La "Sacra Famiglia". Il vino della luce
di Andrea Grignaffini
L’occasione non potrebbe essere migliore. Il Natale è una potenza evocativa senza paragoni. Anche nella degenerazione iperconsumistica, ahinoi. E il vino spesso non può suo malgrado che seguire questa tendenza. Ci volgiamo riappropriare delle origini del vino e di una sua valenza simbolica e spirituale senza pari con una storia di vita e di vite unica nel suo genere. Siamo nell’Oltrepò Pavese dove due fratelli, Anna Maria e Giorgio Mercandelli, alla morte del padre decidono di iniziare una nuova avventura: «Sognavamo di fare un vino - ci spiega Giorgio - che riuscisse ad accarezzare il pensiero, la cultura e i sentimenti, per risvegliare il senso primordiale del gusto. Un prodotto sensibile e puro che potesse risvegliare il carattere del terroir e la spiritualità del produttore nel contesto unico e irripetibile di ogni vendemmia».
Nasce così la Sacra Familia, un nome che racconta tutto il desiderio di produrre vini spirituali, etici, cercando solo di mantenere puro e intatto l’equilibrio fra le vigne che contano oltre 100 anni e il lavoro dell’uomo. Nessuna macchina, nessun trattamento entra nella vigna o in cantina, nulla di nulla. Solo la luce, la luce del sole «energia vitale che plasma ogni sostanza vivente». La luce agisce sull’uomo sia materialmente, per la salute del corpo, che spiritualmente, per il bisogno interiore dell’anima di illuminare lo spirito». Cos’è allora il vino? «Il vino si realizza dalla morte materiale del frutto per rinascere in una sostanza eterna, sensibile e pura grazie alla forza purificatrice della fermentazione». Ci sarebbe da raccontare il vino organoletticamente ora ma rinviamo questa fase a una prossima puntata dacché i vini in questione sono invero una storia nella storia.
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