Romanini, la Bassa e le sue suggestioni

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Il locale merita la visita
Valutazione cantina:
Cantina buona

 Il nome riporta ai ricordi familiari, ai genitori e agli amici più grandi che da quell'oste andavano volentieri per i culatelli, il cibo e l’epopea della Bassa, mentre i più giovani (il signore sapeva farsi pagare) c'andavano, al massimo, a mangiar panini. Poi il nostro più bravo regista lo fece recitare in un film famoso, passò il tempo, si spensero le luci e di quella trattoria sulla curva di Parola rimase solo il nome: Romanini. Un imprenditore del cibo ha, da qualche anno, rifatto tutto: negozio di ga     stronomia e salumeria, specialità alimentari pregiate, bar, osteria coi salumi, i prodotti del territorio e, al primo piano, ristorante. Una grande sala con tavoli comodi e sufficientemente distanziati, la luce dalle ampie finestre, un servizio professionale, non ingessato, cordialmente sollecito nella domanda ricorrente: «Tutto bene, signore?» 

E’ buona la carta dei vini, con un’oculata selezione di etichette dalle regioni italiane, un occhio di riguardo per quelle emiliane. E si comincia.
La cucina, i piatti Lista di tradizione regionale, due proposte di pesce, l’ormai immancabile scaloppa di foie gras. Preparazioni standard, senza particolari emozioni, ben presentate, ben servite. Un pezzetto di frittata e strisce di zucca fritta sono il benvenuto della cucina poi, agli antipasti (8,5-12 euro), ecco il tosone fritto con pancetta, la serie di salumi (salame, coppa...) tra cui un culatello (affettato molto sottile) povero di sapore e un grande prosciutto accompagnati da giardiniera di casa e inutile crema di Parmigiano; scaloppa di foie gras; discreta tartara di salmone con pain brioche e quenelle allo zenzero. Gli ultimi freddi  consigliano di assaggiare i discreti anolini della Bassa con solo Parmigiano nel ripieno in brodo oscuro; la primavera esplosa consiglia tagliolini con carciofi e zafferano; sono un classico emiliano le lasagne verdi. Timballo al piccione, tortelli e maltagliati al culatelli completano l’offerta dei primi (9-11 euro). Gira il carrello dei bolliti e esce il cuoco per il servizio di una buona testina, ottimo manzo, lingua e cappone discreti, buon ripieno di Parmigiano e uova, mediocre cotechino. Molta cura nei tre sali (Maldon, Himalaya, fleur de sel), nel buon olio sardo, nella salse. 
Carni alla griglia, ossobuco, punta al forno, code di mazzancolle al curry, anatra, coniglio e rosa di Parma sono gli altri secondi piatti (10,50-18 euro).
Per finire Dolci (5 euro) consueti, come la torta sbrisolona, il creme caramel, il semifreddo al torroncino, il bavarese al caffè. Col caffè e il digestivo arrivano le chiacchiere carnevalesche e le frittelle.
Pagherete Il conto (quattro piatti, bevande escluse) è di circa 42 euro. Menu esposto, coperto 2 euro, ingresso (con ascensore) e bagni comodi.
Non mancate Prosciutto, carrello dei bolliti
Dimenticate  Il culatello
 

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Non mi piace il ristorante - troppo elegante - ma vado spesso in salumeria e il culatello mi sembra squisito. Che il fornitore non sia gradito al nostro gran critico...????
inviato da Giuseppe il 27/04/2011 alle 10:50

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