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Lettere

Riflessione sull'immigrazione

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Signor direttore,
È il problema più dibattuto del momento: come ci dobbiamo comportare di fronte al fenomeno dell'immigrazione selvaggia che ci scombussola nel profondo ?
Prevarrà l'apertura verso l'altro o una paurosa e in fondo vile chiusura?
Come dice bene Rosangela Rastelli la questione si polarizza su due estremi: saremo costretti ad essere "homo uomini lupus" oppure "homo homini homo"?
Papa Francesco stigmatizza chi rifiuta l'accoglienza o erige muri di contenimento. A mio parere il Papa non dovrebbe riprendere o castigare l'Italia perché la sua opinione pubblica ondeggia pericolosamente tra atteggiamenti opposti, ma dovrebbe invece riconoscere l'impegno del nostro Paese , l'unico che spalanca le braccia a tutti, a differenza di molti altri che, a parole si proclamano a favore dell'accoglienza, e in realtà chiudono le frontiere.
Direi che la paura che ci attanaglia nasce dal fatto che la sponda africana del Mediterraneo e buona parte del Medio Oriente sono fuori controllo.
Questo ci preoccupa insieme alla constatazione che il governo sembra incapace di mettere dei punti fermi.
Organizzati dei centri d'accoglienza efficienti bisognerebbe essere realisti: l'Italia per le sue possibilità può accogliere un certo numero di persone all'anno. Quelli in più si ridistribuiscono o si mandano indietro, affermando chiaramente che le altre nazioni europee non vogliono ospitarli.
Non dobbiamo essere "cornuti e mazziati"! Accogliere solo noi, essere lasciati soli, e poi sentirsi dire che facciamo troppo poco! Inoltre le somme che spendiamo per l'accoglienza dovrebbero essere scalate dai contributi europei perché in realtà togliamo le castagne dal fuoco agli altri .
L'Italia dovrebbe attivarsi a livello culturale per far sì che l'identità italiana -storia cultura lingua e arte - diventasse un orgoglio da difendere per tutti: in questo modo non ci sarebbe la paura di essere soverchiati dalle nuove culture che avanzano, ma sarebbe l'Italia con il suo passato glorioso e il suo rinnovato umanesimo ad aiutare i nuovi arrivati ad integrarsi.
In questo panorama anche la consapevolezza delle nostre comuni radici cristiane sarebbe un fattore importante: nel medioevo i monaci e gli eremiti insieme al papato aiutarono la nostra società civile a progredire e rinnovarsi nei momenti più bui della nostra storia.
In una prospettiva di fede,eventi inizialmente negativi, si possono trasformare a lungo termine in fattori provvidenziali e salvifici.
Siamo tutti troppo piccoli e limitati per giudicare degli eventi che sono più grandi di noi e che sfuggono alla nostra debole ragione! Dobbiamo avere fiducia e guardare avanti nella consapevolezza che la storia sempre e comunque evolve positivamente.

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  • Biffo

    25 Giugno @ 12.20

    Anche se mi rendo conto di ripetere una fola antica o di esprimere un'utopia, non sono il solo a proporre un aiuto a questi poveracci direttamente ed esclusivamente nei loro paesi d'origine. Abbandonandoli, ed essendo soprattutto dei giovani, li privano di risorse umane incolmabili. Ma il fatto è che ogni aiuto, concreto o monetario, si dissolve, in quei paesi, governati da incompetenti e truffatori, al soldo del neo-colonialismo e dello sfruttamento delle proprie risorse minerarie ed agricole, da parte di aziende multinazionali europee, americane, cinesi e giapponesi.

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