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lettere al direttore

I nomi degli arrestati (e non solo)

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Egregio direttore,
la discussione sulla diffusione di generalità e fotografie degli indagati apparsa nei giorni scorsi in questa rubrica, francamente, mi è parsa per alcuni aspetti surreale. Un lettore, sconfortato dalla (indiscutibile) inefficienza del nostro processo penale, proponeva “che chi si macchia di reati odiosi” (macchia attribuita dalle forze dell’ordine, non da un giudice) “si vedesse perlomeno pubblicamente sputtanato”. Un curioso proposito di sostituire la giustizia con la carta stampata. Dalla sua rammaricata risposta (perché, a suo giudizio, “per qualunque reato gli organi d’informazione dovrebbero pubblicare sempre le generalità degli arrestati”), mi è parso di intendere che il giornale si limiterebbe semplicemente a diffondere le informazioni fornite dalle forze di polizia, il cui contenuto dipenderebbe spesso “dalle indicazioni del magistrato” (affermazione, questa, poi smentita del Procuratore della Repubblica). Insomma, pare di capire che il lettore vorrebbe che tutti venissero “pubblicamente sputtanati”, il giornale “sputtana” chi riesce a “sputtanare”, mentre le forze di polizia decidono di testa loro chi deve essere “sputtanato” e chi no. Ora, mi pare si sia del tutto trascurato il punto nodale della questione: ma “la notizia”, qual è? Se i carabinieri denunciano un pensionato scoperto ad urinare al Parco Ducale, è una “notizia” che si tratti di uno che faceva l’orologiaio nel tal paese della Bassa? La donna trovata con un sei scatolette di tonno e un provolone nella borsa oltre le casse dell’Esselunga, è una “notizia” che abiti nella tal via? L’extracomunitario senza fissa dimora arrestato con dello stupefacente, è una “notizia” che si chiami Mohamed qualche cosa? E’ una “notizia” la sua immagine fotografica? Peraltro, lo sanno i lettori (e non solo loro!) che la pubblicazione delle foto segnaletiche è vietata dal Garante della Privacy e dalla stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo? La questione, in realtà, è che la pubblicazione di dati relativi ad indagini penali implica sempre, necessariamente, un conflitto tra contrapposti interessi meritevoli di tutela: da un lato, la libertà di informazione (intesa come diritto di informare e, soprattutto, di essere informati); dall’altro, i diritti individuali della singola persona (reputazione, riservatezza, presunzione di innocenza etc.). Credo che spetti al giornalista bilanciarne in concreto il peso specifico e, caso per caso, decidere quale debba prevalere. Ed il parametro di giudizio non può che essere l’interesse pubblico alla conoscenza della “notizia”. E’ per questo che ai personaggi pubblici viene riconosciuta una tutela alla riservatezza attenuata. Lo “sputtanamento” dell’uomo qualunque, sulla base delle veline di polizia relative a fatti ancora da giudicare e che non coinvolgono direttamente la comunità, invece, mi pare non risponda ad alcun interesse pubblico. La “notizia” di interesse generale dovrebbe essere che è stata “presa” una borseggiatrice al supermercato. Come si chiami o dove abiti interesserà forse la vicina di casa, che così potrà sussurrare alla signora Marisa del secondo piano che sulla Gazzetta di oggi c’è “quella dell’ammezzato”. Anche se ciò, è ovvio, può far vendere quattro copie in più del quotidiano. Ma se così, allora in questione  non è più la libertà di informazione: è solo un interesse economico.
Avv. Paolo Moretti - Presidente della Camera Penale di Parma 
Egregio direttore,la discussione sulla diffusione di generalità e fotografie degli indagati apparsa nei giorni scorsi in questa rubrica, francamente, mi è parsa per alcuni aspetti surreale. Un lettore, sconfortato dalla (indiscutibile) inefficienza del nostro processo penale, proponeva “che chi si macchia di reati odiosi” (macchia attribuita dalle forze dell’ordine, non da un giudice) “si vedesse perlomeno pubblicamente sputtanato”. Un curioso proposito di sostituire la giustizia con la carta stampata. Dalla sua rammaricata risposta (perché, a suo giudizio, “per qualunque reato gli organi d’informazione dovrebbero pubblicare sempre le generalità degli arrestati”), mi è parso di intendere che il giornale si limiterebbe semplicemente a diffondere le informazioni fornite dalle forze di polizia, il cui contenuto dipenderebbe spesso “dalle indicazioni del magistrato” (affermazione, questa, poi smentita del Procuratore della Repubblica). Insomma, pare di capire che il lettore vorrebbe che tutti venissero “pubblicamente sputtanati”, il giornale “sputtana” chi riesce a “sputtanare”, mentre le forze di polizia decidono di testa loro chi deve essere “sputtanato” e chi no. Ora, mi pare si sia del tutto trascurato il punto nodale della questione: ma “la notizia”, qual è? Se i carabinieri denunciano un pensionato scoperto ad urinare al Parco Ducale, è una “notizia” che si tratti di uno che faceva l’orologiaio nel tal paese della Bassa? La donna trovata con un sei scatolette di tonno e un provolone nella borsa oltre le casse dell’Esselunga, è una “notizia” che abiti nella tal via? L’extracomunitario senza fissa dimora arrestato con dello stupefacente, è una “notizia” che si chiami Mohamed qualche cosa? E’ una “notizia” la sua immagine fotografica? Peraltro, lo sanno i lettori (e non solo loro!) che la pubblicazione delle foto segnaletiche è vietata dal Garante della Privacy e dalla stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo? La questione, in realtà, è che la pubblicazione di dati relativi ad indagini penali implica sempre, necessariamente, un conflitto tra contrapposti interessi meritevoli di tutela: da un lato, la libertà di informazione (intesa come diritto di informare e, soprattutto, di essere informati); dall’altro, i diritti individuali della singola persona (reputazione, riservatezza, presunzione di innocenza etc.). Credo che spetti al giornalista bilanciarne in concreto il peso specifico e, caso per caso, decidere quale debba prevalere. Ed il parametro di giudizio non può che essere l’interesse pubblico alla conoscenza della “notizia”. E’ per questo che ai personaggi pubblici viene riconosciuta una tutela alla riservatezza attenuata. Lo “sputtanamento” dell’uomo qualunque, sulla base delle veline di polizia relative a fatti ancora da giudicare e che non coinvolgono direttamente la comunità, invece, mi pare non risponda ad alcun interesse pubblico. La “notizia” di interesse generale dovrebbe essere che è stata “presa” una borseggiatrice al supermercato. Come si chiami o dove abiti interesserà forse la vicina di casa, che così potrà sussurrare alla signora Marisa del secondo piano che sulla Gazzetta di oggi c’è “quella dell’ammezzato”. Anche se ciò, è ovvio, può far vendere quattro copie in più del quotidiano. Ma se così, allora in questione  non è più la libertà di informazione: è solo un interesse economico.

 

Avv. Paolo Moretti - Presidente della Camera Penale di Parma 

Egregio presidente,
lei dice che il parametro di giudizio dovrebbe essere l'interesse pubblico. Ma quello è già il parametro di giudizio di ogni giornalista per distinguere un qualsiasi accadimento da una notizia e cioè da un fatto meritevole di essere pubblicato. Se il signor Mario Rossi cade e si sbuccia un ginocchio non è una notizia. Se lo stesso banalissimo inconveniente capita al Papa, è una notizia. Ma se uno viene arrestato, se cioè secondo la magistratura deve essere privato della libertà personale, io credo che la stampa debba fare il suo nome. Non per sputtanarlo, come lei dice. Ma per informare l'opinione pubblica. A lei forse piacerebbe leggere cronache giudiziarie senza nomi, senza foto, senza intercettazioni, senza indiscrezioni, senza retroscena. Anzi, per tutelare maggiormente i suoi clienti, forse lei vorrebbe che i giornali si occupassero di queste vicende solo dopo la sentenza definitiva. Mi sbaglio?

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  • 26 Novembre @ 06.17

    Tre gradi di giudizio per arrivare a sentenza definitiva è prerogativa quasi solo dell’Italia. In quasi tutti gli altri paesi civili, la sentenza è esecutiva dal primo grado, inoltre esistono regole e filtri molto efficaci per ridurre al minimo la possibilità di impugnare le sentenze esecutive e l'eventuale appello non sospende l'esecuzione della sentenza. Inoltre esistono sanzioni molto pesanti per falsa testimonianza, ostacolo della giustizia, inquinamento delle prove e oltraggio della Corte, deterrenti a qualunque manovra atta a ritardare l’esecuzione del processo o a inquinare le prove . E in questi altri paesi un politico di qualunque grado, anche solo in odore di avere commesso atti sconvenienti per la sua posizione, viene costretto a dimettersi dal suo stesso partito. In tutti questi altri paesi civili Berlusconi, premesso che non avrebbe mai potuto neanche candidarsi per “conflitto di interessi”, sarebbe scomparso dalla politica al primo scandalo o notizia di indagine.

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  • 25 Novembre @ 23.25

    Il Buon Senso o l'Ipocrisia della Cara Morale Comune. Fare nomi e cognomi e quindi Educare le persone a rispettare le leggi, quindi anche i 3 gradi di giudizio, oppure lasciare la Libera Chiacchiera alla gente da bar, per far poi di tutta l'erba un fascio, con i milioni di risvolti possibili. Parma è grande come uno sputo e si sa tutto di tutti, quello che non senti in un bar lo senti nell'altro e se non frequenti i bar, lo vieni a sapere comunque. Se poi le notizie riguardano i piccoli centri, la Privacy si va a far friggere e le iniziali sono solo paraventi inutili. Una cosa che mi sfugge è il come mai, leggendo giornali di altre province, si trovano nomi e cognomi e foto.

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  • pattysmith

    25 Novembre @ 21.00

    per i pedofili bisognerebbe fare come in america: foto on line con la pubblicazione dell'indirizzo.

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  • Vercingetorige

    25 Novembre @ 17.24

    Dottor Molossi , si ricordi Girolimoni.

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  • Vercingetorige

    25 Novembre @ 17.12

    Mi permetta, Direttore , di ricordarle l' articolo 8 della Convenzione per i Diritti dell' Uomo : " Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare ,del suo domicilio e della sua corrispondenza. Non può aversi interferenza di una autorità pubblica nell' esercizio di questo diritto, a meno che questa ingerenza sia prevista dalla Legge e costituisca una misura che ,in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale , per la sicurezza pubblica , per il benessere economico del paese , per la difesa dell' ordine e per la prevenzione dei reati ,per la protezione della salute o della morale ,o per la protezione dei diritti e delle libertà degli altri ". Allora, tradotto in pratica , tra il nome di qualcuno che ruba al supermercato , ed il nome di un produttore o di un commerciante che smercia alimenti avariati , il nome che andrebbe fatto è il secondo , perchè una mamma deve sapere se il prosciutto che dà ai suoi bambini è rosicchiato dai topi

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