Non c’è quasi mai posto (meglio prenotare, ricordando che è aperto solo a pranzo), ma basta un po’ di pazienza e l’indaffarato cameriere vi sistemerà. Nell’attesa, in piedi tra la sala della trattoria e il negozio, avrete notato i vasetti di leccornie sugli scaffali, i culatelli e i salumi appesi, le testimonianze degli ospiti più conosciuti, il fare sicuro e professionale del salumiere che taglia e impacchetta per i clienti e prepara i vassoi per chi è a tavola. Sì, perché le «Sorelle Picchi» sono uno degli ormai rari locali (il più celebre è la gloriosa e antichissima «Hostaria Giusti» a Modena) nati come appendice di un negozio di salumeria dove si potevano acquistare piatti cucinati nel retrobottega. Da lì a qualche assaggio estemporaneo, a sistemare due tavoli, ad ingrandire gli spazi e arricchire la lista, il passo è stato breve e il fascino del luogo, l’autenticità della proposta hanno fatto il resto. Oggi le «Sorelle Picchi» sono conosciute tanto come salumeria quanto come trattoria familiare, legata alle proposte del territorio. Tavoli molto ravvicinati e preparati con semplicità (ma i grissini in busta sono da eliminare), menu proposto a voce, piccola scelta di cantina, servizio celere.
LA CUCINA, I PIATTI - Domina la tradizione casalinga parmigiana con qualche variazione stagionale, l’attenzione rivolta più ai sapori che alla leggerezza, porzioni sempre generose. L’antipasto di salume è un’altalena di cose buone e meno buone: tra le prime, il prosciutto di giusta stagionatura e il dolce strolghino (il sottile salame fatto con le rifilature del culatello); coppa discreta anche se era di quelle in cui senti l’abbondanza delle spezie; meno bene il culatello asciutto e leggermente sapido e il salame con una punta d’acidità. Ai primi, buoni tortelli di zucca con dolcezza non stucchevole; pasta dura e farcia non memorabile in quelli d’erbetta; ricche e impegnative le classiche lasagne. Anche anolini (in brodo, pasticciati, alla panna) e tagliolini di pasta all’uovo con culatello. Ai secondi, la Rosa di Parma (con farcia di Parmigiano e prosciutto, tirata al vino rosso); la punta di vitello al forno (ripiena e no); un discreto stracotto d’asinina con troppo netta nota di chiodo di garofano; il morbido ossobuco di vitello, con funghi che da solo potrebbe già essere un pasto.
PER FINIRE - Una scaglia di Parmigiano o i dolci della casa: la zuppa inglese, il ricco tiramisù, lo zabaione freddo con cioccolato caldo.
NON MANCATE - I tortelli di zucca
DIMENTICATE - Il culatello
PAGHERETE - Per un pranzo completo, di quattro portate, pagherete un conto di circa 37 euro bevande esluse, carte di credito (tranne Diners). Menu non esposto, coperto due euro.
(recensito il 03/07/2008)
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