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il direttore risponde

Ecco perché non facciamo più figli

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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Egregio direttore,
non condivido assolutamente l'ironia grossolana, superficiale e prevedibile suscitata dall'iniziativa del ministro Lorenzin per la fertilità. I toni usati da molti sui social network e altrove, specialmente da quelli che hanno tirato in ballo nientemeno che Mussolini e Hitler, andranno bene per coloro, purtroppo moltissimi, che preferiscono gli slogan e le frasi ad effetto alla riflessione ponderata, ma infastidiscono chi è abituato ad usare il cervello prima di aprire la bocca.
Io i figli li ho fatti, e avrei considerato una grave disgrazia il non averne. E' vero, parlo di quarant'anni fa quando l'Italia non era quella di oggi, ma chi si appella alle difficoltà presenti per deplorare l'iniziativa del ministro mostra di prendere in considerazione un aspetto del problema che appare prioritario solo perché è di visibilità immediata, e solo a chi vede nell'economia la categoria suprema, aristotelicamente parlando, a cui tutto deve subordinarsi. Gli italiani fanno pochi figli: per giustificare questo autolesionismo sociale non basta addurre le difficoltà economiche.
Certamente queste sono determinanti in una percentuale di casi, ma siccome conosco bene l'umana tendenza ad occultare le proprie meschinità dietro i paraventi più nobili, affermo senza tema di smentita che in un'altra percentuale di casi, probabilmente non inferiore alla prima, il rifiuto di avere figli è dovuto principalmente a edonismo egoista. Avere figli comporta doveri, assunzione di responsabilità, rinunce e sacrifici - non solo economici - continui e spesso gravi: è evidente come persone abituate a considerare scopo della vita unicamente il piacere, lo star bene e l'appagamento dei propri appetiti, di fronte a una tale prospettiva si rifugino nella logica gretta del chi me lo fa fare, e serve a poco spiegar loro che quei sacrifici e quelle rinunce sono compensati da gioie che intendere non può chi non le prova. Ad essi ben si applicano le parole di Konrad Lorenz, quando scriveva che chi rifiuta le gioie per non doverle pagare con la moneta del dolore è un albero sterile che non darà mai frutti.
Se si vuole andar dietro alla realtà effettuale della cose piuttosto cha alla immaginazione di essa, questa è la realtà. L'unico rimprovero che si può fare al ministro è semmai quello di aver detto le cose giuste nel momento sbagliato, un errore che le meschinità squallide della politica quotidiana fanno spesso pagare duramente.
Un'ultima considerazione. La popolazione italiana sta invecchiando. Se i bambini e gli adolescenti (parlo dei nostri, non dei figli degli immigrati che ormai riempiono più di loro molte aule scolastiche) diminuiscono sempre di più, a chi potremo tramandare la nostra cultura (nel senso lato del termine), il nostro modo di sentire, le nostre tradizioni, la nostra lingua, la nostra religione, in una parola la nostra civiltà? E' una domanda che mi angoscia più dell'andamento del PIL e delle statistiche demografiche o economiche, che riguardano un orizzonte temporale limitato mentre quella domanda riguarda l'intero futuro.
Claudio Bruschi
Parma, 1 settembre

__________

Caro Bruschi,
anche noi della Gazzetta abbiamo criticato l’iniziativa del ministro Lorenzin, con un corsivo di Emilio Zucchi in prima pagina che abbiamo intitolato “Lo spot sterile”. Ma abbiamo criticato, appunto, lo spot: non l’esortazione del ministro a rivedere il criterio con cui oggi facciamo (o meglio, non facciamo più) i figli. L’esortazione è giusta, gli spot sono brutti. Quello della maternità – e paternità: troppo spesso si dimentica che anche gli uomini devono prendersi le loro responsabilità – è un argomento delicato, e quando si entra nella parte più intima delle persone, bisogna entrarci con delicatezza, e non affidarsi campagne pubblicitarie di dubbio gusto, se non grevi.
Ma, detto questo, e cioè criticato il “come”, un altro discorso va fatto sulla sostanza delle cose. E qui mi limito a dire che sottoscrivo la sua lettera dalla prima all’ultima riga. Lei ha ragione su tutto, anche quando sbugiarda il luogo comune secondo il quale, all’origine della denatalità, c’è la mancanza di servizi pubblici e di tranquillità economica. Quanto ai servizi, basti ricordare che l’Emilia Romagna, negli ultimi venticinque anni, è stata una delle regioni con il più alto tasso di efficienza riguardo ad asili nidi, scuole materne eccetera; e al tempo stesso una delle regioni con il più alto tasso di denatalità. Quanto poi all’equazione “più sicurezza economica più figli”, le rispondo riprendendo pari pari il magistrale corsivo scritto ieri in prima pagina su “Il Foglio” da Andrea Marcenaro: «La gente non fa figli perché non ha lavoro, né casa, né servizi, né futuro. Se ne discuteva amabilmente giusto ieri nella nurserie stranamente affollata di un barcone proveniente dalla Siria».

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  • Biffo

    05 Settembre @ 16.46

    Non sono per niente d'accordo con il Direttore, ed ancor meno con il signor Bruschi. Oggi, per mantenere un figlio, è assolutamente necessario un minimo dil sicurezza economica; non siamo certo più qui a ripetere quel motto sciocco per cui i figli sono un dono di Dio. Dio non è né un Bancomat né un assessore al mantenimento familiare. la Lorenzin percepisce un misero stipendiuzzo da Ministra, convive con un signore dal posto lavorativo prestigioso, con correlato lauto compenso; però, guarda, caso, si è decisa a fare figli solo a 43 anni. Gli asili nido e le materne applicano rette per VIP in abbondanza pecuniaria. Solo per la prole degli immigrati ogni servizio, è gratuito, non si capisce bene per quali motivi.

    Rispondi

  • jeffroy

    05 Settembre @ 10.06

    non si fa figli perhè ci si chiede se si riuscirà a mantenerli, vista la precarietà del lavoro, vista la pressione fiscale e le aspettative di un futuro "sostenibile" come si dice oggi. lo stesso interrogativo però gli immigrati non se lo pongono e di figli ne fanno eccome, tanto c'è chi glieli mantiene, c'è chi glieli cura col SSN italiano, c'è chi li agevola con bonus per pagare bollette e via dicendo. insomma meglio essere risorse sbarcate che italiani; per le nuove culture infatti devono essere pronte case, lavoro, trasposti gratuiti e via dicendo.. amen

    Rispondi

  • mino

    05 Settembre @ 02.03

    Per una giovane coppia con due contratti a tempo determinato ( dico due se sono fortunati) che ovviamente non possono permettersi un mutuo perché qualsiasi banca li caccierebbe con un reddito netto di duemila euro al mese mi chiedo quanti figli ci stanno ?

    Rispondi

  • ab9pr

    04 Settembre @ 13.50

    alberto_bianco@alice.it

    D'accordo con @bastet

    Rispondi

  • Bastet

    04 Settembre @ 10.11

    Non sono assolutamente d'accordo! Io ho un figlio ( e non vedevamo l'ora io e mio marito di cambiare stile di vita per lui!) ma purtroppo non possiamo permetterci di fare il secondo! E non per edonismo (ma si rende conto di quello che ha scritto?) e egoismo! Semplicemente non possiamo! Non è affatto vero che dove si mangia in 3 si mangia in 4! Sarebbe il caso di riprendersi,sig. Claudio!

    Rispondi

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