Lettere al direttore

Le «vele» della Ghiaia

Giuliano Molossi

Giuliano Molossi

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Signor direttore,
mi hanno molto sorpreso le intenzioni del sindaco Pizzarotti sulla Ghiaia. Ma come si può pensare di spendere 500 mila euro per togliere una tettoia? La copertura voluta dalla giunta Vignali è orribile, siamo d'accordo, ma ormai ce la dobbiamo tenere così com'è.
Il sindaco dice: «E' l'eliminazione di un simbolo della città megalopoli». Vogliamo cancellare i simboli della passata stagione politica? Allora deve spostare e rimontare anche il Ponte Nord, deve togliere tutte le rotatorie e rimettere i semafori...
Andrea Avanzini
Parma, 12 dicembre

 

Gentile lettore,
io preferivo mille volte la Ghiaia di ieri a quella di oggi. La Ghiaia di ieri era viva, brulicante di vita, di colori, di profumi, la Ghiaia di oggi è triste, grigia, spenta e desolatamente semivuota. Non credo però che i problemi della Ghiaia si risolvano con la rimozione delle «vele» (e per metterle dove?). Dopo aver sopportato quattro anni di cantiere, la povera Ghiaia oggi è stremata e non merita altre ruspe che demoliscano quello che si è appena costruito.
Io invece credo che il Comune debba rivitalizzare la Ghiaia portando qui il mercato tutti i giorni com'era un tempo, con i bei banchi di frutta e verdura, di alimentari e di abbigliamento a buon prezzo. Penso che l'amministrazione debba organizzare in Ghiaia, soprattutto nella bella stagione, ma non solo, iniziative originali che richiamino il grande pubblico, spettacoli, concerti, eventi gastronomici... Poi se un giorno il sindaco trovasse qualcuno disposto a smontare e a rimontare la copertura di vetro e cemento a un costo decisamente inferiore rispetto a quello previsto oggi, ben venga anche l'eliminazione delle «vele». Ma non perché «simbolo della città megalopoli». Ma più semplicemente perché sono brutte e fuori posto.

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  • Margherita

    16 Dicembre @ 10.03

    Se le parole di Pizzarotti sono state riportate con esattezza, questa volta il sindaco ha toppato di grosso. La ghiaia muore non per le vele - concordo....sono orrendamente invasive e nascondono una pittoresca visione delle vecchie case, ora ben ristrutturate, che contornano la piazza - ma perchè cambiano i gusti delle persone, la nostra società è multietnica ed i centri commerciali sorgono come funghi attirando orde di autumuniti che non vorrebbero mai fare due salutari passi a piedi. Ci sono migliaia di impellenti urgenze sulle quali destinare 500.000 euro prima di pensare a destinare una tale risorsa per smantellare una struttura ormai in opera.....e se mai, facciamo un referendum, ma serio questa volta!

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  • Paolo

    16 Dicembre @ 01.15

    Egr. Direttore, forse, prima di chiedersi come si fa a pensare di spendere cinquecentomila euro per togliere una tettoia, ci si deve interrogare su quanto è costata quella tettoia... La verità è che la Ghiaia non è più la Ghiaia. Tutti preferivano la Ghiaia al nulla... Ed io come tutti, anche se può risultare ovvia tale affermazione visto che, la Ghiaia, l'avevo progettata io... Ferita, maltrattata, anche offesa da un uso senza troppe regole forse, nell'ultima stagione della sua vita, prima che la demolissero, mi sono ritrovato spesso a pensare che se avessi dovuto progettarla di nuovo, l'avrei fatta diversa. Ancora più sobria, più asciutta, più essenziale. Ancora più piazza. Certamente non avrei steso un sudario sull'antico luogo del mercato... Credo che quella Ghiaia fosse riuscita, pur nel rispetto delle regole molto restrittive cui doveva sottostare quel tipo di intervento, a rimettere ordine urbanisticamente ad un luogo ormai costipato da baracche rugginose, disordinato ricovero notturno di vagabondi e disperati. Bella? Brutta? Non sta a me dirlo. Però, soprattutto, funzionava. E nonostante le polemiche che ne avevano accompagnato la gestazione , era tornata ad essere 'luogo'; la gente lo frequentava volentieri, perché in quel luogo riconosceva ancora il cuore commerciale del centro storico. Cosa fare del sudario? Lo smaltimento dei rifiuti ha un costo, lo sappiamo; soprattutto quello consapevole, cosciente, etico, necessario e improrogabile oggi. Certo comporta un costo dovuto alla fatica della selezione, al tempo e allo spazio fisico che richiede. Ma è un costo necessario, e come tutti gli investimenti oculati non può che fruttare ricchezza... Paolo Simonetti

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  • Danyel

    14 Dicembre @ 22.08

    Non si puo' che concordare pienamente col direttore! Rivogliamo la "Vecchia Ghiaia", con le bancarelle sempre presenti, e le "rezdore"(quelle poche che sono rimaste) in giro a fare la spesa...e tanti giovani "fogonisti per un giorno", con la ragazzina od il ragazzino, a passeggiare romanticamente tra il casino visivo ed audio! (ma il mio e' solo un bel sogno: e perche' il sindaco Pizzarotti non fa un bel referendum, su come vogliono veramente la Ghiaia i parmigiani?)Basta con tutti questi pseudo-bar stracari!

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  • Biffo

    14 Dicembre @ 17.59

    Direttore, Lei è stato un grande, con questa Sua risposta; io sono del '45, ho fatto i miei tre anni di Liceo Classico al Romagnosi e ricordo che, da Salsomaggiore, mi spostavo, a volte, specie d'estate, a Parma, dove ritrovavo alcuni miei compagni di scuola parmigiani, con i quali facevo qualche piccola compera, tra le care, vecchie bancarelle della Ghiaia degli anni '60. E ho continuato anche dopo, tra mille personaggi pittoreschi, di cui non ricordo più il nome, tra cui uno, vestito da cow-boy, che vendeva uno strano e pittoresco campionario di abbigliamento, country&western, tra cui cinturoni e cappelloni simil-texani. Un caro saluto, dott. Molossi, da Franco Bifani

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