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lettere al direttore

Carceri made in Italy

Carceri made in Italy
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Egregio direttore,
penso che Lei abbia, senza meno, sentito parlare del comportamento del boss mafioso Totò Riina, che si permette, dal carcere, al 41bis, di minacciare di morte il pm Di Matteo e di lanciare avvisi di attentati mortali, tramite gli ordini che impartisce ad un altro carcerato, che ha la possibilità di propalarle, poi, all’esterno. Si pensa, addirittura, che, dal carcere, stia ristrutturando e riorganizzando Cosa Nostra. A Di Matteo hanno suggerito persino di spostarsi su un'autoblindo, per non cadere sotto i colpi di qualche killer professionista, come tanti altri suoi colleghi. A Genova, un serial killer, in licenza-premio (!), esce, evade, ed ora se ne gira indisturbato, chissà dove. E il direttore del carcere di Marassi, tale Salvatore Mazzeo, serenamente, candidamente, confessa di non sapere affatto di che razza di criminale si fosse arricchita la casa circondariale che egli dirige. Ma ora, la Cancellieri, Rosy Bindi ed Alfano si sono mossi, per far contro al nemico una barriera. Lei, Direttore, che ne pensa, di questo spettacolo vergognoso del nostro panorama giudiziario e carcerario?

Franco Bifani


 

Penso che la realtà supera la fantasia. Penso che a un boss mafioso, condannato a morire in carcere, non possa in alcun modo essere consentito impartire direttive, lanciare minacce, annunciare stragi imminenti. Penso che a un magistrato bravo e coraggioso come Nino Di Matteo e ai giovani carabinieri che lo proteggono e lo scortano 24 ore su 24, lo Stato abbia il dovere di fare di tutto e di più per garantire la sicurezza. E' vero, si era addirittura pensato di utilizzare un carrarmato Lince, come in Afghanistan o in Iraq, per i suoi spostamenti a Palermo, ma Di Matteo ha respinto la proposta: «Avrei rischiato di rendermi ridicolo agli occhi della gente, ed è proprio quello che la mafia vuole».
Ma ancora più sorprendente è l'episodio che lei cita dell'evasione del serial killer dal carcere di Genova. Non tanto per la fuga (la sesta) del criminale dal penitenziario, quanto per le incredibili ammissioni del direttore: «Per noi era solo un rapinatore....». Forse al direttore di Marassi sarebbe bastato andare su Google o chiedere al suo barista o al suo tabaccaio per sapere qualcosa di più sul pluriomicida Bartolomeo Gagliano, responsabile di tre omicidi, soprannominato dai giornalisti il «mostro di San Valentino», una vita intera dentro e fuori dal carcere. Dopo aver ammazzato una prostituta nell'81 venne arrestato ma fuggì otto anni dopo e uccise altre due persone. Riacciuffato, evase un'altra volta dal manicomio criminale dedicandosi a rapine ed estorsioni. Ripreso, si è comportato così bene da meritarsi vari permessi premio. Non era la prima volta infatti che usciva di prigione. Solo che a differenza delle altre, questa volta all'ultimo momento ci ha ripensato: ha minacciato con una pistola un panettiere, si è impossessato della sua auto ed è sparito. Il direttore del carcere è cascato dalle nuvole: «Davvero era un serial killer? Sembrava una persona così perbene...».
Sembra un film, ma non lo è.

P.S. Lei pensa che in un altro Paese il direttore del carcere di Marassi oggi sarebbe ancora al suo posto?

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  • bichouk

    21 Dicembre @ 08.27

    Penso che il caso Gagliano sia abbastanza emblematico circa il divario carceri-magistratura. Dopo la cattura il direttore del carcere è stato allontanato per salvare la faccia,come ha fatto capire tra le righe la Cancellieri,mentre il magistrato che ha firmato il permesso premio si sente tradita nella fiducia mostrata nei confronti del detenuto. Ma chi l'ha firmato il permesso premio?

    Rispondi

  • Biffo

    21 Dicembre @ 05.37

    Direttore, io ricordo un racconto di SF, dove un omino , munito di astronave ad hoc, portava in giro, per le galassie, una specie di zoo itinerante, composto da esemplari di esseri di varii pianeti, regolarmente tenuti dietro solide sbarre. Il tutto a pagamento, e faceva affari d'oro! Gli esemplari in mostra cambiavano in continuazione. Nel finale, però, si capiva che anche gli esemplari in gabbia pagavano l'omino, che li convinceva che stavano dietro le sbarre, di volta in volta, per essere protetti dai visitatori alieni. Non Le suscita,questa faccenda fantastica, pensieri paralleli su quanto è stato presentato e discusso tra me e Lei Franco Bifani

    Rispondi

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