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Medel run: la corsa nel cuore della città. Ecco le foto scattate da Federico Avanzini lungo il percorso.

Ed ecco invece il racconto di chi ha vissuto la corsa in modo un po' particolare:

Prima volta di una corsa per uno che non ha mai corso. Arrivo alla Medel Run e sono tutti tonici. Qualcuno ha la pancetta. Mi sento sollevato. Uno su mille che ce l'ha. Si prende la pettorina per la corsa non competitiva. Dico il mio nome. Vuoi fare 8 o 4 km? Non lo so devo sentire i miei amici. 8 dicono. Gulp. Ok ce la facciamo. ho fatto due giri al parco ducale, tre anni fa. Negli ultimi mesi ho corso due volte al campus: 5 km e alla fine sembrava di aver scalato il monte bianco. Ma ce la farò. E poi gioco a calcetto quattro volte all'anno e lì do il massimo. Sai quelle corse fino all'ultimo respiro? Ecco. Quasi letteralmente. Ce la farò. Ce la facciamo. sicuro? Speriamo. Arrivo dai miei amici: un ragazzo e due ragazze. Un atleta di triathlon, due appassionate di corsa, che si allenano da anni. E io? Io fino alla settimana scorsa andavo a correre con le scarpe da calcetto. Almeno adesso ho delle scarpe da corsa, di terza categoria, ma ci sono. In cittadella si respira fitness e benessere. Anche troppo. Un giro di riscaldamento e già il fegato fa capolino, tirando fitte, come per dire: hey non ti scordare di me. Ma a parte questo ci sono. Mi sento bene. Ci siamo. Si va ai blocchi di partenza.

Alcune facce sono note. come stai? É la prima volta che faccio una corsa. Tutti con magliette traspiranti. Io maglia di cotone.
Siamo tutti li. Sparo. Si parte. Ma tutti stanno fermi. Non é come ai blocchi di partenza. Siamo in mezzo e si parte piano. poi si va. Cerco di tarare la velocita dei miei compagni: si
sostenere. Si passa lo stradone. Libero solo per noi. Una meraviglia. Si va in via Farini. La gente che fa l'aperitivo ti guarda e sorride. Vai avanti e vedi bottegai e negozianti, tutti curiosi e contenti. Mi comincio a chiedere se sono contenti di non essere qui a correre. Si rivedono i clienti della movida, con il bicchiere in mano, e questo pensiero diventa certezza. Intanto la fatica si fa sentire. E penso: ma non era meglio stare dall'altra parte, a guardare questi maniaci del salutismo? Tenetevi il vostro paradiso dei magri. Io lo baratto volentieri con una birra. Per fortuna i miei amici mi fanno pensare ad altro. Parlano del tempo: che caldo c'è, che bello se piovesse. Il cielo é carico di nuvole quando arriviamo in piazza Garibaldi. Le gocce sono cosi rare che neanche te ne accorgi. Si va in via Cavour. Vedo le facce dei turisti sorpresi per questa fiumana che si riprende le strade. Si svolta in Pilotta. E lì accade la cosa piu bella. Se non era per una mia amica neanche me ne accorgevo. C'è un bambino che tende la mano per battere il cinque a chi corre, a tutti quelli che corrono. Ci passo e batto la mano. Si va sul ponte verdi e poi in giardino. La fatica si fa sentire. Non siamo neanche a metà. Comincio a perdere terreno. Ma non mi fermo. Mi fanno male fegato milza e in generale l'addome. Organi e muscoli che neanche so di avere mi vogliono comunicare qualcosa. Ma continuo. Ormai é rimasta solo una mia amica per pietà a tenere il mio passo. Gli altri due sono già imprendibili. Circumnavigo il Parco Ducale ed é li che mi arriva il knock out: L'odore di torta fritta che esce dalla corale Verdi é il colpo che svirgola il pugile sul ring. Urlo alla mia amica: Vai, Non voltarti! Con tono melodrammatico. E rallento il passo. Non fino a camminare, ma quasi, é una corsa al rallentatore, una passeggiata con brio.

Mi superano a vagonate. Passo il ponte Verdi. Torno in Pilotta. E mi superano così tanti che ogni volta mi dico: ormai saranno finiti, dov'erano tutti questi? Intanto riprendo un po' il ritmo. La mia fortuna sono un signore sui 50 anni e una ragazza con la maglia arancione. Abbiamo la stessa andatura. E mi accodo a loro. É bello correre assieme anche senza conoscersi. É come se ci facessimo forza a vicenda. Attraversiamo via Cavour. Ma é durissima e penso: adesso mi fermo e cammino. Me lo sono detto dieci volte in precedenza e ogni volta ho buttato via questo pensiero dicendo: ce la faccio. Ma adesso il proposito diventa definitivo. Sono in piazza Garibaldi, quasi a meta percorso, penso all'istante in cui fermarmi. Un ragazzo straniero si sporge dalle transenne e dice: andate piano, piano. Dai, vai! forte! Rido. Sembra uno sfottò. Invece ci ripenso: É come un incitamento, una sfida e reagisco. Non mi fermo. Corro. Assieme al signore sui cinquanta anni e la ragazza con la maglietta arancione. In fondo é tutta questione di volontà. Come nella vita. Quanto é bello sdraiarsi e non far niente. Ma vuoi mettere essere piu forte della fatica? Sorprendere te stesso di essere piu forte di quanto credi? Forse, per la prima volta in vita mia penso che sia utile correre (oltre a quando hai un ladro alle calcagna). Mi sento forte. Siamo alla fine di via Farini. Vicino alla Cittadella. E intanto comincio a superare, per la prima volta, gente che si é fermata. Arriviamo al sottopasso. Molti rallentano, stanchi per aver visto il cartello dei 6 km. Io non lo vedo e penso che siamo a un soffio dal traguardo. Mi sento di poter spaccare il mondo. Entriamo in Cittadella. Ma arriva la doccia fredda: c'è da fare anche l'anello superiore. Non me l'aspettavo. Un altro gancio sul ring. Rallento. Ma sempre senza fermarmi. I miei compagni di viaggio mi superano. Non mollo. Ormai ci siamo, mi dico. Ma questi ultimi metri sono un'esperienza mistica. Non finiscono mai. sembra di avere le visioni. Corro a testa bassa. La alzo ogni tanto e rimango a fissare ebete i fondoschiena delle ragazze che mi superano. Finalmente si scende dall'anello. Non mi sembra vero. Mi sembra di andare a ondate: dopo la fatica ecco la forza. L'orgoglio. Tento uno sprint finale. Vado pianissimo ma mi sento Carl Lewis. Taglio il traguardo. Il cronometrista ormai é andato a prendere un caffè al bar ma io mi sento come dopo una vittoria splendida, inaspettata, da festeggiare con tutto lo stadio. Una magia che vista da fuori mi farebbe ridere. Invece é cosi bella.

Enrico Gotti

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