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"Cosa succede all'Avis?"

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Signor direttore,
parafrasando un vaticanista famoso GG Vecchi possiamo dire che «se un’associazione è stanca deve ritrovare le sue radici, perché se perde la memoria è finita».
E’ quello che sta succedendo all’Avis Provinciale e Comunale di Parma che, oltre sovvertire un sistema trasfusionale che negli anni ha portato l’Associazione a risultati notevoli in campo nazionale, dimentica i suoi dirigenti che hanno volontariamente speso tante energie per raggiungere simili traguardi.
Non ci fermeremo a parlare della volontà espressa in questo periodo,a livello dirigenziale locale e regionale,di eliminare diversi Punti di Raccolta Sangue periferici,ubicati in tante sedi Avis nei Comuni della Provincia, perché il discorso si farebbe lungo,ma ci dispiace constatare che le due realtà avisine summenzionate, si dimenticano anche dei dirigenti che ci hanno lasciato. In questi giorni infatti non uno scritto pubblico per ricordare l’amico Alberto Barozzi, deceduto, già dirigente avisino di un gruppo cittadino e della Sezione Comunale di Parma, per poi ricoprire, per un mandato, la carica di Presidente Provinciale. Sotto il suo mandato, dopo quello di Don Felice Cavalli, si sono perfezionate le basi di quel sistema trasfusionale che prevedeva la raccolta sangue gestita dall’Associazione e non più dall’Azienda Ospedaliera, utilizzando i Punti di Raccolta in ogni Comune della Provincia, dove le Sezioni che si erano costituite avevano costruito locali nelle loro sedi, che oltre servire a questo scopo sono diventati anche punti di aggregazione sociale importanti per quei territori. Alberto è stato un appassionato della sua Associazione, e ha lavorato con tanti altri per raggiungere un risultato prestigioso: la realizzazione della piena autosufficienza provinciale in sangue,e tutto questo portando l’Avis Provinciale di Parma a essere una delle prime associazioni in Regione e Italia. Ora purtroppo tutto questo è in pericolo,e gli attuali dirigenti vanno per la loro strada, dimenticando le radici e i dirigenti che negli anni hanno lavorato per far conoscere e consolidare questa pianta della solidarietà.

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  • Rob

    07 Novembre @ 13.59

    Donatore Avis da diversi anni in provincia di Bologna , un parmigiano strajè insomma. La chiusura di diversi punti periferici non è dovuta a una volontà dei dirigenti Avis come sembrerebbe dall' articolo , ma a un piano di riorganizzazione sanitario nazionale messo in pratica dalle AUSL regionali , che riduce drasticamente le uscite dei centri mobili . Legato a questo piano , che ha obbligato a chiudere diversi sedi periferiche , c'è anche l' obbligatorietà della prenotazione per la visita di idoneità e di donazione. Posso assicurare che l' Avis provinciale di Bologna si è battuta per mantenere aperte più sedi possibili e più giorni possibili , scontrandosi con la direzione regionale Ausl . Un ricordo commosso a chi non c'è più e un buon lavoro a chiunque operi con e per questa splendida associazione.

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