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Pizzarotti: "Ora possiamo permetterci sogni"

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di Daniele Rubini*

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Alcuni passaggi del discorso del sindaco Pizzarotti alla cerimonia del premio Sant'Ilario :

Noi possiamo scegliere di rassegnarci al freddo declino o scuoterci di calore e vivere

Parma non si è mai fermata davanti alle difficoltà. È una grande città che ogni mattina si alza, inventa, crea

Il Comune ha superato la congiuntura economica di depressione. Non tutto è risolto ma possiamo permetterci sogni

il default lo abbiamo cancellato dal vocabolario della politica parmigiana. Non è stato semplice ne' rapido

La Parma che immaginiamo vuole ripartire da 4 principi: equilibrio, attrattivita', sostenibilità e inclusivita'

Il momento peggiore per un sindaco è quando donne e uomini gli scrivono per dirgli che non arrivano a fine mese

Ai parmigiani dico che questo è il nostro momento per raccontare al mondo quello che possiamo offrire

Dobbiamo stabilire nuove alleanze con antiche rivali come Piacenza e Reggio

Vogliamo essere protagonisti di un decennio in cui Parma sia terra di opportunità e non cimitero di rimpianti

Guarda il servizio del Tg Parma

Ecco il discorso integrale del sindaco Pizzarotti, il suo quarto discorso di Sant'Ilario

Concittadini e autorità, buongiorno a tutti.
E’ per me un grande piacere darvi il benvenuto nel tradizionale giorno di Sant’Ilario. Il quarto del mio mandato.
Ringrazio tutti per la presenza, e ringrazio chi oggi riceverà la medaglia d’oro e le civiche benemerenze.
Vi ringrazio perché siete l’espressione della Parma più bella e vitale. Una comunità concreta che ogni giorno si spende con onestà e passione, intelligenza e competenza, generosità e saper fare.
Ogni anno su questo palco premiamo la Parma che non esita ad assumersi le proprie responsabilità in nome del bene comune, del progresso e della civiltà.
E qui non valgono distinzioni tra medaglie d’oro e le benemerenze: penso ad esempio agli angeli del fango, ma anche a Roman Sili, che salvò le vite di due parmigiani finiti in un canale con la macchina, all’ostetrica Clelia Buratti, che arrivò in ritardo perché un bimbo stava nascendo, e penso a istituzioni come il consorzio di solidarietà sociale o l’Hospice Piccole Figlie.
Penso, insomma, a tutti i parmigiani che rappresentano l’essenza della nostra identità, che contribuiscono a fare Parma grande nel mondo, e un po’ più grande il mondo grazie a Parma.
Vorrei che tutti noi facessimo ora un applauso a queste persone eccezionali.
Benché sia festa, la nostra giornata deve comunque partire da una premessa.
Viviamo un periodo storico messo a dura prova da eventi mondiali e sociali complessi, che evocano sentimenti di insicurezza e incertezza.
La crisi economica, iniziata poco meno di 10 anni fa, è stata l’ingresso in un mondo completamente nuovo. Ha spezzato la regolarità della vita quotidiana cui eravamo abituati.
Oggi gravitano attorno a noi tante domande ma poche risposte, tanti dubbi ma poche verità.
Ma la crisi non è l’unico nemico che l’umanità sta fronteggiando. I popoli del mondo si stanno dimostrando incapaci di vivere in armonia. Sono minacciate la nostra stessa civiltà, la nostra storia, la nostra cultura e tutto ciò che rappresentiamo nella vita e nella quotidianità.
Recentemente sono stato a Parigi al Summit mondiale sul clima, sentendo tutto il peso della responsabilità assieme ai sindaci di Torino, Milano, Firenze e Palermo.
Ho sempre avuto un buon ricordo della Francia e della capitale, ma al Summit mi sono ritrovato in una Parigi indubbiamente stanca e provata.
Ma attenzione: mai rassegnata. Mai intimorita. Mai in ginocchio.
Il sindaco Anne Hidalgo mi ha rassicurato sul fatto che Parigi incarna la vita, la generosità, l’universalità, che Parigi sarà sempre Parigi, e niente e nessuno potrà cambiare la sua natura.
Ed è questa la riflessione che propongo: pur vivendo in un mondo per molti aspetti malato, in un contesto europeo e italiano più deboli, ci è ancora data la possibilità di scegliere.
Possiamo scegliere di rassegnarci al freddo declino, di farci sopraffare dall’incertezza, di interpretare o seguire la parte dei profeti di sventura, che alla malattia di fondo aggiungono pessimismo e immobilismo;
oppure scuoterci di calore e vivere, non cedendo alla rassegnazione, non rinunciando a coltivare i nostri ideali, senza arrendersi al rimpianto.
E quando ci sentiremo dire che non possiamo riuscirci, risponderemo che invece possiamo farlo, perché solo le grandi sfide liberano e sprigionano la parte migliore dell’uomo.
Alcide De Gasperi ci ha insegnato che “Politica vuol dire realizzare e credere”, ovvero essere protagonisti del proprio presente come individui e come società e, mi permetto di aggiungere, anche come città.
Il 2016 rappresenta il bicentenario dall’ingresso di Maria Luigia in città, mentre nel 2017 Parma celebrerà i 2200 anni dalla sua fondazione. Traguardo, quest’ultimo, che poche città in Europa possono vantare. Parma in oltre due millenni ha conosciuto periodi di grande splendore, ma anche momenti di profonda crisi; abbiamo vissuto situazioni in cui tutto appariva perduto, a cui hanno fatto seguito prodigiose rinascite.
Crisi e ripartenze ci ricordano, che una città che celebra 2200 anni di storia può ben attraversare momenti difficili, ma nulla sarà mai in grado di metterla in ginocchio.
Lo dicono di Parigi i suoi abitanti, possiamo dirlo anche noi parmigiani: Parma è Parma, e niente e nessuno potrà cambiare la sua natura.
È vero, abbiamo attraversato un momento complicato. Spesso in questi anni ho sentito domandare: “Che futuro ci sarà per Parma?”, “La città ha superato la crisi?”, “Abbiamo chiuso i conti con il passato?”.
Rispondo che Parma non si è mai fermata davanti alle difficoltà, non si è arresa alle incertezze, né si è fatta ingannare dai profeti di sventura.
Parma è una grande città che ogni mattina si sveglia, viaggia, produce, inventa, investe, crea.
Questo vale per tutte le sue componenti: Parma artigiana e imprenditoriale, Parma artistica e culturale, Parma universitaria, operaia e popolare.
E che dire della politica parmigiana? Bisticcia e discute, a volte si dimostra pacchiana mentre altre convinta e determinata. Manifesta tutti i pregi e i difetti della politica italiana, ma nei momenti cruciali mette cuore e unghie al servizio della città.
Insomma, posso affermare con sincerità e orgoglio, che il Comune di Parma ha superato la congiuntura economica di depressione, di questo vorrei che fossimo tutti pienamente convinti.
Non tutti i problemi sono stati risolti, ma oggi possiamo permetterci di fare sogni più grandi di quelli fatti finora.
E lo possiamo fare con largo anticipo rispetto a tante altre città italiane, come ad esempio Alessandria, in dissesto economico, o come gli oltre 180 Comuni italiani che rischiano o hanno rischiato il default.
Da oggi questo non è più un nostro problema: il default lo abbiamo cancellato dal vocabolario della politica di Parma.
Sia chiaro: non è stato semplice, né l’impegno si è dimostrato di breve durata.
Per superare l’emergenza sono serviti tre anni di duro lavoro e “sudate carte”, la stesura di tre bilanci e decine di tavoli operativi.  
Dal rischio default nel 2012, ora siamo tra le città con la più alta stabilità economica. Non lo sostiene il Municipio, ma l’ufficialità dei dati.
Il debito è sceso del 40% ed è ormai stabilizzato.
Delle 58 società Partecipate molte verranno chiuse, altre saranno valorizzate per la loro importanza, mentre le società in difficoltà economica saranno messe in sicurezza.
Lo dico anche con una punta di orgoglio: ora il cammino è chiaro, mentre il 2015 è stato l’anno della svolta, il 2016 sarà quello dell’accelerazione.
La Parma che immaginiamo è una città che vuole partire da quattro principi chiave: equilibrio, attrattività, sostenibilità, inclusività.

Partiamo dalla Parma equilibrata.
Negli ultimi dieci anni ha dominato un’idea un po’ tormentata di città. Le difficoltà politiche dell’Italia, la crisi economica, i clamori e i drammi locali: eventi a noi esterni e interni hanno generato inquietudine. Si è avuta l’impressione che Parma avesse esaurito il proprio futuro, che avesse già giocato tutte le sue carte.
Penso invece che ci sia una Parma brillante e intelligente per le strade. Una Parma che si vuole bene e che ci tiene a riemergere. Così abbiamo lavorato per raggiungerla, convinti che ci fossero la necessità e i presupposti per cambiare passo. Non lo abbiamo fatto per toglierci qualche soddisfazione personale, né in base alla logica per cui chi arriva dopo deve necessariamente fare qualcosa di diverso. Ma perché è la città che ha chiesto a se stessa di cambiare direzione, tuttavia mantenendo salde le mani sul volante.
L’equilibrio, in fondo, è tutto: se vuoi fare un passo avanti, lui ti tiene in piedi.
Era il momento di lavorare a un pacchetto coraggioso di riforme, che garantisse di compiere un balzo in avanti senza perdere stabilità: nel bilancio, nel disegno urbano della città, nello sviluppo economico e turistico, nella tutela dei più deboli, nella scuola.
Chi si è occupato di amministrazione pubblica, sa qual è il momento più difficile per un sindaco. Io lo so bene.
E’ quando donne e uomini senza lavoro mi scrivono per dirmi che non arrivano alla fine del mese, perché devono pagare il mutuo, le rate della macchina e l’istruzione per i figli.
E avendo bisogno di un aiuto e di un sostegno, si chiedono perché il Comune non arrivi ovunque ci siano le difficoltà della vita. Il Comune, purtroppo, non può risolvere ogni problema, ma può e deve ristabilire un ordine di priorità nei propri interventi.
Possiamo dire che questo è il tempo in cui le cose verranno messe ognuna al proprio posto, secondo un ideale di onestà ed equità.    
Anche per questo la politica deve recuperare l’etica dell’equilibrio, mettendo un limite a quello che si può fare rispetto a quello che si vorrebbe fare.
Gli esempi potrebbero essere molteplici: non c’è rilancio senza conti in ordine, né innovazione senza creatività, né sviluppo senza valorizzazione dei luoghi  e dei simboli della propria storia.    
L’equilibrio tra essere e divenire è la chiave di volta che ci permetterà di recuperare la dimensione di una Parma onesta per i nostri ideali, giusta per i nostri sogni.
Ma non chiedete a Parma di fare il passo più lungo della gamba, il lavoro richiede tempo e responsabilità: Roma non è stata costruita in un giorno.     

Al tempo stesso proponiamo alla città una sfida: saper cogliere l’attimo in questo mondo che cambia, ponendo al centro del nostro domani una Parma vitale e attrattiva.
Guardiamo al contesto storico: da vent’anni in Italia e in Europa è in atto un cambiamento repentino. Il mondo si globalizza, le distanze si riducono mentre i mercati si ampliano, le città, intese come comunità locali, perdono ogni giorno sempre più ruolo, autonomia e potere. E’ un dato di fatto.
Alle città è data la possibilità di scegliere se rimanere ferme subendo il progresso altrui, oppure se investire tempo ed energie, dimostrando di potere e sapere essere protagoniste nel mondo che cambia.
Noi abbiamo scelto di prendere parte da protagonisti al cambiamento, consapevoli che si tratta di una prova che ci impegnerà per molti anni.
Un detto popolare afferma: “Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso”.
Ai parmigiani dico: è questo il nostro momento. E’ il tempo di raccontare al mondo quello che Parma può offrire in termini di qualità, arte, storia, scienza. In un mondo che si espande, o si rimane piccoli rischiando di scomparire, oppure si diventa pionieri di un nuovo modello di città, in cui l’attrazione rappresenta l’occasione di riscatto e di sviluppo.  
Renzo Piano disse: “La bellezza e l’utilità messe assieme vincono il formalismo, e tutto così diventa possibile”.
Ecco: noi siamo come uomini sulle spalle di un gigante. Il gigante è la cultura di questa terra e della città, che ci ha consegnato cose straordinarie: un’avventura bimillenaria, i colori della musica, il gusto della cucina, la sconfinata creatività, solide imprese che qui hanno le loro radici, e i cui frutti vengono apprezzati nei cinque continenti.
Perciò, senza rinunciare alla preziosa caratteristica di città a misura d’uomo, Parma vuole ribadire al mondo che esiste, è più viva che mai, ed è pronta per assumere un adeguato ruolo anche nelle relazioni internazionali.
Tanto è stato fatto in quattro anni. Abbiamo presentato la nostra città ai tour operator russi, instaurato rapporti instituzionali con il Giappone, consolidato vecchie alleanze con le città gemellate di Francia e Germania. Vogliamo fare lo stesso con importanti realtà emergenti della Cina e della Corea del Sud. Durante il periodo di Expo abbiamo ospitato più di 20 delegazioni provenienti da tutto il mondo: Paesi africani, mediorientali, sud americani e provenienti dall’Asia.
Chiunque busserà alla porta di Parma, dovrà sapere che non siamo solo la patria del buon cibo. Siamo molto di più.

Questo è il punto: dobbiamo lavorare tutti assieme per rafforzare e rilanciare l’immagine di Parma come città cosmopolita e poliedrica, a più vocazioni: capitale dell’agroalimentare, secondo una antica tradizione; tempio della musica con il Teatro Regio; espressione della ricerca e dell’innovazione, grazie alla nostra Università; sede di importanti aziende e multinazionali, grazie alle grandi famiglie industriali; ma anche città moderna e all’avanguardia nei settori chiave della vita: la sostenibilità ambientale, il turismo, lo sport, la cultura.
Se mettiamo a frutto le nostre ricchezze culturali, economiche e sociali, non ci faremo schiacciare dal sistema che cambia. Ma bisogna farlo adesso, perché il tempo dei Comuni autonomi e ricchi finanziariamente è finito.
E’ giunto il tempo di considerare ricchezza l’unione sinergica della politica con le forze produttive del territorio, con il sapere scientifico dell’Università, con l’esperienza e la qualità delle Camere di Commercio, con il sistema solido delle imprese.  
E dobbiamo farlo stabilendo nuove alleanze con antiche rivali. Se ieri, infatti, la competizione era tra le città, oggi è principalmente tra i territori. Il mondo cambia, l’epoca dei campanili è tramontata, i vecchi luoghi comuni non funzionano più. E’ con questo spirito che anche Piacenza e Reggio Emilia hanno mostrato interesse ad una unione di intenti con Parma.
Noi siamo pronti, una città non è determinata dai suoi confini, ma dai suoi obiettivi: saranno più incisivi quei territori che sapranno fare squadra. trasformando le proprie eccellenze, in eccellenze italiane, europee e mondiali.
L’Emilia è la terra del nostro domani, è arrivato il tempo di offrire una nuova e più ampia prospettiva al luogo che amiamo.
Meno di un mese fa, abbiamo festeggiato tutti insieme in Piazza Garibaldi Parma Patrimonio Unesco della Gastronomia, capitale italiana del buon cibo. E’ stato un lavoro lungo e intenso. La designazione è il frutto di un lavoro intelligente e collettivo tra il Comune e le forze produttive cittadine. Abbiamo saputo superare particolarismi e steccati, divisioni e individualismi, dimostrando ciò che i parmigiani sanno fare meglio: unirsi nei momenti che contano.
Lasciatemi dire che questo successo non rappresenta il punto d’arrivo, ma l’inizio di una lunga marcia.
Permettetemi la digressione: quest’estate, a Dallas, mi sono recato nel luogo in cui uccisero Kennedy, il più visionario tra i presidenti americani. Era il decennio della conquista della Luna, e al suo inizio, nel 1962, alla Rice University Kennedy annunciò la sfida spaziale affermando: “Scegliamo di andare sulla Luna in questo decennio e di fare ancora altre cose, non perché sono sfide facili, ma perché sono difficili”.
Noi siamo più modesti, non andremo sulla Luna, ma abbiamo comunque la volontà di inseguire sogni difficili, perché sono gli unici che indicano una prospettiva futura. Vogliamo essere protagonisti di un importante decennio, in cui Parma può essere la terra delle opportunità, e non il cimitero dei rimpianti.  

Essere una città attrattiva, però, non è il solo cambiamento che vogliamo, è l’opportunità per ambire a quel cambiamento, recuperando il gusto e il coraggio di provare a fare cose sempre più grandi. E il cambiamento non può avere luogo senza la garanzia di una città sostenibile.
Per essere seduttori all’esterno, dobbiamo essere incisivi all’interno.
Quando un servizio diventa efficiente, c’è sostenibilità; quando la bolletta cala perché si è risparmiato sull’illuminazione pubblica, c’è sostenibilità; quando un edificio storico ritorna a vivere; quando apre una nuova scuola, quando si inaugurano nuovi spazi per giovani e famiglie, c’è sostenibilità.
Se la società corre più veloce della città, non è lei a dover frenare, ma spetta alla città mettersi al passo: le nostre politiche avranno successo solo quando all’idea assoceremo la concretezza del saper fare.
Il 2016 è l’anno della concretezza, inizia da oggi un piano di rilancio davvero corposo, che parte con 43 milioni di investimenti.
Continuerà la progettazione per l’abbassamento di via Romagnosi, che consente di strappare il Ponte Romano al degrado. Sono state investite nuove risorse per l’Ospedale Vecchio, impiegati fondi per il rilancio del complesso di Villa Parma, destinati finanziamenti per il restauro del complesso di San Paolo e dei Chiostri del Correggio.
Sarà riqualificato il Padiglione Nervi, si procederà ai lavori di rigenerazione dell’ex Ostello della Cittadella, vi saranno investimenti per il Parco Ducale.
Mi rendo conto che le mie possano risultare solo parole. Ma dentro a queste parole, nel cuore di questi luoghi, provate a inserire il sapore dell’antico che torna a vivere. Immaginate la meraviglia del perduto che viene riscoperto.
Sono tutti avamposti contro l’imbarbarimento, luoghi per stare assieme, spazi di cultura.
Stanzieremo fondi anche per gli impianti sportivi e per l’edilizia scolastica, migliorandone la sicurezza e la qualità del servizio. Affronteremo una importante rivoluzione dell’illuminazione pubblica, per portare a Parma luci a led e risparmiare in bolletta. Intendiamo avviare assieme ai privati una riqualificazione energetica degli immobili datati. Progettiamo un piano di mobilità più efficiente, moderno ed ecologico. Legheremo lo sviluppo urbano all’aggregazione sociale e alle esigenze delle persone, a cominciare dal nuovo polo socio-sanitario che sorgerà nel quartiere Lubiana.
Noi proponiamo a Parma di non pensare soltanto alla bellezza, perché bellezza senza qualità non ha appeal. Noi proponiamo a Parma di rimettersi al passo, recuperando in corsa ogni giorno perso.


Le cose sin qui dette non rappresentano un programma per il domani. Sono già in atto da quattro anni. L’apertura al mondo, il richiamo a più vocazioni, l’intesa con le forze della città, non sono un sogno nel cassetto. Stanno già avvenendo.
Quel che dobbiamo ancora fare è tornare a credere nello spirito di Comunità, in un periodo in cui non c’è luogo democratico che non abbia perso la fiducia delle persone: il Parlamento italiano, Palazzo Chigi, Strasburgo: i dati ci dicono che la democrazia soffre una mancanza di fiducia.
Ma se la crisi economica e il venir meno dei valori civili ci hanno insegnato qualcosa, è che non possiamo costruire il futuro in mancanza di fiducia. Non possiamo avere una Parma che cammina avanti e una Parma che resta indietro. Nella nostra città ognuno vive la propria storia, ma il cammino è comune.
Mi piace ricordare ancora una volta le parole pronunciate, proprio in questo luogo, da Aung San Suu Kyi quando venne a farci visita: “Anche se non si è interessati alla politica, la politica è interessata a noi, e non sarà l’autorità di una sola persona a far progredire un Paese, ma l’impegno di tutti”.
Assumiamoci la responsabilità di dare vita a un nuovo sentimento comune, ognuno lavori sodo per il proprio bene individuale e per quello di tutti.
Parma inclusiva può rinascere proprio su queste basi. Qualcuno potrà pensare che sia un concetto vago, ma vi assicuro che non è così.
Pensiamo a quanto di concreto c’è nell’azione di Roman Sili e nella missione di Clelia Buratti. Sarà meno vago se pensiamo a Elisa, giovane disoccupata di Campegine, che durante i giorni drammatici dell’alluvione ha messo nel cassetto il suo curriculum ed è corsa ad aiutarci.
E’ meno vago se pensiamo al gesto di Mario, Luca, Manuela e a tutti i ragazzi di Zio Pluto, che un bel giorno decidono di donare all’Ospedale del Bambino i soldi raccolti con la vendita di magliette.
E’ meno vago se pensiamo all’attività del Centro Antiviolenza di Parma, che da sempre svolgere un lavoro straordinario e a cui va tutta la mia stima. Il mese scorso abbiamo conosciuto da vicino, ancora una volta, l’orrore del femminicidio. E da qui, da questo palco, rivolgo il pensiero e invio l’abbraccio e l’amore di tutta Parma ai familiari di Alessia, che sarà sempre nei pensieri e nei cuori delle parmigiane e dei parmigiani.
E’ meno vago, infine, se pensiamo alle migliaia di parmigiani che ogni giorno, animati unicamente da spirito di solidarietà e sentimento di comunità, compiono un gesto di civiltà e di amore per Parma. E sarà meno vago se sapremo ricambiare la loro fiducia con altrettanta fiducia, immaginando la nostra città come un luogo in cui è possibile sognare e costruire un futuro migliore per tutti.

Eppure capita di ascoltare ancora gente stanca e rassegnata. A volte sento dire che non c’è futuro, non c’è speranza, non c’è possibilità di uscire dalle secche della decadenza. Persone rassegnate, che agiscono come se non fossimo padroni del nostro destino e che vedono Parma attraverso le fosche lenti della rassegnazione.
Vi racconto allora la storia di Simone, un ragazzo di Parma. Lui non sa che ne parlo, spero non me ne voglia. Mi scrisse una lettera all’indomani dell’alluvione. E’ una lettera che conservo tuttora sulla mia scrivania.
Nel 2014 Simone termina gli studi al Melloni, quindi decide di aiutare suo padre in panificio.
Scrive: “Ho iniziato ad aiutare mio padre, che ha un panificio. Il lavoro non mi piace particolarmente ma gli orari mi permettono di fare altro durante il pomeriggio. Solitamente faccio l'animatore nella mia parrocchia ma da qualche mese ho deciso di ricavarmi un po' di tempo per andare in palestra, per allenarmi e, soprattutto, entrare come volontario nella Protezione Civile.
Purtroppo, in questi ultimi giorni, la nostra città ha conosciuto il significato di "alluvionato". Io, da martedì e quando ho potuto, appena finito di lavorare mi sono dato da fare con la pala e con le mani per aiutare la mia città. Arrivavo a casa stanco morto, per nulla pronto ad un nuovo giorno di lavoro distante poche ore, ma soddisfatto.
Questi ragazzi, tutti noi giovani che siamo accorsi per aiutare, non abbiamo bisogno di vincere un premio o di riconoscenza: noi vogliamo il nostro futuro, che gli "adulti" ci stanno togliendo.
Quando si parla di "gioventù bruciata" di giovani maleducati che non cedono il posto a sedere all'anziano.. beh, è vero, molti di noi sono così. Ma tanti altri sono sporchi di fango e sono stanchi perché un minimo di altruismo lo hanno.
Questi ragazzi, come me, non chiedono una targhetta, una strada con il loro nome, chiedono solo che il mondo degli adulti si accorga di loro, si fidi di loro e permetta loro di fare le scelte che ritengono giuste.
Date a questi ragazzi qualcosa per cui combattere, qualcosa per cui lottare perché è quello che sanno (e sappiamo) fare meglio: rimboccarci le maniche”.

Bene, Io sono convinto che il futuro di Parma non sia il piangersi addosso, il raccontarsi che le cose vanno male.
Il futuro di Parma non può essere la rassegnazione immobile di chi pensa che tutto ciò che si poteva fare è già stato fatto, tutto ciò che si poteva dare è già stato dato, di chi pensa di non avere più aria nei polmoni.
Il futuro di Parma, al contrario, sta nella qualità, nella curiosità, nel talento, nell’inventiva, nella creatività, nello spirito di innovazione e di avventura, sta nel coraggio di immaginare e costruire un futuro positivo per la città. Chiedo a ognuno di voi di essere pronto alla sfida, e di credere nel proprio domani, perché la Parma più bella deve ancora arrivare.

Ecco il discorso integrale del sindaco Pizzarotti, il suo quarto discorso di Sant'Ilario

Concittadini e autorità, buongiorno a tutti.
E’ per me un grande piacere darvi il benvenuto nel tradizionale giorno di Sant’Ilario. Il quarto del mio mandato.
Ringrazio tutti per la presenza, e ringrazio chi oggi riceverà la medaglia d’oro e le civiche benemerenze.
Vi ringrazio perché siete l’espressione della Parma più bella e vitale. Una comunità concreta che ogni giorno si spende con onestà e passione, intelligenza e competenza, generosità e saper fare.
Ogni anno su questo palco premiamo la Parma che non esita ad assumersi le proprie responsabilità in nome del bene comune, del progresso e della civiltà.
E qui non valgono distinzioni tra medaglie d’oro e le benemerenze: penso ad esempio agli angeli del fango, ma anche a Roman Sili, che salvò le vite di due parmigiani finiti in un canale con la macchina, all’ostetrica Clelia Buratti, che arrivò in ritardo perché un bimbo stava nascendo, e penso a istituzioni come il consorzio di solidarietà sociale o l’Hospice Piccole Figlie.
Penso, insomma, a tutti i parmigiani che rappresentano l’essenza della nostra identità, che contribuiscono a fare Parma grande nel mondo, e un po’ più grande il mondo grazie a Parma.
Vorrei che tutti noi facessimo ora un applauso a queste persone eccezionali.
Benché sia festa, la nostra giornata deve comunque partire da una premessa.
Viviamo un periodo storico messo a dura prova da eventi mondiali e sociali complessi, che evocano sentimenti di insicurezza e incertezza.
La crisi economica, iniziata poco meno di 10 anni fa, è stata l’ingresso in un mondo completamente nuovo. Ha spezzato la regolarità della vita quotidiana cui eravamo abituati.
Oggi gravitano attorno a noi tante domande ma poche risposte, tanti dubbi ma poche verità.
Ma la crisi non è l’unico nemico che l’umanità sta fronteggiando. I popoli del mondo si stanno dimostrando incapaci di vivere in armonia. Sono minacciate la nostra stessa civiltà, la nostra storia, la nostra cultura e tutto ciò che rappresentiamo nella vita e nella quotidianità.
Recentemente sono stato a Parigi al Summit mondiale sul clima, sentendo tutto il peso della responsabilità assieme ai sindaci di Torino, Milano, Firenze e Palermo.
Ho sempre avuto un buon ricordo della Francia e della capitale, ma al Summit mi sono ritrovato in una Parigi indubbiamente stanca e provata.
Ma attenzione: mai rassegnata. Mai intimorita. Mai in ginocchio.
Il sindaco Anne Hidalgo mi ha rassicurato sul fatto che Parigi incarna la vita, la generosità, l’universalità, che Parigi sarà sempre Parigi, e niente e nessuno potrà cambiare la sua natura.
Ed è questa la riflessione che propongo: pur vivendo in un mondo per molti aspetti malato, in un contesto europeo e italiano più deboli, ci è ancora data la possibilità di scegliere.
Possiamo scegliere di rassegnarci al freddo declino, di farci sopraffare dall’incertezza, di interpretare o seguire la parte dei profeti di sventura, che alla malattia di fondo aggiungono pessimismo e immobilismo;
oppure scuoterci di calore e vivere, non cedendo alla rassegnazione, non rinunciando a coltivare i nostri ideali, senza arrendersi al rimpianto.
E quando ci sentiremo dire che non possiamo riuscirci, risponderemo che invece possiamo farlo, perché solo le grandi sfide liberano e sprigionano la parte migliore dell’uomo.
Alcide De Gasperi ci ha insegnato che “Politica vuol dire realizzare e credere”, ovvero essere protagonisti del proprio presente come individui e come società e, mi permetto di aggiungere, anche come città.
Il 2016 rappresenta il bicentenario dall’ingresso di Maria Luigia in città, mentre nel 2017 Parma celebrerà i 2200 anni dalla sua fondazione. Traguardo, quest’ultimo, che poche città in Europa possono vantare. Parma in oltre due millenni ha conosciuto periodi di grande splendore, ma anche momenti di profonda crisi; abbiamo vissuto situazioni in cui tutto appariva perduto, a cui hanno fatto seguito prodigiose rinascite.
Crisi e ripartenze ci ricordano, che una città che celebra 2200 anni di storia può ben attraversare momenti difficili, ma nulla sarà mai in grado di metterla in ginocchio.
Lo dicono di Parigi i suoi abitanti, possiamo dirlo anche noi parmigiani: Parma è Parma, e niente e nessuno potrà cambiare la sua natura.
È vero, abbiamo attraversato un momento complicato. Spesso in questi anni ho sentito domandare: “Che futuro ci sarà per Parma?”, “La città ha superato la crisi?”, “Abbiamo chiuso i conti con il passato?”.
Rispondo che Parma non si è mai fermata davanti alle difficoltà, non si è arresa alle incertezze, né si è fatta ingannare dai profeti di sventura.
Parma è una grande città che ogni mattina si sveglia, viaggia, produce, inventa, investe, crea.
Questo vale per tutte le sue componenti: Parma artigiana e imprenditoriale, Parma artistica e culturale, Parma universitaria, operaia e popolare.
E che dire della politica parmigiana? Bisticcia e discute, a volte si dimostra pacchiana mentre altre convinta e determinata. Manifesta tutti i pregi e i difetti della politica italiana, ma nei momenti cruciali mette cuore e unghie al servizio della città.
Insomma, posso affermare con sincerità e orgoglio, che il Comune di Parma ha superato la congiuntura economica di depressione, di questo vorrei che fossimo tutti pienamente convinti.
Non tutti i problemi sono stati risolti, ma oggi possiamo permetterci di fare sogni più grandi di quelli fatti finora.
E lo possiamo fare con largo anticipo rispetto a tante altre città italiane, come ad esempio Alessandria, in dissesto economico, o come gli oltre 180 Comuni italiani che rischiano o hanno rischiato il default.
Da oggi questo non è più un nostro problema: il default lo abbiamo cancellato dal vocabolario della politica di Parma.
Sia chiaro: non è stato semplice, né l’impegno si è dimostrato di breve durata.
Per superare l’emergenza sono serviti tre anni di duro lavoro e “sudate carte”, la stesura di tre bilanci e decine di tavoli operativi.  
Dal rischio default nel 2012, ora siamo tra le città con la più alta stabilità economica. Non lo sostiene il Municipio, ma l’ufficialità dei dati.
Il debito è sceso del 40% ed è ormai stabilizzato.
Delle 58 società Partecipate molte verranno chiuse, altre saranno valorizzate per la loro importanza, mentre le società in difficoltà economica saranno messe in sicurezza.
Lo dico anche con una punta di orgoglio: ora il cammino è chiaro, mentre il 2015 è stato l’anno della svolta, il 2016 sarà quello dell’accelerazione.
La Parma che immaginiamo è una città che vuole partire da quattro principi chiave: equilibrio, attrattività, sostenibilità, inclusività.

Partiamo dalla Parma equilibrata.
Negli ultimi dieci anni ha dominato un’idea un po’ tormentata di città. Le difficoltà politiche dell’Italia, la crisi economica, i clamori e i drammi locali: eventi a noi esterni e interni hanno generato inquietudine. Si è avuta l’impressione che Parma avesse esaurito il proprio futuro, che avesse già giocato tutte le sue carte.
Penso invece che ci sia una Parma brillante e intelligente per le strade. Una Parma che si vuole bene e che ci tiene a riemergere. Così abbiamo lavorato per raggiungerla, convinti che ci fossero la necessità e i presupposti per cambiare passo. Non lo abbiamo fatto per toglierci qualche soddisfazione personale, né in base alla logica per cui chi arriva dopo deve necessariamente fare qualcosa di diverso. Ma perché è la città che ha chiesto a se stessa di cambiare direzione, tuttavia mantenendo salde le mani sul volante.
L’equilibrio, in fondo, è tutto: se vuoi fare un passo avanti, lui ti tiene in piedi.
Era il momento di lavorare a un pacchetto coraggioso di riforme, che garantisse di compiere un balzo in avanti senza perdere stabilità: nel bilancio, nel disegno urbano della città, nello sviluppo economico e turistico, nella tutela dei più deboli, nella scuola.
Chi si è occupato di amministrazione pubblica, sa qual è il momento più difficile per un sindaco. Io lo so bene.
E’ quando donne e uomini senza lavoro mi scrivono per dirmi che non arrivano alla fine del mese, perché devono pagare il mutuo, le rate della macchina e l’istruzione per i figli.
E avendo bisogno di un aiuto e di un sostegno, si chiedono perché il Comune non arrivi ovunque ci siano le difficoltà della vita. Il Comune, purtroppo, non può risolvere ogni problema, ma può e deve ristabilire un ordine di priorità nei propri interventi.
Possiamo dire che questo è il tempo in cui le cose verranno messe ognuna al proprio posto, secondo un ideale di onestà ed equità.    
Anche per questo la politica deve recuperare l’etica dell’equilibrio, mettendo un limite a quello che si può fare rispetto a quello che si vorrebbe fare.
Gli esempi potrebbero essere molteplici: non c’è rilancio senza conti in ordine, né innovazione senza creatività, né sviluppo senza valorizzazione dei luoghi  e dei simboli della propria storia.    
L’equilibrio tra essere e divenire è la chiave di volta che ci permetterà di recuperare la dimensione di una Parma onesta per i nostri ideali, giusta per i nostri sogni.
Ma non chiedete a Parma di fare il passo più lungo della gamba, il lavoro richiede tempo e responsabilità: Roma non è stata costruita in un giorno.     

Al tempo stesso proponiamo alla città una sfida: saper cogliere l’attimo in questo mondo che cambia, ponendo al centro del nostro domani una Parma vitale e attrattiva.
Guardiamo al contesto storico: da vent’anni in Italia e in Europa è in atto un cambiamento repentino. Il mondo si globalizza, le distanze si riducono mentre i mercati si ampliano, le città, intese come comunità locali, perdono ogni giorno sempre più ruolo, autonomia e potere. E’ un dato di fatto.
Alle città è data la possibilità di scegliere se rimanere ferme subendo il progresso altrui, oppure se investire tempo ed energie, dimostrando di potere e sapere essere protagoniste nel mondo che cambia.
Noi abbiamo scelto di prendere parte da protagonisti al cambiamento, consapevoli che si tratta di una prova che ci impegnerà per molti anni.
Un detto popolare afferma: “Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso”.
Ai parmigiani dico: è questo il nostro momento. E’ il tempo di raccontare al mondo quello che Parma può offrire in termini di qualità, arte, storia, scienza. In un mondo che si espande, o si rimane piccoli rischiando di scomparire, oppure si diventa pionieri di un nuovo modello di città, in cui l’attrazione rappresenta l’occasione di riscatto e di sviluppo.  
Renzo Piano disse: “La bellezza e l’utilità messe assieme vincono il formalismo, e tutto così diventa possibile”.
Ecco: noi siamo come uomini sulle spalle di un gigante. Il gigante è la cultura di questa terra e della città, che ci ha consegnato cose straordinarie: un’avventura bimillenaria, i colori della musica, il gusto della cucina, la sconfinata creatività, solide imprese che qui hanno le loro radici, e i cui frutti vengono apprezzati nei cinque continenti.
Perciò, senza rinunciare alla preziosa caratteristica di città a misura d’uomo, Parma vuole ribadire al mondo che esiste, è più viva che mai, ed è pronta per assumere un adeguato ruolo anche nelle relazioni internazionali.
Tanto è stato fatto in quattro anni. Abbiamo presentato la nostra città ai tour operator russi, instaurato rapporti instituzionali con il Giappone, consolidato vecchie alleanze con le città gemellate di Francia e Germania. Vogliamo fare lo stesso con importanti realtà emergenti della Cina e della Corea del Sud. Durante il periodo di Expo abbiamo ospitato più di 20 delegazioni provenienti da tutto il mondo: Paesi africani, mediorientali, sud americani e provenienti dall’Asia.
Chiunque busserà alla porta di Parma, dovrà sapere che non siamo solo la patria del buon cibo. Siamo molto di più.

Questo è il punto: dobbiamo lavorare tutti assieme per rafforzare e rilanciare l’immagine di Parma come città cosmopolita e poliedrica, a più vocazioni: capitale dell’agroalimentare, secondo una antica tradizione; tempio della musica con il Teatro Regio; espressione della ricerca e dell’innovazione, grazie alla nostra Università; sede di importanti aziende e multinazionali, grazie alle grandi famiglie industriali; ma anche città moderna e all’avanguardia nei settori chiave della vita: la sostenibilità ambientale, il turismo, lo sport, la cultura.
Se mettiamo a frutto le nostre ricchezze culturali, economiche e sociali, non ci faremo schiacciare dal sistema che cambia. Ma bisogna farlo adesso, perché il tempo dei Comuni autonomi e ricchi finanziariamente è finito.
E’ giunto il tempo di considerare ricchezza l’unione sinergica della politica con le forze produttive del territorio, con il sapere scientifico dell’Università, con l’esperienza e la qualità delle Camere di Commercio, con il sistema solido delle imprese.  
E dobbiamo farlo stabilendo nuove alleanze con antiche rivali. Se ieri, infatti, la competizione era tra le città, oggi è principalmente tra i territori. Il mondo cambia, l’epoca dei campanili è tramontata, i vecchi luoghi comuni non funzionano più. E’ con questo spirito che anche Piacenza e Reggio Emilia hanno mostrato interesse ad una unione di intenti con Parma.
Noi siamo pronti, una città non è determinata dai suoi confini, ma dai suoi obiettivi: saranno più incisivi quei territori che sapranno fare squadra. trasformando le proprie eccellenze, in eccellenze italiane, europee e mondiali.
L’Emilia è la terra del nostro domani, è arrivato il tempo di offrire una nuova e più ampia prospettiva al luogo che amiamo.
Meno di un mese fa, abbiamo festeggiato tutti insieme in Piazza Garibaldi Parma Patrimonio Unesco della Gastronomia, capitale italiana del buon cibo. E’ stato un lavoro lungo e intenso. La designazione è il frutto di un lavoro intelligente e collettivo tra il Comune e le forze produttive cittadine. Abbiamo saputo superare particolarismi e steccati, divisioni e individualismi, dimostrando ciò che i parmigiani sanno fare meglio: unirsi nei momenti che contano.
Lasciatemi dire che questo successo non rappresenta il punto d’arrivo, ma l’inizio di una lunga marcia.
Permettetemi la digressione: quest’estate, a Dallas, mi sono recato nel luogo in cui uccisero Kennedy, il più visionario tra i presidenti americani. Era il decennio della conquista della Luna, e al suo inizio, nel 1962, alla Rice University Kennedy annunciò la sfida spaziale affermando: “Scegliamo di andare sulla Luna in questo decennio e di fare ancora altre cose, non perché sono sfide facili, ma perché sono difficili”.
Noi siamo più modesti, non andremo sulla Luna, ma abbiamo comunque la volontà di inseguire sogni difficili, perché sono gli unici che indicano una prospettiva futura. Vogliamo essere protagonisti di un importante decennio, in cui Parma può essere la terra delle opportunità, e non il cimitero dei rimpianti.  

Essere una città attrattiva, però, non è il solo cambiamento che vogliamo, è l’opportunità per ambire a quel cambiamento, recuperando il gusto e il coraggio di provare a fare cose sempre più grandi. E il cambiamento non può avere luogo senza la garanzia di una città sostenibile.
Per essere seduttori all’esterno, dobbiamo essere incisivi all’interno.
Quando un servizio diventa efficiente, c’è sostenibilità; quando la bolletta cala perché si è risparmiato sull’illuminazione pubblica, c’è sostenibilità; quando un edificio storico ritorna a vivere; quando apre una nuova scuola, quando si inaugurano nuovi spazi per giovani e famiglie, c’è sostenibilità.
Se la società corre più veloce della città, non è lei a dover frenare, ma spetta alla città mettersi al passo: le nostre politiche avranno successo solo quando all’idea assoceremo la concretezza del saper fare.
Il 2016 è l’anno della concretezza, inizia da oggi un piano di rilancio davvero corposo, che parte con 43 milioni di investimenti.
Continuerà la progettazione per l’abbassamento di via Romagnosi, che consente di strappare il Ponte Romano al degrado. Sono state investite nuove risorse per l’Ospedale Vecchio, impiegati fondi per il rilancio del complesso di Villa Parma, destinati finanziamenti per il restauro del complesso di San Paolo e dei Chiostri del Correggio.
Sarà riqualificato il Padiglione Nervi, si procederà ai lavori di rigenerazione dell’ex Ostello della Cittadella, vi saranno investimenti per il Parco Ducale.
Mi rendo conto che le mie possano risultare solo parole. Ma dentro a queste parole, nel cuore di questi luoghi, provate a inserire il sapore dell’antico che torna a vivere. Immaginate la meraviglia del perduto che viene riscoperto.
Sono tutti avamposti contro l’imbarbarimento, luoghi per stare assieme, spazi di cultura.
Stanzieremo fondi anche per gli impianti sportivi e per l’edilizia scolastica, migliorandone la sicurezza e la qualità del servizio. Affronteremo una importante rivoluzione dell’illuminazione pubblica, per portare a Parma luci a led e risparmiare in bolletta. Intendiamo avviare assieme ai privati una riqualificazione energetica degli immobili datati. Progettiamo un piano di mobilità più efficiente, moderno ed ecologico. Legheremo lo sviluppo urbano all’aggregazione sociale e alle esigenze delle persone, a cominciare dal nuovo polo socio-sanitario che sorgerà nel quartiere Lubiana.
Noi proponiamo a Parma di non pensare soltanto alla bellezza, perché bellezza senza qualità non ha appeal. Noi proponiamo a Parma di rimettersi al passo, recuperando in corsa ogni giorno perso.


Le cose sin qui dette non rappresentano un programma per il domani. Sono già in atto da quattro anni. L’apertura al mondo, il richiamo a più vocazioni, l’intesa con le forze della città, non sono un sogno nel cassetto. Stanno già avvenendo.
Quel che dobbiamo ancora fare è tornare a credere nello spirito di Comunità, in un periodo in cui non c’è luogo democratico che non abbia perso la fiducia delle persone: il Parlamento italiano, Palazzo Chigi, Strasburgo: i dati ci dicono che la democrazia soffre una mancanza di fiducia.
Ma se la crisi economica e il venir meno dei valori civili ci hanno insegnato qualcosa, è che non possiamo costruire il futuro in mancanza di fiducia. Non possiamo avere una Parma che cammina avanti e una Parma che resta indietro. Nella nostra città ognuno vive la propria storia, ma il cammino è comune.
Mi piace ricordare ancora una volta le parole pronunciate, proprio in questo luogo, da Aung San Suu Kyi quando venne a farci visita: “Anche se non si è interessati alla politica, la politica è interessata a noi, e non sarà l’autorità di una sola persona a far progredire un Paese, ma l’impegno di tutti”.
Assumiamoci la responsabilità di dare vita a un nuovo sentimento comune, ognuno lavori sodo per il proprio bene individuale e per quello di tutti.
Parma inclusiva può rinascere proprio su queste basi. Qualcuno potrà pensare che sia un concetto vago, ma vi assicuro che non è così.
Pensiamo a quanto di concreto c’è nell’azione di Roman Sili e nella missione di Clelia Buratti. Sarà meno vago se pensiamo a Elisa, giovane disoccupata di Campegine, che durante i giorni drammatici dell’alluvione ha messo nel cassetto il suo curriculum ed è corsa ad aiutarci.
E’ meno vago se pensiamo al gesto di Mario, Luca, Manuela e a tutti i ragazzi di Zio Pluto, che un bel giorno decidono di donare all’Ospedale del Bambino i soldi raccolti con la vendita di magliette.
E’ meno vago se pensiamo all’attività del Centro Antiviolenza di Parma, che da sempre svolgere un lavoro straordinario e a cui va tutta la mia stima. Il mese scorso abbiamo conosciuto da vicino, ancora una volta, l’orrore del femminicidio. E da qui, da questo palco, rivolgo il pensiero e invio l’abbraccio e l’amore di tutta Parma ai familiari di Alessia, che sarà sempre nei pensieri e nei cuori delle parmigiane e dei parmigiani.
E’ meno vago, infine, se pensiamo alle migliaia di parmigiani che ogni giorno, animati unicamente da spirito di solidarietà e sentimento di comunità, compiono un gesto di civiltà e di amore per Parma. E sarà meno vago se sapremo ricambiare la loro fiducia con altrettanta fiducia, immaginando la nostra città come un luogo in cui è possibile sognare e costruire un futuro migliore per tutti.

Eppure capita di ascoltare ancora gente stanca e rassegnata. A volte sento dire che non c’è futuro, non c’è speranza, non c’è possibilità di uscire dalle secche della decadenza. Persone rassegnate, che agiscono come se non fossimo padroni del nostro destino e che vedono Parma attraverso le fosche lenti della rassegnazione.
Vi racconto allora la storia di Simone, un ragazzo di Parma. Lui non sa che ne parlo, spero non me ne voglia. Mi scrisse una lettera all’indomani dell’alluvione. E’ una lettera che conservo tuttora sulla mia scrivania.
Nel 2014 Simone termina gli studi al Melloni, quindi decide di aiutare suo padre in panificio.
Scrive: “Ho iniziato ad aiutare mio padre, che ha un panificio. Il lavoro non mi piace particolarmente ma gli orari mi permettono di fare altro durante il pomeriggio. Solitamente faccio l'animatore nella mia parrocchia ma da qualche mese ho deciso di ricavarmi un po' di tempo per andare in palestra, per allenarmi e, soprattutto, entrare come volontario nella Protezione Civile.
Purtroppo, in questi ultimi giorni, la nostra città ha conosciuto il significato di "alluvionato". Io, da martedì e quando ho potuto, appena finito di lavorare mi sono dato da fare con la pala e con le mani per aiutare la mia città. Arrivavo a casa stanco morto, per nulla pronto ad un nuovo giorno di lavoro distante poche ore, ma soddisfatto.
Questi ragazzi, tutti noi giovani che siamo accorsi per aiutare, non abbiamo bisogno di vincere un premio o di riconoscenza: noi vogliamo il nostro futuro, che gli "adulti" ci stanno togliendo.
Quando si parla di "gioventù bruciata" di giovani maleducati che non cedono il posto a sedere all'anziano.. beh, è vero, molti di noi sono così. Ma tanti altri sono sporchi di fango e sono stanchi perché un minimo di altruismo lo hanno.
Questi ragazzi, come me, non chiedono una targhetta, una strada con il loro nome, chiedono solo che il mondo degli adulti si accorga di loro, si fidi di loro e permetta loro di fare le scelte che ritengono giuste.
Date a questi ragazzi qualcosa per cui combattere, qualcosa per cui lottare perché è quello che sanno (e sappiamo) fare meglio: rimboccarci le maniche”.

Bene, Io sono convinto che il futuro di Parma non sia il piangersi addosso, il raccontarsi che le cose vanno male.
Il futuro di Parma non può essere la rassegnazione immobile di chi pensa che tutto ciò che si poteva fare è già stato fatto, tutto ciò che si poteva dare è già stato dato, di chi pensa di non avere più aria nei polmoni.
Il futuro di Parma, al contrario, sta nella qualità, nella curiosità, nel talento, nell’inventiva, nella creatività, nello spirito di innovazione e di avventura, sta nel coraggio di immaginare e costruire un futuro positivo per la città. Chiedo a ognuno di voi di essere pronto alla sfida, e di credere nel proprio domani, perché la Parma più bella deve ancora arrivare.

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  • Fausto

    14 Gennaio @ 00.10

    mi piacerebbe chiedere al nostro sindaco (per la verità per l'ennesima volta) come pensa di farci sognare se non sa prendere iniziative contro la microcriminalità di chi ci entra in casa impunemente, se non sa prendere iniziative per evitare che le vie del centro assomiglino a orinatoi, se non sa trasformare piazzale della pace in un giardino... e potrei continuare con queste cose di basso livello ma che sono cartine di tornasole. mi piacerebbe che il sindaco facesse un sondaggio chiedendo ai parmigiani cosa viene loro in mente che ha cosa fatto il sindaco i pizzarotti di positivo / innovativo per Parma: sbaglierò ma sono convinto che la maggioranza se la caverebbe con 5 caratteri:Nulla. In realtà gli dobbiamo riconoscere che non essendo riuscito a non far accedere l'inceneritore ci sta facendo arrivare un pò di soldi dai nostri cugini reggiani... oltre a questo, quello che si percepisce è che ha portato avanti la normale amministrazione: permettetemi di dire che con quello che paghiamo di tasse probabilmente era più un demerito dei suoi predecessori il non riuscire a chiudere il bilancio in attivo, che non un merito del sindaco Pizzarotti. ha un bel da dire che la parma più bella deve ancora arrivare, a meno che non intenda che arriverà quando salterà fuori qualcuno meglio di Lui. Altresi considerata la sua età e la sua appartenenza immagino che la gente si aspetterebbe una attezione importante ai giovani e alla promozione di iniziative in questo ambito, ma anche qui encefalogramma piatto.... Sarò anche disfattista ma sinceramente non riesco a pensare che Pizzarotti abbia la capcità e il carisma per farci sognare. Per l'amore che provo per la città in cui vivo e in cui vivono i miei tre figli mi auguro proprio che in questo scorcio finale di legislatura Pizzarotti riesca a farci sognare, ma ad oggi (scisate se mi ripeto) ritengo che non ne abbia la capacità o che, nel migliore dei casi non l'abbia assolutamente dimostrata. Per quel che vale e ammesso che il nostro sindaco si degni di leggere i commenti dei suoi cittadini ( a mio avviso più importate di Grillo), gli vorrei ribadire che se dovessi votare oggi non penserei minimamente di votarlo. Se posso dare un suggerimento: provi a far percepire ai cittadini che è capace di guardare anche fuori dalle finestre del Palazzo, cosa che oggi mi risulta che o non avviene o che non è assolutamente percepita dai cittadini e che pertanto vedono Pizzarotti come un puro burocrate insensibile al mondo esterno

    Rispondi

  • Filippo

    13 Gennaio @ 23.18

    ... Però una cosa me la sono chiesta: ma la gente in sala lo ascoltava come Fantozzi alla visione della "corazzata potemkin"?

    Rispondi

  • Filippo

    13 Gennaio @ 22.29

    Lo ammetto e confesso: a meno della metà mi sono rotto di tanta retorica e ho smesso di leggerlo. Per onestà intellettuale, non posso commentare oltre.

    Rispondi

  • Filippo

    13 Gennaio @ 22.13

    "Il sindaco Anne Hidalgo mi ha rassicurato sul fatto che Parigi incarna la vita, la generosità, l’universalità, che Parigi sarà sempre Parigi, e niente e nessuno potrà cambiare la sua natura." Ma dai... Davvero?! Io mi immagino il sindaco di Parigi che in un discorso ufficiale dice: "ho dovuto anche rassicurare un bimbo che credeva che Parigi si sarebbe trasformata in Parma..."

    Rispondi

  • Osteria

    13 Gennaio @ 20.34

    Lasci perdere i SOGNI e prenda un buon SONNIFERO!meglio.......

    Rispondi

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