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Mangia come scrivi

Figli allontanati dai genitori e i "segreti" della Mala: la serata parmigiana di Sara Rattaro e Paolo Roversi

Serata dedicata al premio Bancarella. Come nascono i romanzi di successo? La "ricetta" dei due scrittori

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Romanzi basati su storie reali, scrittori di successo al centro della sala, un dialogo con il pubblico fra aneddoti e ironia. “Mangia come scrivi” ha portato all’Antica tenuta Santa Teresa i “Talenti da Bancarella”: Sara Rattaro, vincitrice del premio letterario nel 2015 con “Niente è come te”, e Paolo Roversi, finalista con “Solo il tempo di morire”. E’ stata trattenuta a Roma un’altra finalista del Bancarella, Simona Sparaco. Nelle presentazioni incrociate – come da formula della rassegna ideata e condotta da Gianluigi Negri – la Rattaro ha presentato Simona Sparaco, arrivata seconda per un solo voto al Bancarella. Il romanzo dell’autrice romana (“Se chiudo gli occhi”) parla del rapporto e del riavvicinamento fra un padre e una figlia rimasti lontani per lungo tempo.
Padri e figlie allontanati dalla vita sono, in modo diverso, al centro anche del romanzo vincitore di quest’anno, come spiega Sara Rattaro a Gazzettadiparma.it: “E’ la storia di un padre e di una figlia che non si vedono da dieci anni perché lei è stata portata in Danimarca, dalla mamma danese, quando era molto piccola. E da lì il governo danese ha voluto che perdesse tutti i contatti con il padre. Si chiama sottrazione internazionale di minore”. Attraverso un romanzo si denuncia un problema reale, che tocca tante persone… “Sì, l’Italia tra l’altro è il Paese più coinvolto, in cui vengono sottratti più bambini: ha il 37% di tutti i casi europei e i casi sono stimati in 2-300 all’anno”.
Paolo Roversi è arrivato in finale (di cui ha raccontato con ironia i “retroscena”) con il romanzo “Solo il tempo di morire”: “E’ la ricostruzione della mala milanese degli anni Settanta ed è un romanzo basato su fatti reali – spiega –. Pur con nomi cambiati troverete i banditi dell’epoca – Vallanzasca, Turatello, Epaminonda – e la ricostruzione fedele di quegli anni sanguinosi, di terrorismo, di guerre tra bande, di attentati… ma anche di grandi scoperte di vario genere perché comunque questi malavitosi si ingegnavano ogni momento per riuscire a fare sempre più soldi con nuovi business criminali”. Quello di Roversi è un romanzo con la colonna sonora… “In ogni capitolo ho cercato di inserire una canzone uscita in quell’anno: trovate da Mina a Celentano a Battisti, fino ad arrivare all’84 con la chiusura con Toto Cutugno e l’Italiano”.
Una domanda per entrambi: quali sono gli ingredienti per un libro di successo? Cos’è che vi ha fatto giungere al punto in cui siete arrivati? “L’importante credo che sia avere qualcosa da dire – risponde la Rattaro – e provare ad avere un proprio stile e quindi una propria voce. Poi da lì… un pizzico di fortuna, essere magari al momento giusto nel posto giusto, tanta tanta umilità e voglia di lavorare”. Per Paolo Roversi, un elemento molto importante sono le storie perché “abbiamo l’impressione di aver già visto tutto, letto tutto, imparato tutto, conosciuto tutto… visto mille film… In realtà ci sono un sacco di storie non ancora raccontate. Bisogna sforzarsi di trovarle e di raccontarle, in modo semplice, diretto. E poi per arrivare bisogna avere costanza: mattone dopo mattone si costruisce, non bisogna mollare alla prima porta in faccia, alla prima cosa che non funziona”. Sara Rattaro annuisce. E Roversi chiude con ironia, con una battuta sul Bancarella: “Ad esempio quest’anno è arrivata lei prima, l’anno prossimo vincerò io magari… Ce la giochiamo...!”. 

(foto di Fabrizio Bertolini)

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