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Da Fidenza al Cammino di Santiago: il diario di Valentino

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Valentino Allegri e gli amici pellegrini di Fidenza hanno percorso quest'anno il Cammino "del Norte" verso Santiago de Compostela. Da alcuni anni, il gruppo di cui fa parte Allegri intraprende pellegrinaggi, mettendosi in cammino all'insegna della fede: dapprima lungo la Via Francigena, poi il percorso di San Francesco; quest'anno, quello di Santiago de Compostela, in Spagna. Il gruppo è aumentato: "Ora siamo in sette - aveva scritto il pellegrino - Luciana Bazzini, Valentino Allegri, Luciano Cacciali, Renato Bazzini, Gabriele Spaggiari, Franco Antonelli, Leonardo Vignola (neofita)". 
Terminato il pellegrinaggio, Valentino Allegri ha inviato alcune foto e un racconto - un po' resoconto, un po' diario - a Gazzettadiparma.it, per condividere esperienze, emozioni e ricordi con i nostri lettori. 



Ecco il racconto di Valentino Allegri: 

Anche quest’anno siamo arrivati alla fine, è proprio il caso di dire così, perché con il nostro Cammino del Norte per Santiago de Compostela siamo arrivati a Finisterre, “la fine del mondo” per gli antichi e ora rappresenta il km. 0 del cammino.
Siamo arrivati con gli zaini pieni di nuove esperienze, conoscenze, fatiche e ricordi accumulati nei nostri 245 Km. percorsi in 10 tappe:

1. Tapia de Casariego – Vilela Km. 23,00 ore
2. Vilela - Lourenza Km. 22,00 “
3. Lourenza - Gontan – Abadin Km. 26,00 “
4. Gontan – Abadin - Vilalba Km. 23,00 “
5. Vilalba - Baamonde Km. 20,00 “
6. Baamonde - Roxica Km. 26,600 “
7. Roxica - Boimorto Km. 27,500 “
8. Boimorto - Salceda Km. 24,00 “
9. Salceda - Santiago de Compostela Km. 29,600 “
10. Cee - Fisterra Km. 16,00 “
11. Fisterra - Capo Fisterra Km. 7,00 “

Siamo partiti dalla perla del Principato delle Asturias: Tapia de Casariego, un bellissimo borgo costruito su un promontorio a picco sulle rias (scogliere) e ricco di bellissime spiagge dalle sabbie bianchissime e cangianti che siaffaccia sull’Atlantico con un bellissimo porticciolo e un imponente faro. Nonostante il grigio del cielo che si confonde quasi con l’Oceano e il forte vento, costeggiamo bellissime spiagge contornate da altissime scogliere e, accompagnati dal frangersi delle onde contro le scogliere che portano spruzzi di acqua salata, sono paesaggi quasi fantastici. Arriviamo a Cabo Cebes dove una chiesetta domina l’Oceano, d’attorno ad essa dei surfisti rintanati nei loro camperini attendono l’onda lunga.
Accompagnati sempre dal vento cogliamo immagini bucoliche costituite da mucche al pascolo a due passi dall’Oceano, arriviamo al Puente dos Santos, lungo 600 m. che segna il confine fra le Asturie e la Galicia ed è battuto da un vento fortissimo, ci dobbiamo tenere i cappelli per evitare che ce li strappi dalla testa. Entriamo nella vera Galizia dopo aver attraversato la città di Ribadeo, con un grande porto di pescherecci, è quella percorsa dai pellegrini e che ti segna, che ti ammalia ma anche immalinconisce, fatta di boshetti bui, di pascoli verdissimi, di case di pietra(molte in rovina), di mucche al pascolo più numerose degli abitanti, abitata da anziani, per lo più donne. E’ un continuo serpeggiare su e giù per colline con acqua in ogni luogo: ruscelli, torrenti e fontane, bellissimi ponti in pietra, pascoli e proprietà delimitati da lastre in pietra, boschi di eucalipti che ti colpiscono per la loro altezza e nuovi impianti con foglie argentee che si intervallano ai vecchi boschi tendenti al rosso. Chiese pure esse di pietra, cimiterios gotici che ti colpiscono con i loro pinnacoli, alti “cruceiros” di pietra bifacciali con l’immagine di Cristo da un lato e della Madonna dall’altro che segnano confini e indicano strade pavimentate in pietra. Pietra ovunque come pure acqua e verde parzialmente schermate dalla nebbia, paesaggio che sembra sempre simile ma in ogni momento diverso. La Galizia è povera ma non misera, ha bellissimi paesini che contrastano con case in pietra quasi fatiscenti con horreos (costruzioni parallelepipedi in pietra sollevate da terra che dovevano contenere sementi od altro da tenere protette dagli animali), l’unico segno di modernità sono le catene di pale eoliche che segnano il limite delle colline ma che inevitabilmente ti ricordano Don Chisciotte e la sua lotta con i muli a vento.
La natura ti prende e ti avvolge in tunnel verdi creati da altissimi eucalipti, da alberi di ginestre e di querce imponenti. Ancora di più se, dopo aver attraversato uno dei soliti bellissimi torrentelli, cogliamo il volo di una cicogna dellaquale poco dopo vediamo il grosso nido posto sulla cima di un tronco e poi altri ancora vicino ad abitazioni e davanti ad una antica chiesa- ospedale. Troviamo
imponenti cattedrali che ricordano un po’ la Cattedrale di Santiago come quella di Mondonedo e quella dell’imponente monastero cistercense del X secolo di Sobrado do Monxes, che sentiamo vicino a noi in quanto fondato dallo stesso ordine di monaci che hanno fondato Chiaravalle della Colomba.
Incontriamo persone cordialissime che parlano volentieri anche se la lingua, nonostante la fatica di parlare ci divide, come Fernando, un grosso fabbro, che smette di lavorare per approntarci un tavolo dove poter mangiare protetti dalla pioggia, e come gli Ospitaleros che ci consigliano sul cammino e ci prenotano gli ostelli, sui locali dove approdare per la cenadove ci viene offerto un “Menù del dia” sempre ricchissimo, abbondante e vario, ma soprattutto economico.
Abbiamo gustato pesce che difficilmente potremo dimenticare, come pure la carne. Ma incontriamo anche un simpaticissimo italiano, Claudio, ex poliziotto di S. Maria di Leuca con fratello medico a Parma che, dopo aver iniziato il Camino da Irun, adotterà il nostro programma e ci farà da apripista occupando per noi addirittura Ostelli, in quanto abituato a partire, nonostante il buio alle 6,00.

Lungo il Cammino, segnato da paracarri con il simbolo della “conca”con l’indicazione dei Km. che mancano a Santiago, incontriamo a Xeixon“ El punto de apojo al peregrino”, casa dello famoso scultore Chacòn che ha scolpito anche alcune pietre della recinzione che ci accoglie e ci appone “el sello” sulle credenziali in ceralacca. Ad Arzua incrociamo i numerosissimi pellegrini del “Camino
frances”, ma sappiamo come evitare la confusione allungando la tappa fino a Salceda, anche perché la meta si avvicina. Durante la sosta una scena bucolica ci affascina: il ritorno dal pascolo di due mandrie di mucche guidate dalle donne e dai cani. E’ l’ultima fatica che si trasforma man mano in esaltazione ma il cammino verso la cattedrale sembra non finire mai…: attraversiamo il piazzale del monte Gozo con il monumento al pellegrino, dove Giovanni Paolo II radunò i giovani nella giornata mondiale della gioventù del 1989, dopo ci accoglie la grande “Puerta del peregino”, poi i lunghi stradoni della periferia e finalmente il centro storico di Santiago, ma le torri della cattedrale non si vedono ancora. Finalmente i primi pinnacoli, l’imponente costruzione è di fronte a noi, la Porta del Camino ci accoglie e ora la” praza de Obradorio”. Ci si abbraccia colti dall’emozione e dalla gioia
della vista della Cattedrale che si mescola ai ricordi delle fatiche, dei problemi e delle difficoltà superate anche grazie agli amici, è il momento della festa e dell’orgoglio di avercela fatta, è il momento deisentimenti, delle riflessioni e dei bilanci. Entriamo per pregare e ringraziare S. Giacomo, ma le luci e l’imponenza della costruzione e la massa di pellegrini quasi ti distoglie dalle
preghiere e dalle meditazioni. La S. Messa in spagnolo ci dice poco anche perché assopiti dalla stanchezza. Ascolteremo il giorno dopo la S. Messa in italiano e procederemo all’”abrazo del Santo”.

Abbiamo la fortuna di incontrare un padre dell’ordine di don Guanella che nella meditazione che precede la S. Messa ci colpisce profondamente colle sue parole e con i sui esempi semplici ma reali.
Visitiamo l’enorme cattedrale piena di cappelle dedicate alla Madonna e di opere d’arte, dopo l’abrazo entriamo nella tomba di S. Giacomo presentando tutte le intenzioni che abbiamo portato fin dalla nostra partenza, nella testa e nel cuore. Vedremo anche il rito del “Botafumeiro”, che consiste nel far oscillare un enorme incensiere che anticamente serviva a coprire l’odore dei tantissimi pellegrini che arrivavano in Cattedrale. La meta è stata raggiunta, ma come non andare come gli antichi pellegrini a Finisterre, termine della terra per gli antichi? Prima di partire però recitiamo, come ogni mattina, il S. Rosario nella cappella delle Vergine Maria, rappresentata come in quasi tutte le chiese con cappelli veri, quale ringraziamento di tutti quei doni che abbiamo ricevuto in questo Cammino.
Il prolungamento che ci permette ancora di apprezzare paesaggi, spiagge e paesi costieri della costa Galiziana. Questo tratto di cammino di certo è più pagano, ti fa però sentire maggiormente la forza della natura col forte vento, il frangersi delle onde sulla scogliera, l’imponente e abbagliante spettacolo del tramonto, col sole che si perde nell’oceano quasi facendoti sentire avvinto in un forte abbraccio del Creatore, ad indicarti che la pietra miliare del Km. 0 deve essere per ognuno di noi un nuovo punto di inizio per un nuovo percorso di vita. A conclusione di questa esperienza per noi, giocando con le parole, possiamo dire che Galizia crea una bella rima con Amicizia che, ancor più rafforzata, ci porterà ad affrontare, se Dio vorrà, nuove mete che cercheremo insieme.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Biffo

    03 Luglio @ 02.41

    E alla fine, una volta tornati tutti a Burag, quale sarebbe il sugo di tutta l'eroica avventura?

    Rispondi

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