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Il direttore risponde

L'ipocrisia sulla "dolce morte"

L'ipocrisia sulla "dolce morte"

Michele Brambilla

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Signor direttore,
la notizia dell'esecuzione di una eutanasia in Belgio su un minorenne è la naturale e prevedibile prosecuzione della nefasta cultura relativista radicale che sta invadendo ed ammorbando l'Europa intera. Si invoca la libertà di scelta e si finisce a poco a poco, in piena contraddizione logica, per applicarla anche sui minori, da sempre tutelati da leggi speciali che possano garantire la loro intrinseca fragilità dovuta all'età dalla prepotenza e dagli interessi degli adulti. Un minorenne è capace di intendere e di volere? Dove è il principio di precauzione? Addirittura nei Paesi Bassi, e siamo in Europa, viene autorizzata l'eutanasia sui neonati e i maggiori di 12 anni!
I fautori del "pro choice" si stanno perciò arrampicando sempre più sugli specchi. Dove è la libertà di scelta? Si abbia a questo punto il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. L'eugenetica in realtà sta avanzando in tutta Europa e con essa la cultura dello scarto, denunciata con insistenza anche dallo stesso Papa Francesco. Le sofferenze possono essere lenite dalle terapie e dall'accudimento, come testimoniano da parecchio tempo gli innumerevoli Hospice, centri specializzati allo scopo. Una persona in stato di malattia grave spesso scivola in uno stato di depressione e ciò può essere interpretato, in mala fede o con perfetta ignoranza, come "richiesta libera" di voler morire. I registri dei testamenti biologici disseminati in Italia, Parma compresa, non contemplano mai questo rischio. Non sono registri perciò garantisti nei confronti degli ammalati. In realtà la cultura radicale di massa indotta da centrali culturali ed economiche molto potenti sta inducendo l'assunto che la vita sofferente sia una vita inutile. Niente di più falso. È necessario perciò un grande risveglio spirituale delle coscienze per contrastare tale barbarie. La vita umana è sacra. Non esistono vite umane prive di dignità.
Glauco Santi

Caro Santi,
anch’io ho trovato sconvolgente la notizia dell’eutanasia applicata a un minorenne in Belgio. E anch’io trovo assurdo teorizzare che una vita sofferente non abbia alcun valore. Al contrario, penso che molte volte l’esperienza del dolore ci possa migliorare.
Certo, a volte il dolore è troppo. Ci sono malattie gravissime, invalidità terribili, ci sono pure casi di accanimento terapeutico (il quale, per chi non lo sapesse, è condannato pure dal Catechismo della Chiesa cattolica).
Ma qual è il confine tra condizione sopportabile e condizione insopportabile? E chi lo decide? I familiari? I medici? Lo Stato? Un testamento biologico scritto magari anni prima, in situazioni del tutto diverse?
Il tema è delicato, e capisco che esistono situazioni limite. Però ho l’impressione che si vada verso una totale “elasticità”, per così dire, per cui ci sarà un’ampia discrezionalità nel decidere chi come quando e perché deve morire. E questo non mi piace. Anzi lo trovo terribile. Così come trovo terribile la “leggerezza” con cui molti media danno notizie di questo tipo, intervistando persone che si dichiarano contente perché hanno già l’appuntamento con la clinica svizzera dove prenderanno «un beverone e tutto è finito» (testuale, non invento). Quanta retorica, quanta ipocrisia. Perché comunque la si pensi, chi decide di farla finita non può essere contento.
Ecco, si sta facendo credere che l’eutanasia sia una specie di vaccinazione.

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  • Nicola Martini

    23 Settembre @ 11.53

    Credo che disquisire di un argomento così delicato a cuor leggero sia una cosa praticamente impossibile, salvo non ci si trovi dinanzi a persone molto superficiali, che non hanno ben ponderato la gravità della questione. Prendere in considerazione dichiarazioni di gente comune in merito a "beveroni" vari temo possa essere forviante, in quanto ci si può trovare effettivamente dinanzi a persone che non hanno preso in considerazione ciò che comporta effettivamente l'eutanasia, anche se il più delle volte, probabilmente, ci si può trovare dinanzi a soggetti che utilizzano espressioni che possono apparire sprezzanti, solo perché trattare la questione della dipartita propria o di una persona cara è qualcosa d'angosciante, pertanto da esorcizzare in qualche maniera. Personalmente sono pro eutanasia sebbene l'estensione di detta facoltà anche ai minori mi ha sempre lasciato dubbioso, proprio perché è già estremamente difficoltosa in sé e per sé la scelta di darsi la morte lasciata in capo ad un adulto. Se possono esservi già dubbi rilevanti sulla validità dell'opzione esercitata da un maggiorenne, figuriamoci quando detta scelta inerente alla dolce morte riguardi ragazzini o peggio bambini. I dilemmi sotto il profilo giuridico ed etico non possono che moltiplicarsi a dismisura. Con tutte le problematiche che l'eutanasia può portare con sé, comunque, ritengo che l'opzione di potersene andare liberamente, alle proprie condizioni, onde evitare di patire le pene dell'inferno pur di ottenere una qualche settimana o mese di vita in più (che probabilmente vita non è nel senso stretto del termine), sia da garantirsi attraverso una apposita Normativa, quantomeno per i soggetti maggiorenni. Dare un'opzione a livello legale non significa che ciò comporti l'obbligo di doverla utilizzare. Come già detto l'argomento in questione è difficile da trattare e posso comprendere chi per coscienza abbia forti dubbi sull'ammettere o meno l'eutanasia. Sono meno comprensivo, invece, nei confronti di quei soggetti che per convinzioni religiose pretendano di decidere come deve terminare la vita di altre persone, obbligandole a spegnersi lentamente tra tubi e cannule e così via dicendo. La sollevazione di certi soggetti durante il caso Englaro è indicativa di questo modo di pensare. Credo che uno Stato civile debba normare il fine vita ed evitare che i propri cittadini terminali debbano decidere di espatriare o di togliersi la vita autonomamente per avere una fine dignitosa. Mi sbaglierò.

    Rispondi

  • Rodolfo

    23 Settembre @ 09.47

    Credo che la responsabilità della mia vita sia mia e solo mia. L'eutanasia DEVE essere una libera scelta di un popolo che si professa libero. Il cattolico credente, nel caso estremo, sceglierà di morire secondo quanto gli insegna il Papa; il non credente sceglierà di morire secondo la sua libera volontà e sarà responsabile verso se stesso o verso Dio, comunque avrà fatto una libera scelta. Ovvio che questa libera scelta deve essere assistita da psicologi competenti, per evitare che uno si voglia togliere la vita solo per un mal di denti

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  • Enzo

    22 Settembre @ 22.50

    Ma signor bastet, come fa ad essere sicuro di non cambiare idea quando (mi auguro di no) ci si troverà in quella situazione?

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    • Bastet

      23 Settembre @ 09.51

      ma vi è bisogno di trovarcisi?direi di no! io ho un figlio di 7anni ,eh,sig. Enzo???? :) deve studiare,giocare con gli amichetti.....non vedere la mamma tra atroci sofferenze mentre il papà le cambia il pannolino e la lava! Non è questo che voglio per mio figlio!e nemmeno per mio marito! Voglio morire in modo dignitoso.....la NON vita,no,grazie! era vita quella della povera Eluana Englaro? ...e quella di Welby? Nessuno merita di essere trattato in questo modo!!!!!!! Voglio potermene andare, con il sorriso!QUesto voglio lasciare......un sorriso!l'ultima immagine che deve avere mio figlio,è della mamma che ride......della mamma che lancia un gavettone a papà.....della mamma che canta Bob Marley mentre suona lo djambè e fa le facce buffe!Non deve cambiarmi il pannolino.....sentirmi lamentare e piangere di dolore....perché tanto la morfina non fa nulla, quando il dolore è a certi livelli...

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  • Biffo

    22 Settembre @ 17.29

    Io credo che a stabilire il confine tra sopportabilità o meno del dolore, sia il poveraccio che lo subisce, e nessun altro. Se poi il Catechismo cattolico non contempla l'accanimento terapeutico, come mai tanti talebani cattolici si sono scagliati contro il padre di Eluana Englaro, definendolo un assassino? Era vita quella di Welby? La fanno facile personaggi come l'emerito mons. Bagnasco, senza famiglia, sano come un pesce, o l'integralista cattolica Binetti, pure lei priva di consorte e di prole, a condannare, senza appello, dall'alto delle loro cattedre.

    Rispondi

  • Enzo

    22 Settembre @ 15.04

    purtroppo l'opinione di pochi (sani) prevale, anche mediaticamente, sull'opinione di tanti. e comunque è facile teorizzare l'eutanasia, quando tanto a dover morire è sempre qualcun altro. idem per l'aborto e per tante altre cose.

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