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Fidentini sulla Via Francigena del Nord: un cammino di emozioni

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Anche quest’anno si è conclusa l’esperienza dei pellegrini fidentini e salsesi sulla Via Francigena nel tratto di percorso della via di Sigerico più spettacolare e affascinante che il gruppo di amici abbiano fino ad ora percorso.

Scrive Valentino Allegri, che con gli amici ha documentato il viaggio: 
Il cammino ha attraversato tre regioni: Valle d’Aosta, Piemonte e Lombardia, dal passo del Gran San Bernardo a Pavia. Sono ritornati a Fidenza con zaini pieni di indimenticabili ricordi a cominciare , il 2 giugno(!) dall’affrontare un cammino spettacolare fra due alti muri di neve e una tormenta di neve. “Quanto abbiamo poi goduto l’accoglienza con zuppa calda e pane nero all’ospizio a 2475 m., ammirando la bellezza dei monti e dei boschi , meraviglie che ti affascinano e che ti coinvolgono a tal punto da farti trascurare l’asperità dei sentieri. Si sono poi attraversati dei piccoli villaggi che al sole sembrano avere i tetti d’argento, villaggi anche di poche case in pietra ma segnati spesso dallo svettare dei campanili , quasi dita rivolti a quel cielo che ha donato loro tanta durezza, ma anche una terra che non può non essere amata per quello che dona. Tutto ciò accompagnato dal canto argentino dei ruscelli e dei “rus”, canali che costeggiano i sentieri e che portano l’acqua dei ghiacciai a valle alle piantagioni e che con il loro canto dettano il passo al pellegrino.
Come dimenticare poi la storia che calpesti sui tracciati antichissimi delle strade romane scavate nella roccia e segnate dalle ruote dei carri che le hanno percorse, dei ponti in pietra, e poi il contrasto delle rose che segnano i filari e la forza e la potenza che traspare dalle immense costruzioni dei castelli di Verdun, Quart, Pilato, Fenis, Ussel, Issogne, Verrès o l’imponenza della fortezza di Bard e il romantico castello di Roppolo, in Piemonte, che situati nei punti strategici dominano la valle e il cammino..
E poi proseguendo, si rimaneva colpiti dai bellissimi vigneti pilastrati e a traliccio, vere e proprie opere d’arte rurale, ma di alta ingegneria, ricavati con terrazzamenti rubati alle pareti delle montagne che, arrivati in Piemonte, segnano l’inizio della Reale strada dei vini.
La storia balza evidente nei monumenti romani di Aosta, nelle chiesette romaniche che spuntano fra i vigneti, tra il verde smeraldo dei laghetti morenici che segnano il passaggio fra Val d’Aosta e Piemonte. Le acque abbondanti della Dora Baltea ci hanno accompagnati da Ivrea fino alle sterminate pianure delle risaie del Vercellese che sembrano un grande vestito a toppe di una maschera per la regolarità geometrica degli appezzamenti verdi, ma di un verde sempre diverso a seconda del senso della semina, dove il sole ti colpisce direttamente perché non esistono piante di alto fusto che ti possano proteggere dai bollenti raggi, come pure è difficile difendersi dalle nuvole di zanzare che sembravano elicotteri; nel mezzo le grandi cascine facevano andare col pensiero alle povere mondine e alla loro immensa fatica, mentre i piccoli centri attraversati trasmettevano un senso di accoglienza e protezione che faceva bene al cuore e alle gambe (!) e dove si rincontrava l’acqua dei ghiacciai da cui eravamo partiti e di cui riconoscevamo il colore.
Poi il cammino entra in Lombardia, che ti accoglie con altre risaie, qui segnate da pioppeti e con un altro grande fiume, il Ticino, col suo bellissimo parco, che preannuncia con questo scenario il profilo sempre più definito di Pavia ed in particolare del suo ponte in mattoni rossi, raggiunto passo dopo passo sotto il sole battente, segno del traguardo raggiunto con fatica ma con grande soddisfazione, dopo aver percorso Km. 303,500 in circa 80 ore di cammino e dove l’emozione ti prende, con un ringraziamento corale al cielo .
Ma è altrettanto difficile dimenticare i volti stanchi (forse come i nostri), segnati dal sole ma che trasmettevano il nostro stesso entusiasmo, degli altri pellegrini che via via sono diventati volti amici: i ragazzi bergamaschi, la francese Angelie, il simpatico londinese James che da Canterbury si fermerà a Fidenza, i simpatici e paciosi americani, l’allampanato tedesco, ma anche la gentilezza e la disponibilità degli Ospitalieri, i begli ostelli e le accoglienze di Aosta e di Garlasco, di Pont St. Martin, di Santhià, di Vercelli , la originalità di quello di Roppolo e pure l’inadeguatezza di altri.
L’ultima considerazione a chiusura di questa nuova ed esaltante esperienza potrebbe essere quella di chiamare questo tratto di via Francigena fino a Piacenza, come sottotitolo della Via Francigena, “la Via dell’acqua” perché essa ti accompagna dall’inizio del Cammino italiano fino alla fine di questo tratto”.

Il racconto dei pellegrini, tappa per tappa, è nella sezione Fidenza

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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