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Riceve una telefonata, scampa alla strage

Un testimone: "Torture per chi non sapeva il Corano"

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Sono venti i civili uccisi nell’assalto jihadista al caffè di Dacca e sono tutti stranieri. Nel locale c'erano 12 italiani - lo chef e 11 ospiti che erano a cena al momento dell'irruzione dei jihadisti. Nove i morti e due (Tra cui lo stesso chef, Jacopo Bioni, che è riuscito a sfuggire all'attacco terroristico arrampicandosi sul tetto del locale) sono riusciti a salvarsi. L'altro è Gian Galeazzo Boschetti, originario di Modena (Discendente di una antica famiglia nobiliare modenese, Boschetti - come emerge dal suo profilo Linkedin - già dalla fine degli anni '80 ha lavorato nel settore del tessile per multinazionali. Nel 1991 ha aperto l’ufficio di Gmt in Bangladesh diventando responsabile dell’amministrazione generale. Dal 2012 è managing partner per Fedo Trading. Titolare della Fedo era la moglie Claudia Maria D’Antona, 56enne torinese, rimasta uccisa nell’attacco terroristico). Questi i nomi delle vittime: Nadia Benedetti, imprenditrice tessile, di Viterbo; Cristian Rossi, di 47 anni, manager, di Feletto Umberto (Ud); Marco Tondat, imprenditore tessile, di Cordovado (Pordenone); Adele Puglisi, imprenditrice, della provincia di Catania; Claudia D’Antona, di Torino;  Simona Monti (33 anni, di Magliano Sabina, Rieti. Doveva rientrare in Italia lunedì. Da alcune settimane aveva appreso di essere incinta),  Vincenzo D’Allestro (Originario del Casertano, di Piedimonte Matese, e si era trasferito ad Acerra nell’ottobre del 2015), Maria Riboli (nata il 3 settembre 1982 ad Alzano Lombardo. Originaria di Borgo di Terzo, in valle Cavallina, dopo il matrimonio si era trasferita a Solza, nell’Isola bergamasca. Era mamma di una bambina di tre anni) e  Claudio Cappelli (45 enne residente a Vedano al Lambro, Monza).

Boschetti, salvo perchè ha ricevuto una telefonata

«Per molte ore ho sperato in un miracolo, ma alla fine mi sono dovuto arrendere all’evidenza. Lei è morta, uccisa probabilmente da un unico colpo di pistola». Gianni Boschetti, imprenditore modenese da 25 anni in Bangladesh, ieri si trovava all’interno del caffè assaltato dall’Isis a Dacca ma è riuscito miracolosamente a fuggire nelle prime fasi dell’attacco. Nell’Holey Artisan Bakery ha lasciato però la moglie, Claudia D’Antona, sposata lo scorso anno dopo una lunga convivenza: lei è stata uccisa.
Alto, sportivo, di famiglia nobile, Boschetti ripensa ancora a quella che doveva essere una piacevole cena di lavoro con un 'buyer' italiano interessato alla produzione di abbigliamento bengalese, trasformatasi in una tragedia in cui hanno perso la vita 19 persone, fra cui Claudia e altri otto italiani.
«Al momento dell’attacco - ha raccontato all’ANSA - mi ero allontanato per rispondere ad una telefonata. Eravamo tre al mio tavolo, mentre altri sette italiani sedevano a poca distanza da noi. Resomi conto dell’irruzione nel locale del commando, ho trovato rifugio dietro un albero e poi - ha aggiunto - mi sono precipitato fuori».
Ci sono volute ben 15 ore perchè la terribile verità emergesse completamente. Boschetti ha cercato stamani di recarsi negli ospedali dove erano ricoverati i sopravvissuti, ma un ufficiale dell’esercito bengalese gli ha detto che non c'erano italiani fra i feriti. Poco dopo, insieme ai familiari di altre vittime, è stato portato a nord-ovest della capitale, nel Dhaka Cantonment, all’interno del quale si trova il Combined Military Hospital che ha ricevuto i resti delle 20 persone uccise dal commando terrorista. Qui sono stati a poco a poco trasferiti a fine mattinata in un mesto corteo di ambulanze per essere offerti prima al riconoscimento dei familiari e poi per la necessaria autopsia.
«Sono uscito da quel luogo sconvolto», ha confessato dopo aver effettuato il riconoscimento del cadavere della moglie, che era rinchiuso come tutti gli altri in un sacco di plastica adagiato su una barella all’aperto, sotto una pioggia monsonica battente.
«Ho visto là dei cadaveri ridotti in condizioni pietose - ha ancora detto - per i colpi ricevuti anche con armi da taglio. Ma quello di mia moglie no. Forse non ha sofferto. Forse è morta colpita da un unico proiettile che l’ha stroncata».
Claudia, 50 anni, era di origine piemontese, aveva aperto un ufficio commerciale anni fa a Chennai, in Tamil Nadu, dove serviva molti marchi italiani. Ma la voglia di stare vicino a Gianni l’aveva spinto a chiudere quell'esperienza ed a trasferirsi in Bangladesh, dove lo scorso anno si era sposata. Un sogno, spezzatosi ieri tragicamente.

Salva perchè conosce il corano

Salve grazie all’abito tradizionale e al corano ma per una loro conoscente, in jeans e maglietta, non c'è stato nulla da fare.
Nell’eccidio di Dacca tra i sequestrati da parte dei terroristi anche la nipote del console generale di Milano Ahmed Rezina, che ha raccolto il racconto della congiunta e lo ha a sua volta riferito al console per il Veneto Gianalberto Scarpa Basteri.
La ragazza - racconta Scarpa Basteri - era stata bloccata assieme agli altri e durante l’estenuante attesa dopo l’assalto terroristico è stata interroagata assieme ad una sua amica sulla propria fede religiosa. Era con l’abito tradizionale, il shari, così come la sua amica. Proprio la recita di alcuni brani, la dimostrazione della fede musulmana e l’abito hanno fatto sì che i terroristi le risparmiassero e permettessero loro di allontanarsi. Ad una terza ragazza, bengalese e musulmana, la professione di fede e la conoscenza del corano non sono bastate. Per lei sono stati fatali gli abiti occidentali, jeans e maglietta, che l’hanno condannata a morte.

La dinamica
L’assalto è scattato ieri sera alle 21.20 ora locale (le 17.20 in Italia), quando un commando di terroristi islamici ha preso in ostaggio almeno 35 persone, di cui una ventina stranieri, e si è asserragliato dopo aver ucciso due poliziotti. Le teste di cuoio nella notte hanno cercato di trattare, senza risultato. E’ scattato quindi il blitz che ha visto impiegati oltre un centinaio di uomini del Battaglione di azione rapida. L'attacco - denominato operazione Fulmine - è durato 13 minuti.
Le vittime, come ha riferito il Telegraph citando un soccorritore ed un ufficiale, sono state sgozzate. Un altro degli ostaggi tratti in salvo durante il blitz ha raccontato che i jihadisti avrebbero risparmiato chi dimostrava di saper recitare il Corano, mentre gli altri sono stati torturati.

RENZI: "ITALIANI COLPITI MA NON PIEGATI". Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è intervenuto alle 12,30 esprimendo dolore per gli italiani uccisi e il cordoglio alle famiglie, con le quali il governo è in contatto da ieri sera. Le notizie ufficiali saranno date prima alle famiglie, poi saranno rese note.
Un velivolo della presidenza del Consiglio sta partendo per il Bangladesh. "Gli italiani sono colpiti ma non piegati", ha detto Renzi, che ha ricordato tra l'altro Valeria Soresin, la giovane italiana uccisa durante l'attacco del Bataclan a Parigi. 

TORTURATO CHI NON CONOSCEVA IL CORANO. L'esercito bengalese aveva reso noto che «molti dei civili all’interno del caffè di Dacca sono stati uccisi dagli assalitori con lame affilate». 
Uno degli ostaggi liberati racconta che, durante l'attacco dei jihadisti, chi sapeva recitare versi del Corano è stato risparmiato; gli altri sono stati torturati. In particolare a riferirlo è Rezaul Karim, padre di Hasnat Karim, tenuto in ostaggio dentro l’Holey Artisan Bakery per oltre dieci ore. 

IMPRENDITORE SOPRAVVISSUTO E' DI MODENA. DAGLI ANNI '80 AL SERVIZIO DI MULTINAZIONALI DEL SETTORE TESSILE
E’ originario di Modena Gian Galeazzo Boschetti, l’italiano scampato alla strage nel ristorante di Dacca in Bangladesh.
Discendente di una antica famiglia nobiliare modenese, Boschetti - come emerge dal suo profilo Linkedin - già dalla fine degli anni '80 ha lavorato nel settore del tessile per multinazionali. Nel 1991 ha aperto l’ufficio di Gmt in Bangladesh diventando responsabile dell’amministrazione generale.
Dal 2012 è managing partner per Fedo Trading. Titolare della Fedo era la moglie Claudia Maria D’Antona, 56enne torinese, rimasta uccisa nell’attacco terroristico.


Nella notte (in Italia) le teste di cuoio hanno effettuato un blitz nel ristorante Holey Artisan Bakery di Dacca. Sono stati liberati 13 ostaggi. Fra loro ci sono stranieri, ad esempio giapponesi e indiani. 

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  • Marco

    03 Luglio @ 07.23

    Dovremmo fare così anche noi, chi non conosce l'Ave Maria gli si taglia la testa vedrai che così restano a casa loro....

    Rispondi

  • Indiana

    02 Luglio @ 14.08

    Indiana

    Certo che l'indignazione del Renzi poteva anche essere più incisiva,del tipo combattere con ogni mezzo possibile questi vigliacchi cominciando da quelli che si nascondono nel nostro paese e che vanno e vengono ogni giorno.

    Rispondi

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