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Baldassarre Molossi: pensieri e parole di un combattente

Gli editoriali dello storico direttore raccolti in «Il coraggio di scrivere». Torelli: «Sarre ha reso un servizio importante a questa città»

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«Chi attacca Molossi avrà del piombo tipografico». Le parole contro le P38. L’inchiostro serio, di un uomo che fu ragazzo nel ‘44, contro l’isteria politica del terrorismo. E’ una delle tante vie, forse la più emozionante, per accedere al mondo di Baldassarre Molossi, una vita votata alla Patria: Parma e con lei, l’Italia. Ieri sera, a Palazzo Soragna, le righe di Molossi hanno compiuto l’estrema magia, passare dalla carta alla testa e al cuore dei lettori, con una magistrale prolusione di Giorgio Torelli. I suoi fondi, perlopiù legati al periodo degli «anni di piombo», sono stati raccolti in un prezioso volume edito da «Diabasis», «Il coraggio di scrivere», curato da Giuseppe Massari, in vendita da oggi con la Gazzetta. E’ stata una conferenza ad alta tensione emotiva, ben al di là della formale riconoscenza tributata dalla città a un uomo e a un direttore protagonista di un'inimitabile stagione editoriale e civile. Gli onori di casa sono toccati ad Alberto Figna, presidente dell’Unione Parmense degli Industriali, il quale s’è detto «molto contento di questa pubblicazione», rimarcando «il coraggio e l’intelligenza di un giornalista molto apprezzato».
Il direttore dell’Upi, Cesare Azzali, ha introdotto il suo intervento partendo da un episodio privato, «avevo quindici anni quando, grazie all’abbonamento in famiglia alla Gazzetta, cominciai a leggere le parole di Baldassarre Molossi, ritrovandomi. Di lui, da allora, ammiro il dire cose intelligenti, il senso di responsabilità trasmesso ai lettori, impermeabile alle mode fallaci». Riassume, Azzali: «La qualità degli uomini liberi è la tolleranza verso gli altri, in nome dei propri ideali». Seguendo i saluti di Giovanni Borri, presidente del gruppo «Gazzetta di Parma», Alberto Chiesi, presidente del gruppo Chiesi, ha rimarcato i valori di «onestà e scrupolo, sobrietà e decoro, in tempi in cui i giornalisti si esponevano anche fisicamente al rischio della propria incolumità».
Antonio Patuelli, presidente dell'Associazione bancaria italiana, in un bel dialogo moderato da Mauro Massa, presidente di Diabasis, con raffinata abilità oratoriale ha rivangato, nel profondo, il senso dei convincimenti liberali di Molossi, insistendo molto sull’alto profilo delle sue bandiere.
Giuliano Molossi ha ricordato la ritrosia del padre ad accettare la scorta, nonostante un colpo di arma da fuoco verso il suo studio nella redazione del giornale in via Emilio Casa: «Di quel gruppo di ragazzi faceva parte Francesco Zizzi, giovane sorridente con la battuta pronta. Fu ucciso, il 16 marzo 1978, nella strage di via Fani».
«L’ora più buia della Repubblica», scrisse «Sarre» sulla sua Gazzetta. «Sarre», così lo hanno conosciuto e stimato migliaia di parmigiani, così lo ha amato la moglie, «Sarre, la mia roccia». Uno dei tanti dardi della memoria, dal calderone di Giorgio Torelli. «Guardate il libro in controluce, e vedrete l’autoritratto in piedi di Sarre. Giornalista, sempre giovane, alto, elegante. L’amicizia risale al liceo, distratti al Romagnosi dallo scintillare dell’acqua alle finestre. Giovani impenitenti, lui con la vocazione al grande giornalismo già nel nome. Io e Luca Goldoni andammo verso altri lidi, con la sua benedizione, non senza che ci avvertisse "e chi resterà a custodire il sacrario?". Il sacro era la sua Gazzetta, il giornale del padre che mai conobbe, del nonno Pellegrino, così autorevole con se stesso da voler riconoscere il valore sul campo di un carabiniere che, in una manifestazione, sparò al fratello». Torelli, come un torrente infuocato, incalza i presenti con la poesia «del vecchio linotipista che sembra un pianista, lui davanti alla macchina con il piombo caldo, i redattori pittoreschi della Gazza del dopoguerra, calamai che volano contro le pareti e redattori cupi, ben prima di essere capi». E il bene che gli voleva Montanelli, e la sua stima verso Egisto Corradi, Cesare Zavattini, Giovannino Guareschi, Pietro Barilla, e giù aneddoti, e via di pennellate. Venendo al nocciolo: «Giornalismo è aiutare un popolo a crescere nel meglio. Non insegnando a vivere, ma indicando punti, costellazioni». Bello come mai, con una casacca blu sopra la camicia verde militare, Torelli chiosa: «Baldassarre ha servito questa città di barba e parrucca. Nelle sue parole c’è quel peperoncino che usava estrarre da una tabacchiera - fascinoso pensare risalente a Maria Luigia - e che finiva nei suoi piatti, per renderli più sapidi».

Il libro in vendita da oggi con la Gazzetta - Il libro «Il coraggio di scrivere» (edito da Diabasis) è la raccolta degli editoriali, dal 1974 alla fine degli anni Ottanta, dello storico direttore della Gazzetta Baldassarre Molossi. Il volume, 350 pagine di lucide intuizioni e riflessioni da vero e proprio pensatore politico, sarà in vendita a partire da oggi con la Gazzetta, a 12 euro più il prezzo del quotidiano. 

 

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