Il bersò, gusti spagnoli e aria della Bassa Nuova gestione e molto entusiasmo in questa trattoria della Bassa che d’estate sfodera un bersò come non se ne trovano più e che ora conquista con la gentilezza e la disponibilità di cuoco e gestore. Orari anche prolungati, aggiornati alle necessità di chi lavora fino a sera o di chi ama tirar tardi, piacere nell’offrire fuori menu nelle corde di un cuoco sicilian-romano di lunga esperienza, molti prodotti di qualità e di nicchia che rivelano curiosità ed attenzione. Non c’è più il bar-tabacchi, ma un’accogliente saletta e poi, entrando, la sala più grande che si affaccia sul bersò all’esterno. Arredamento minimo con mobili d’un tempo, travi di legno, ambiente luminoso, molte bottiglie sul bancone del caffè e nell’elenco della carta dei vini che è ricca, ha prezzi contenuti ed è integrata a voce da ulteriori scelte e ultimi arrivi.
LA CUCINA I PIATTI - i piatti Del cuoco s’è detto ed ecco, nell’attesa dei piatti, un perfetto carciofo alla romana e polpettine di carne fritte (ma alcune erano fredde). Il pane e la focaccia (quest’ultima sembrava uscita da una dispensa molto fresca) sono sicuramente migliorabili, non il prosciutto che è quello del Sant’Ilario, stagionato e impeccabile. Lo affianca un piatto di salumi spagnoli, ultima moda nella nostra provincia, ma che, senza il fuoriclasse del prosciutto Pata negra, perdono nettamente il confronto coi nostrani. Era discreta la spalla cruda (con un vago ricordo della tipicità del prosciutto iberico), senza particolarità la spalla cotta affumicata, quasi banale il lardo di maiale maturato a Colonnata. Buona invece la Cecina de Leòn, di carne bovina, condita con olio, limone e pepe. Ai primi, dolci tortelli di zucca (con poca mostarda e amaretto) o d’erbetta, ma l’occasione è troppo ghiotta per non farsi tentare dai pici (spaghettoni toscani) all’amatriciana e dagli spaghetti alla carbonara. Sono piatti tipici dell’Italia centrale che il cuoco prepara con molta delicatezza, dimenticando quasi l’origine povera, rustica del piatto e spegnendone l’intensa carica, la forza dei sapori – e, per la carbonara, l’uso del prosciutto d’oca affumicato, al posto del guanciale, spiega meglio delle parole il senso della scelta. Punta di vitello ripiena al forno, trippa alla parmigiana, agnello neozelandese in crosta di pane e pistacchi, classica tartara nel filetto di manzo, tagliata e filetto alla griglia (ottima la carne proposta) chiudono il menu del giorno. Vari oli delle regioni italiane, sale di Cervia o gallese, diverse qualità di pepe condiscono i piatti.
PER FINIRE - Panna cotta, tortino di cioccolato caldo, rabarbaro marinato con croccante di pinoli e gelato di crema chiudono il pasto. Il buon caffè Haiti Komet della Torrefazione Giamaica di Verona.
PAGHERETE - sui 37 euro (bevande escluse). Menu non esposto, coperto 1,50 euro.
(recensito il 27/03/2008)
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