di Errica Tamani
Spesso amano solo pochi piatti, anzi pochi cibi. Con quelli e solo con quelli, per anni ci si deve spremere le meningi per inventare pietanze diverse, in modo da non rendere i pasti una noia mortale. Solo talvolta si riesce ad aggiungere un ingrediente in più o si azzecca un modo di cucinare che allarghi un minimo il loro panorama gustativo. Difficile quindi portare i bambini fuori a pranzo o a cena, se non a mangiare la pizza; quasi impensabile poi condividere con loro l’esperienza di un grande ristorante.
Eppure, fatte le giuste mosse da bravi genitori (insegnato loro a stare composti a tavola, a non alzare la voce, ad assaggiare a casa i cibi e a riconoscerli, prima di dire che non piacciono) l’idea di famiglia in trasferta, vale a dire con bimbi al seguito anche in locali dell’alta ristorazione, non è più un lontano miraggio.
Da qualche anno infatti alcuni chef rinomati hanno inserito nella carta un menù dedicato ai bambini («Villa Maria Luigia» a Collecchio, restando dalle nostre parti, lo ha da tempo).
Piatti «di cartone»
C’è chi ha pensato di radunare i piatti generalmente preferiti dai piccoli, magari assegnando loro nomi che ricordino personaggi dei cartoni animati, o chi ha riletto un tipico menù della tradizione puntando su ingredienti cui difficilmente i bambini resistono e su un modo di proporli accattivante.
Insomma, l’alta ristorazione non è un tabù per le famiglie, un luogo dove solo gli adulti possono assaporare il piacere del cibo; anzi si apre a fruitori di ogni età, diventando anche una fonte da cui le mamme (che cucinano sempre meno!) possono prendere qualche spunto per preparare qualcosa ai propri figli non solo stando attente alle calorie e alla salubrità del pasto, ma anche alla bontà del gusto.
Raffaele Liuzzi della «Locanda Liuzzi» di Cattolica, una sorta di locale fiabesco e surreale dove le tazzine diventano lampade e dove le forchette piovono a far da tenda, il menù per bimbi, a disposizione però anche dei grandi, contempla ad esempio i tagliolini di Trilli panna e prosciutto, il tiramisù di Picachu con cioccolato caldo.
Gianni D’Amato chef bistellato del «Rigoletto» a Reggiolo, da un paio d’anni è impegnato anche in corsi di cucina per bambini, ha inventato per loro la «Box Children» una scatola che custodisce il menù dei bambini, una serie di assaggi di vari piatti del territorio per un percorso del gusto (cappelletti cotti in brodo e serviti asciutti, scaglia di Parmigiano Reggiano, cotolettina di mortadella, burro alla mortadella, fettine di prosciutto crudo stagionato 27 mesi, un grissino e del pane croccante), che recupera i sapori e la cultura della cucina della Bassa.
Le cotolette? Ma di mortadella
È D’Amato che ci regala la ricetta della sfiziose cotolettine di mortadella, semplici da fare anche a casa: si mettono 160 grammi di mortadella tritata in una placchetta foderata con pellicola, la si compatta e quindi la si raffredda. Quando è fredda si tagliano dei quadrati di due centimetri per lato.
Si sbattono due uova intere, si intingono i quadrati e si passano nel pane grattugiato come una vera cotoletta per due volte. Quindi si passa alla frittura.
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