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Il direttore risponde

Ma a Natale è festa per tutti

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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Gentile direttore,
in merito alle tante polemiche apparse sui media in questi giorni sul tema «presepe si / presepe no», io credo che proprio dal presepe si potrebbe partire per avvicinare la nostra cultura a quella islamica.
Non scordiamoci, infatti, che i Re Magi venivano dal Medio Oriente e che, dopo aver depistato Erode, furono loro a suggerire a Giuseppe e Maria di portare in salvo il Bambinello, evitando così che fosse ucciso dai soldati.
Fu quindi per merito di questi tre extracomunitari che il Messia poté crescere e compiere l’opera del Padre, fino all’età di trentatré anni quando successe ciò che sappiamo. Inoltre, anche se può sembrare brutto dirlo, il Natale è una festa per tutti.
Da anni, infatti, al presepe si affianca il nordico Abete natalizio; la letterina al Bambino Gesù è stata soppiantata da quella a Santa Claus / Babbo Natale le luminarie nelle strade, scaldano i cuori di tutti; nelle grosse aziende la strenna natalizia sotto forma di cesto gastronomico (così come la tredicesima) non viene data solo ai cattolici ma a tutti: bianchi neri gialli belli e brutti. Insomma tutti anche quest’anno, come sempre, condivideranno con i loro cari i piaceri di tavole che saranno imbandite più del solito; e faranno e riceveranno molti regali, come sempre, almeno ai bambini.
Il consumismo insomma unisce là dove le ideologie e gli estremismi dividono e forse… non è del tutto un male, per poter fare gli auguri di buon Natale anche a chi ha la pelle di un colore diverso, senza privare i nostri bambini delle nostre tradizioni.

Caro Schianchi,
vorrei che fosse ben chiara una cosa: questa moda di censurare il Natale è motivata da un presunto rispetto soprattutto dei molti immigrati islamici, ma gli islamici non c'entrano nulla. Non s'è mai visto, infatti, un musulmano che chiede a una scuola pubblica di vietare il presepe. A invocarne il divieto, di solito, sono presidi o professori che hanno qualche personale allergia non solo nei confronti del cristianesimo, ma pure della storia. Se infatti siamo nel 2015 - forse qualcuno non ci fa caso - è perché il calendario, da noi, è fatto partire dalla nascita di un falegname ebreo che viveva in Palestina. Che poi questo falegname fosse o no il Messia, è questione di fede, e in questo non ci addentriamo. Ma ricordarne la nascita non è questione di fede. È questione di storia: la nostra storia. All'origine della messa al bando di presepi e canti natalizi, dunque, non c'è la volontà di rispettare gli islamici, che è solo un pretesto. C'è, piuttosto, quell'autolesionistica rinuncia alle nostre tradizioni e ai nostri valori denunciata benissimo, nel romanzo «Sottomissione», dall'ateo Houellebecq, e ben descritta nei giorni scorsi sul Corriere della Sera da Paolo Mieli e Claudio Magris. Un autolesionismo che poi è la vera debolezza dell'Occidente.

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  • Biffo

    06 Dicembre @ 11.26

    Volendo vedere anche il rovescio della medaglia, io, però, non sento affatto nemmeno un atomo emotivo verso la la Festa del Ramadan, né vorrei che mi venisse imposta, e non mi viene nemmeno da augurare, ad un musulmano:"Buon Ramadan!". Loro celebrino le loro feste con digiuni, lascino che noi celebriamo le nostre, magari anche accompagnate da anolini, salumi, arrosti e lessi misti, con il presepe a fianco, per non dimenticare che significhi il Natale, e non ingozzarci solo di cibo e di vini di ogni specie. Est modus in rebus, ed esiste la famosa Aurea mediocritas.

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  • michez

    03 Dicembre @ 00.48

    veramente in Houellebecq non c'è un intento di denuncia ma il cinico racconto della "gioia" di questa rinuncia. di come questa rinuncia, tanto temuta, diventi poi un processo naturale insito nella società occidentale capitalista. Houellebecq non ci parla - mai lo farebbe, mai lo ha fatto a proposito di nessuno tema dei suoi romanzi - di un pericolo da cui guardarci, ma di qualcosa che è già accaduto dentro di noi e che forse siamo destinati a compiere. lui aggiunge solo la rivelazione della consapevolezza. purtroppo, a seguito degli attentati di Parigi si prova a leggere "Sottomissione" come un manifesto in continuità con la Fallaci (anche se non è il caso di questa risposta del direttore). niente di più sbagliato, comunque

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  • federicot

    01 Dicembre @ 21.43

    federicot

    Posso essere laicamente contrario al Natale? Vi sembra che il "nostro Natale" abbia qualcosa di religioso? Vi sembra che le 13esime buttate negli acquisti forsennati del mese di dicembre abbiano a che fare con il tizio nato 200 e rotti anni fa e con la fede? Io combatto contro il Natale ( questo tipo di Natale) da sempre. L'unica cosa che mi appaga del Natala è che mi posso sfondare di anolini fino a morire, ma potrei farlo anche il 28 febbraio o il 7 giugno.

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    • Biffo

      02 Dicembre @ 17.35

      Federicot, da decenni, prevale, sul Natale cristiano, quello becero ed insulso del Babbeo Natale ammeregano, con i colori della Coca-Cola.

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    • Bastet

      02 Dicembre @ 11.19

      magari ,lei federico ha famiglia e amici che sperperano in questo modo la tedicesima! e quindi si sente contrariato. io ,la mia tredicesima l'accantono per mio figlio,ad esempio! e i miei non sono regali di natale....ma pensierini!il + delle volte,fatti a mano da me . per il resto ,per me,Natale significa stare in famiglia....senza guardare l'ora!...il lavoro,la scuola,la riunione,il corso,i compiti,la lezione di Judo del bimbo....e via dicendo! e come diceva lei,anolini!!!!!!!!!!!!!anolini a gogò!!!!! mi è piaciuta la risposta del direttore! e anche quella di Biffo! (come sempre,a prescindere dal punto di vista) un appunto al signor Biffo : Lei dovrebbe scrivere!!!!!! credo che riuscirebbe a far venire voglia di leggere anche al classico somaro!!!!

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  • Vercingetorige

    01 Dicembre @ 19.18

    QUESTA VOLTA sottoscrivo la risposta del Direttore.

    Rispondi

  • Biffo

    01 Dicembre @ 18.52

    La risposta del Direttore è veramente eccellente. A me, poi, della cultura islamica, non me ne può fregare di meno, mi basta ed avanza la mia, ben più antica di quella. Non mi incuriosisce affatto una cosiddetta civiltà dove politica e fede sono la medesima faccenda, dove le donne sono trattate come animali, i gay e le adultere sono impiccati o lapidati, dove ai criminali si tagliano teste e mani o si affibbiano centinaia di frustate e dove, come si legge in una serie di Sure del Corano, agli infedeli viene riservata solo la morte. In nessun altro libro sacro, di qualsiasi altra fede, ci sono incitazioni di violenza verso chi segue altre fedi. L'accostamento dei Magi agli islamici attuali mi pare ridicolo. Se vogliamo, ricordiamo, invece, ai tanti antisemiti, latenti o patenti, che i tre della Sacra Famiglia erano degli ebrei.

    Rispondi

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