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Arabesque, Matisse e l'amore per l'Oriente in mostra alle Scuderie

Dal 4 marzo al 21 giugno a Roma

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Le suggestioni d’Oriente, i preziosismi, gli arabeschi dalle straordinarie cromie: il genio di Matisse arriva a Roma per la prima volta in una grande mostra allestita dal 4 marzo al 21 giugno alle Scuderie del Quirinale. A raccontare l’opera del celebre artista francese, padre delle avanguardie del primo '900, saranno oltre 100 capolavori provenienti dalle maggiori raccolte pubbliche e private del mondo, tra cui la Tate Gallery, il Metropolitan Museum, il Moma, il Puskin, l’Hermitage, il Centre Pompidou, l'Orangerie, i musei di Philadelphia e Washington.
Intitolata "Matisse. Arabesque", l’importante esposizione, organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in coproduzione con MondoMostre, è stata curata da Ester Coen, che ha messo a punto una significativa selezione di dipinti, disegni e grafiche al fine di restituire un’idea degli influssi dell’Oriente, vicino e lontano, sulla pittura di Matisse. «La preziosità o gli arabeschi non sovraccaricano mai i miei disegni, perchè quei preziosismi e quegli arabeschi fanno parte della mia orchestrazione del quadro», scriveva l’artista nel 1947. E infatti, quello che trasfigurava con la sua impareggiabile arte era un Oriente in grado (attraverso artifici, arabeschi, colori,) di suggerire un vero e proprio spazio plastico, un nuovo respiro alle composizioni, liberandolo dalle costrizioni formali, dalla necessità della prospettiva e della somiglianza. Il risultato è quell'incredibile spazio fatto di colori vibranti, che introduce a una nuova idea di arte decorativa fondata sull'idea di superficie pura.
Henri Matisse sviluppò la sua passione per le suggestioni orientali poco alla volta, grazie alla diffusione anche a Parigi dell’arte nord africana e giapponese e ai viaggi che si susseguirono a partire dal 1906. Avvicinatosi alla pittura solo in seguito a una lunga malattia, si iscrive all’Ecole des Beaux Arts nel 1895, dove insegnano molti Orientalisti e ha quindi l'occasione di visitare, oltre alla vasta collezione islamica del Louvre, una serie di mostre dedicate all’arte islamica al Musee des Arts Decoratifs. Ma è all’Esposizione Universale del 1900 che l’artista scopre i paesi musulmani visitando i padiglioni di Turchia, Persia, Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto. Nel 1906 viaggia in Algeria, riportando poi a Parigi ceramiche e tappeti da preghiera che nel disegno e nei colori riempiranno le sue nuove tele. Nell’anno successivo viene in Italia, dove visita Firenze, Arezzo, Siena e Padova, emozionandosi di fronte ai capolavori assoluti di Giotto agli Scrovegni. La svolta definitiva arriva però con la grande Esposizione di arte maomettana a Monaco di Baviera (1910), la prima di questa ampiezza mai fatta in Europa, tale da condizionare una cruciale generazione di artisti, da Kandinsky a Le Corbusier. Dopo aver curato (a Mosca) l’installazione in casa Schukin di 'La danzà e 'La musicà, torna nel 1912 in Nord Africa, scegliendo come meta il Marocco e in particolare Tangeri. Lì a colpirlo è la luce e la natura lussureggiante.
Interessato soprattutto da quella che veniva definita 'arte barbaricà, Matisse si lascia dunque alle spalle le destrutturazioni e le deformazioni proprie dell’avanguardia e il motivo della decorazione diventa per l’artista la ragione prima di una radicale indagine sulla pittura, fino ad uscire in modo definitivo dall’intimismo della tradizione ottocentesca. La mostra delle Scuderie mette dunque in luce tutti gli elementi che innovano ulteriormente la sua arte, dando vita a un linguaggio di straordinaria modernità, incurante com'è dell’esattezza delle forme naturali eppure capace di sfiorare il sublime.
Il percorso espositivo romano esordisce con la monumentale natura morta Gigli, Iris e Mimose del 1913 (dal Puskin), anticipatoria della magia cromatica dei toni dell’azzurro e del verde e prosegue con i lavori ispirati al primitivismo. I colori si scuriscono e i segni diventano semplici, geometrici, come nel Ritratto di Yvonne Landsberg, L'Italiana, la Ragazza con copricapo persiano, le Tre sorelle.

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