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lettere al direttore

Una richiesta insolita

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Egregio direttore,
desidererei chiederle una cortesia, ma, prima di farlo, credo sia opportuna una premessa. Sono un medico ultraottantenne e per questo mi permetto di rivolgerLe un’insolita richiesta.
Laureato presso la prestigiosa Università della Vostra città, vorrei rivedere quei posti dove ho trascorso i migliori anni della mia vita. La pregherei, pertanto, di volermi consigliare un evento, uno spettacolo, una manifestazione, particolarmente interessanti, che possano farmi decidere finalmente di rivedere la città a me tanto cara. Ho trascorso tanti anni a Parma per completare gli studi e ho avuto modo di apprezzare la gentilezza, la disponibilità e l’ospitalità dei suoi cittadini. Mi riferisco al decennio ’50 – ’60; la città sarà certamente cambiata e forse irriconoscibile, ma vorrei rivederla ugualmente. Ricordo che appena giunto a Parma, ho abitato in un palazzo in Borgo Antini, n.3. L’anno successivo, il palazzo fu demolito e fui costretto a cercare un’altra sistemazione. D’allora ho sempre abitato al primo piano di una palazzina di via San Pier Damiani, alle spalle del piazzale Pablo, che era privo di alberi e che ora, invece, pare sia pieno di verde. Mi dicono che anche il clima è cambiato; non ci sono più quelle giornate invernali, senza sole, con la neve che compariva già a novembre e si aspettava con ansia il sole di marzo perché sciogliesse, con il suo tepore, il ghiaccio accumulato ai margini delle strade.
Il lavoro, la famiglia, gli altri interessi, mi hanno fatto sempre rimandare la possibilità di rivedere la città a me tanto cara. Dopo circa vent’anni dal mio rientro nel Salento, è accaduto un episodio quasi incredibile. Avevo deciso di accompagnare in auto mio padre, bronchitico, presso le terme di Tabiano e poi avrei dovuto proseguire, da solo, per Montecatini. Sarebbe stata un’ottima occasione per fermarmi qualche giorno a Parma. Era il mese di agosto e insieme alla mia famiglia eravamo al mare, a S. Maria di Leuca. Non avevamo il telefono in casa e a quell’epoca non c’erano ancora i cellulari. Per avvertire la vecchia padrona di casa di Parma della mia prossima visita in quella città, non mi restava che il telefono pubblico, che si trovava in un bar posto all’altro lato della piazza dove abitavo. Mi sono recato in quel posto nel tardo pomeriggio, dopo aver attraversato una piazza gremita di gente festosa. Fatti alcuni vani tentativi, mi sono immesso nel frastuono della folla per ritornare indietro. Assorto nei miei pensieri, ho udito alle mie spalle una voce molto simile a quella della padrona di casa. Incredulo e curioso, mi sono girato per individuare la provenienza di quella voce. Con mia somma sorpresa, ho visto il volto della signora di Parma che parlava con suo figlio: anche essi, avevano cercato, inutilmente, di telefonarmi! Ho faticato a riconoscerli, il figlio aveva circa sedici anni, quando l’ho visto per l’ultima volta e in quel momento aveva i capelli brizzolati e il viso con i lineamenti marcati di un quarantenne. Può immaginare la sorpresa e la gioia di quell’incontro, la meraviglia di mia moglie e dei miei figli!
E poi era davvero una coincidenza quasi assurda: a migliaia di chilometri di distanza, in un angolo sperduto d’Italia, due persone avevano avuto, nello stesso momento, la stessa idea di cercarsi! Comunque, anche quella volta, sfumò l’opportunità di rivedere Parma.
Qualche tempo fa, ormai pensionato nulla facente, con pochi interessi e molti ricordi, ho rivisto una vecchia foto del primo anno di università, scattata in occasione di una lezione di Anatomia, con il professore Ottaviani. Ho cercato di telefonare ad alcuni miei colleghi, almeno a quelli dei quali avevo la possibilità di rintracciare il numero telefonico, ma, purtroppo, con mio grande dispiacere, ho appreso che non erano più in vita. Di tutti quegli anni, quindi, non rimangono che piacevoli ricordi: il caffè e la partita di biliardo dopo pranzo presso il BluBar di via Gramsci, le passeggiate in via Cavour con gli amici, le gite in bici nelle fertili campagne della periferia, le notti insonni prima degli esami. In quel periodo non c’era ancora la droga, il ’68 era lontano e le massaie lasciavano, accanto alla porta di casa, i soldi e le bottiglie vuote per il lattaio, che, al mattino, provvedeva puntualmente a sostituire.
Basta con i ricordi, non me ne voglia se sono stato troppo prolisso e patetico. C’è qualche opportunità che consenta ad un vecchio e nostalgico pensionato di poter finalmente concretizzare il suo antico desiderio? Può aiutarmi?

Domenico Diso - Galatina (LE), 6 giugno

Gentile signor Diso,
la sua lettera è tenera e affettuosa. Lei ha amato una città che non c'è più. Sono cambiate tante cose e francamente non tutte in meglio. Persino il clima, come lei dice: anche la nebbia è un ricordo. Ma io sono sicuro che lei, innamorato com'è della città, riuscirebbe ad apprezzare anche la Parma di oggi e che farebbe volentieri quattro passi in centro, in via Farini o nei bei borghi intorno a piazza Duomo. Torni a trovarci dopo mezzo secolo. Lei mi chiede: quando? Un'idea potrebbe essere quella di venire ai primi di ottobre, per il Festival Verdi. E, mi raccomando, non dimentichi di fare un salto qui in Gazzetta. Non in via Emilio Casa, però.....

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  • Bastet

    19 Giugno @ 13.00

    Che lettera meravigliosa! Grazie Signor Domenico! ^^

    Rispondi

  • patti

    07 Giugno @ 19.26

    che bella lettera, m'ha fatto quasi commuovere!

    Rispondi

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1commento

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