato questo suo bisogno. Dai 2,5 kg dei primi tempi era arrivato a 5,3 kg e nulla faceva pensare al peggioramento di Maggio di quest’anno. La malattia conclamata, il peso che calava sempre di più, l’appetito ormai un lontano ricordo. In Giugno Arturo ha deciso di allontanarsi da casa, l’abbiamo perso di vista per una settimana. Ricordo il suo passo lento sul vialetto di casa, si è voltato solo una volta per guardarmi e non sapevo che sarebbe stata l’ultima. Ha scelto di morire, di farla finita con dignità. Arturo ha passato le sue ultime ore sotto l’albero in cui ci siamo incontrati la prima volta. La sera prima non c’era e la mattina l’ho trovato lì, quasi sulla porta di casa, senza vita. Non voleva essere solo nel momento più triste, ed è tornato indietro.   

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