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La ragazza di Vermeer è arrivata a Bologna

Per la prima volta in Italia

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BOLOGNA – Sembra sul punto di parlare, di voltarsi ancor di più verso chi guarda, quasi di uscire dalla tela. Dopo un susseguirsi di piccole sale costellate di capolavori, dopo i Rembrandt, gli Hals, un meraviglioso Fabritius, la ragazza con il turbante color cielo, la Ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, allestita nello spazio finale del bolognese Palazzo Fava, si conferma il capolavoro che è e ti colpisce per la sua, dopo secoli, sconvolgente e palpitante vivezza. «La ragazza non ha una storia – dice il curatore Marco Goldin – non è nè la figlia nè la servetta, è un volto che il pittore ha consegnato all’assoluto del tempo».
Domani si raggiungeranno i 100.000 biglietti prevenduti, prosegue il critico presentando alla stampa la prima esposizione italiana del capolavoro diventato un’icona indiscussa dell’arte, «un fatto eccezionale (un ritmo di 2.000 prenotazioni al giorno) se si pensa che la mostra aprirà al pubblico solo l’8
febbraio», mentre fino al 6 si svolgeranno visite esclusive con biglietti fuori standard. Le richieste, sottolinea, arrivano da tutte le parti d’Italia e da molti paesi d’Europa, compresa la stessa Olanda, da cui proviene il dipinto conservato al Mauritshuis Museum de L’Aia come gli altri 37, meravigliosi, che lo affiancano nell’esposizione bolognese.

Il progetto di questa mostra risale al 2011, quando Goldin ha saputo che il museo dell’Aia, in previsione di un poderoso intervento di restauro e ampliamento, avrebbe mandato in tournee i tesori più acclamati delle proprie collezioni, compreso La ragazza con l’orecchino di perla, insieme alla Gioconda di Leonardo e l’Urlo di Munch tra i più amati al mondo, capaci di richiamare ovunque folle di appassionati. L’intento del Mauritshuis non comprendeva però tappe europee, ma solo Giappone e Stati Uniti. Solo a fine 2012 si è aperto uno spiraglio e in brevissimo tempo il patron di Linea d’ombra è riuscito a trovare una sede espositiva nazionale in grado di soddisfare le richieste di tutela, sicurezza, ricezione necessarie per l'evento.

«E' la prima volta che mi occupo di una mostra itinerante, con una selezione decisa in partenza, ma anche in questo caso ho voluto offrire qualcosa di diverso – ha spiegato -aumentando di sette unità il numero massimo di dipinti prestati dal museo nelle precedenti edizioni, riorganizzando il percorso espositivo in sezioni tematiche dal paesaggio ai ritratti alle nature morte e realizzando un catalogo ex-novo con importanti contributi internazionali».
Ecco dunque a Bologna, grazie alla collaborazione con la Fondazione Carsibo, Genus Bononiae-Musei nella Città, Intesa Sanpaolo (e naturalmente il Mauritshuis Museum) il capolavoro di Vermeer che era uscito dall’Aia solo in due occasioni, per la grande esposizione sul maestro di Delft a Washington (e all’Aia) nel 1995-'96 e nel 2001 per andare a Tokyo. Tra l’altro, il dipinto realizzato nel 1665, è in perfetto stato di conservazione in quanto è stato sottoposto a restauro nel 1998. «Si è trattato di un restauro di recupero – ha detto Goldin - perchè l’intervento ottocentesco aveva lasciato il segno».

Il capolavoro è dunque perfettamente leggibile e, anche grazie a uno speciale sistema di illuminazione, restituisce la magia di una pittura di straordinaria maestria, capace di
indagare le più profonde corde dell’animo umano. Il dipinto è una 'troniè, il genere che nell’Olanda del '600 offriva una tipizzazione di volti di cui il libero mercato della nascente e ricca borghesia era sempre alla ricerca. Finite le commissioni della chiesa, ha ricordato il curatore, il ceto dei commercianti voleva decorarsi la casa di bellezza. È appunto quello che ha voluto riprodurre Vermeer partendo di certo da un dato reale, ma con lo scopo di trasformarlo in una sorta di assoluto, senza limiti di tempo.
E ogni dettaglio concorre all’emozione: lo sguardo colto nell’immediatezza dell’istantanea, le labbra socchiuse, lo splendore luccicante della perla e il biancore abbagliante del colletto, il turbante oltremare di foggia esotica, per un’immagine che non ha età, anche se appartiene certamente all’Olanda del '600. 'Con La ragazza con l’orecchino di perla - conclude Goldin – il genio di Vermeer è stato capace di trasformare la bellezza in un canone dell’anima».
_________

Nella foto: 'La ragazza con l'orecchino di perla' in occasione dell'anteprima della mostra 'La ragazza con l'orecchino di perla - Da Vermeer a Rembrandt'', Bologna, 30 gennaio 2014. La mostra è in programma dall'8 Febbraio al 25 Maggio 2014

 

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