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il direttore risponde

Napolitano e “Le Monde”

Ogni giorno Giuliano Molossi risponde a un lettore

Giuliano Molossi

Giuliano Molossi

8

 

Caro Molossi,

come direttore del più antico quotidiano d’Italia, e come giornalista, cosa ne pensa di un presidente della Repubblica - mi riferisco a Giorgio Napolitano - che ha protestato, per via diplomatica, presso l’ambasciata di Francia a Roma, contro Philippe Ridet, il corrispondente in Italia di “Le Monde”, il principale quotidiano d’Oltralpe, per avere questi suggerito allo stesso Napolitano di abbandonare i toni generici e parlar chiaro quando - essendo Berlusconi premier - invocò una tregua fra politici e giudici? Ridet ne riferisce per la prima volta in un’intervista al “Fatto quotidiano” di oggi, 8 gennaio.

Non crede che quell’atto sia in linea - più che con i principi del liberalismo - con il plauso da Napolitano tributato nel febbraio 1964 alla decisione di Mosca di espellere ed esiliare Aleksander Solgenitsin? “Che la sua incompatibilità - scriveva egli allora sull’“Unità” - sia stata sciolta dalle autorità sovietiche non con un’incriminazione ma con un’espulsione può essere considerato più o meno positivo”. (Reputo Solgenitsin, accanto a Thomas Mann, il massimo scrittore del XX secolo. Dopo aver letto “Arcipelago Gulag”, non sono più stato la stessa persona e mi onoro di averglielo personalmente testimoniato in lettera che gli inviai nel 1994).

Sergio Caroli 

Parma, 8 gennaio

 

Gentile professor Caroli,penso che il Presidente avrebbe fatto meglio a evitare di protestare con l'ambasciata francese per l'articolo del corrispondente di «Le Monde». Non era proprio il caso, sono d'accordo. Avrebbe fatto meglio a ignorare quell'articolo, a lasciar correre, come d'altra parte fa ogni mattina quando gli capita di sfogliare il quotidiano che lei cita che lo incalza continuamente, che non gli perdona nulla, che un giorno sì e un giorno no lo dipinge come un dittatore. Non mi risulta che nei confronti del «Fatto» ci siano state proteste ufficiali, querele, accuse di vilipendio, iniziative del ministro della giustizia (queste ultime, peraltro, sollecitate da «Repubblica»).
Il Presidente della Repubblica deve accettare le critiche senza scomporsi (alcuni predecessori di Napolitano, penso soprattutto a Leone e a Cossiga, sono stati attaccati molto più duramente dalla stampa), a patto che le critiche non sfocino nell'insulto, nella volgarità, nella diffamazione.
E infine, per quanto riguarda il suo riferimento al grande Solgenitsin, mi permetta di dirle che mi sorprende che lei per mettere in cattiva luce Napolitano riferisca un fatto accaduto cinquant'anni fa. Lei pensa forse che il Napolitano di oggi sia quello di 50 anni fa? Lei sa bene che Napolitano prese le distanze dal comunismo sovietico molto prima di tanti altri: perché rinfacciargli quell'episodio? Lo trovo poco elegante, di cattivo gusto. Caro professor Caroli, non me ne voglia, ma chissà quante fregnacce abbiamo detto io e lei cinquant'anni fa!

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  • Biffo

    10 Gennaio @ 04.23

    Al socialista non craxiano, io, che socialista ancora penso di essere rimasto, come lui, rispondo che, oggi, in Italia, servirebbero tante bandiere tricolori, più che rosse, issate e tenute ben ferme ed alte da italiani, tout court, indignati per i modi in cui chi sta, da anni, con il deretano incollato sugli scranni del potere, in sedi locali o romane, ha portato alla rovina il proprio paese, pro domo sua, dei familiari, amici e conoscenti. E certe porcate venivano perpetrate già ai tempi del Migliore e dei suoi accoliti, maestri nello sputazzare aria fritta e rifritta e slogans moscoviti, standosene, però, comodamente all'opposizione. Li avrei voluti vedere, 'sti difensori da pulpito partitico, agire con l'armata Rossa e il KGB al loro fianco, se il PCI avesse vinto le elezioni nell'aprile del 1948.! Io sono convinto che tanti trinariciuti, in quel frangente, come Peppone, dedicarono ceri pasquali alla Madonnina, per grazia ricevuta. Bello fare i marxisti arrabbiati, protetti dal Vaticano e dagli americani! Ricordo al socialista che, se esisteva Gladio, un tempo i compagni erano giustamente esclusi dal far parte di CC e PS ed erano controllati a vista, nel periodo della naja, come sospetti di fare la spia del Kremlino, fornendo dati su qualità, quantità e movimenti delle forze armate e dei loro armamenti. E la carta per stampate L'Unità non arrivava da Mosca? Franco Bjfani

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  • Oberto

    09 Gennaio @ 19.58

    Io so solo che fin che c'era la Mosca del 1964 tutti questi simpatici slavi che girano per le nostre case non esistevano....a parte questo direi che i francesi si sono comportati nel migliore dei modi totale indifferenza alle rimostranze italiane ( neanche una piega)

    Rispondi

  • Oberto

    09 Gennaio @ 19.58

    Io so solo che fin che c'era la Mosca del 1964 tutti questi simpatici slavi che girano per le nostre case non esistevano....a parte questo direi che i francesi si sono comportati nel migliore dei modi totale indifferenza alle rimostranze italiane ( neanche una piega)

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  • Vercingetorige

    09 Gennaio @ 19.45

    IO ( che non sono il professor Caroli ) , SONO SOCIALISTA ( NON CRAXIANO ! ) FIN DA RAGAZZO, e , tra le tante cose che il Socialismo , che non si identifica col Comunismo , pur partendo da radici comuni , mi ha insegnato , c' è quella di non buttare il cervello all' ammasso del Partito , come hanno fatto certi Comunisti , e come fanno certi neo fascisti , più o meno camuffati da "anticomunisti". Grazie a questo giudico le cose nel merito , senza sbavare per pregiudizio ideologico . Se condivido qualcosa , la condivido chiunque l' abbia detta , e, se non la condivido , non la condivido , chiunque l' abbia detta. La vile macelleria sociale con cui si continuano a gettare nella disperazione e nella povertà sempre più larga parte delle famiglie italiane non sarebbero mai state possibili se ci fossero ancora il Migliore , Pajetta , Secchia , Longo e compagnia . Il problema è che , purtroppo , non ci sono più. Se c' è un momento in cui il Popolo italiano avrebbe bisogno di tante bandiere rosse è questo ! Che ci siano stati finti Partigiani dell' ultima ora , e bande di criminali armati che si facevano passare per "Partigiani" , è una risaputa banalità , ma , per quanto riguarda il "riciclaggio" dei fascisti , qualcuno può pure essere finito con la Sinistra , ma la stragrande maggioranza è andata da ben altre parti , nella Pubblica Amministrazione , nella Magistratura , nelle Forze dell' Ordine , nelle Forze Armate , dove i loro eredi ideologici allignano tutt' ora. Vogliamo parlare del famigerato Ufficio Affari Riservati del Viminale , che teneva in pugno tutta Italia con i fascicoli dell' OVRA ? Vogliamo parlare di "Gladio" e delle bombe da piazza Fontana in poi ? Gli Americani garantirono l' impunità ai fascisti per usarli in funzione anticomunista. Allora , grazie alla mia indipendenza mentale, cose di questo genere , sul piano dell' "intelligence" , posso anche capirle , ma che mi si venga a far lezioni di morale no !

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  • Biffo

    09 Gennaio @ 17.41

    Vorrei qui ricordare, per la precisone, che, in un'intervista, di alcuni anni fa, rilasciata alla Gazzetta, Caroli si vantava di essere un comunista convinto già a 10 anni, quando, come dal medesimo esplicitato, ancora con le braghette corte, si recava ad ascoltare i comizi dei boss del PCI stalinista, in Piazza Garibaldi; e, a 15 anni, come da lui dichiarato, nel corso della medesima intervista, si era iscritto alla FGCI. Era l'epoca dei trinariciuti veterocomunisti, del Migliore, di Pajetta, Secchia, Longo e compagnia. Forse che il prof. Caroli, da allora, quando operava nel PCI, bandiera rossa e falce e martello, non ha leggermente ricondizionato e rivisto certe sue posizioni di sinistra, come ha probabilmente f atto anche il nostro Napolitano? Il quale, comunque, non mi finisce del tutto; aveva applaudito anche all'invasione dell'Ungheria, nel 1956, così come a quella della Cecoslovacchia di Dubcek. Lo aveva fatto, anche allora, con viva e vibrante soddisfazione. Del resto, furono parecchi, dopo il 25 aprile del '45, i capoccia fascisti accoltii nel PCI, così come tutti gli italiani, il 26 aprile del medesimo anno, erano stati tutti fieri ed eroici combattenti partigiani. Panta rèi, come ci ripeteva il nostro comune prof di Storia e Filosofia, al Romagnosi, il quale, se non altro, fascista era a tale rimase, ad vitam! Franco Bifani

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