Vini e guide. I successi delle cantine di Parma
Un altro anno molto positivo per i vini parmensi. Anzi potremmo dire il migliore di sempre. Tra affermazioni, sorprese, exploit e debutti il comparto vinicolo della nostra provincia non subisce arresti. Un giudizio non certo personale ma che è determinato dalla lettura critica di tutte le classiche guide enoiche (in questo caso quelle generaliste, quelle che riguardano varie tipologie le recensiamo nella rubrica settimanale) a cui si somma quest’anno la nuova entrata di Slow Wine.
Ma veniamo a un’analisi più dettagliata partendo dal fatto che Parma, dopo malvasia e lambrusco, si distingue oggi anche per un vitigno classico come la barbera. Usata solitamente in combinazione con la bonarda per ottenere il Colli di Parma Rosso assurge a protagonista in due assolo di assoluto livello nazionale con Camillo Donati e Monte delle Vigne: Il Mio Barbera e Argille sono due vini che non temono confronti nemmeno nei territori tradizionalmente più vocati e che accettano sfide con lo stesso Piemonte. Due stili diversi per un risultato davvero straordinario.
Il successo della barbera non offusca certo il mondo del lambrusco che con Ariola arriva a un risultato straordinario con il 98 attribuito da Luca Maroni al suo Lambrusco Marcello che lo pone ai vertici enologici italiani; per non scrivere dell’ormai consueto riconoscimento dei 5 grappoli AIS all’Otello di Ceci. Un destino li accomuna: lo sdoganamento nazionale di una tipologia di lambrusco che ha ribaltato questo vitigno con un’operazione che coniuga marketing e innovazione autentica. Quello che era un vino basato sull’acidità e sulla rusticità è diventato anche un vino femminile e voluttuoso con cui il mercato è obbligato a confrontarsi.
Visto il quadro generale, scendiamo in quello più specifico che riguarda i produttori. Monte delle Vigne si conferma leader: unica azienda citata in tutte le guide, new entry col botto succitato di Argille, miglioramento dei vini base (in primis il Colli di Parma Rosso), Nabucco e Callas sempre di livello (ma senza performance significative). Ariola continua la sua ascesa progressiva soprattutto grazie al Lambrusco così come le Cantine Ceci sono ormai divenute il simbolo acclarato del Lambrusco moderno.
Più diversificate, invece, nelle proposte Lamoretti e Carra. Il primo sempre più autorevole nei rossi fermi (Vinnalunga ’71 e Serbato sono ormai assurti a classici), il secondo per riuscire a interpretare al meglio la Malvasia (pensiamo all’Acuto, all’Eden Passito).
Posizione sempre costante per Dall’Asta, capace di inserire qualche colpo suggestivo come il Pinot Nero e il Veleno di Donna. Benissimo, anche se solo per due guide, Camillo Donati. Così come si comporta bene l’altro «naturalista» parmense Crocizia nonostante la giovane età dell’azienda. Per il resto salutiamo l’ottimo l’ingresso in scena nel mondo del vino dell’Antica Corte Pallavicina e dell’azienda Ca’ Nova di Zucchi. Senza dimenticare Calzetti e la bella prestazione del Mal Passito dell’azienda Palazzo.Andrea Grignaffini
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