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Avvisi di garanzia come condanne

Avvisi di garanzia come condanne

Michele Brambilla

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Egregio direttore,
la Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione per 116 indagati della maxi inchiesta di “Mafia Capitale”. Si tratta di persone comuni, imprenditori e politici tra cui l'attuale presidente della Regione Lazio, in quota Pd, Nicola Zingaretti accusato di corruzione e turbativa d'asta. La cosa strana, oserei dire rara, è che nessuno sapeva che Zingaretti fosse indagato a differenza di molti altri politici sbattuti in prima pagina o in apertura di tg. Uno strano riguardo davvero, evidentemente è persona “speciale” da trattare con cautela. Zingaretti ha giustamente ringraziato la Procura per avergli risparmiato due anni di gogna mediatica: una fortuna riservata a pochi politici. Adesso forse capisco perché alcuni mesi fa Renzi ringraziò la Procura parlando di «sensibilità istituzionale».
Nelle stesse ore è arrivata anche la notizia dell'assoluzione di Ignazio Marino ex sindaco di Roma dalle accuse di peculato, truffa e falso. Marino, il sindaco marziano, ritenuto scomodo e indigesto dai suoi stessi compagni di partito. Pochi giorni prima era arrivata anche l'assoluzione di Guido Bertolaso nel processo “Grandi rischi bis” con la seguente motivazione: «Il fatto non sussiste». A questo punto si può tranquillamente affermare che le elezioni comunali di Roma sono state pesantemente condizionate dalle inchieste della magistratura e che in questo odioso intreccio giudiziario e politico è maturata la vittoria della Raggi. Inchieste che partono in quarta per poi sgonfiarsi nel tempo.
E che dire di quella barbarie giuridica di avvisi di garanzia che arrivano durante le campagne elettorali che sui media diventano condanne definitive. Tutti si ricordano delle mutande verdi dell'ex presidente della Regione Piemonte il leghista Roberto Cota. Mutande invocate mille volte anche poche ore prima della sentenza dal solito maestrino Travaglio ospite dalla Gruber. Cota è stato assolto pochi giorni fa dall'accusa di peculato perché «il fatto non sussiste».
Giorni prima c'era stata anche l'assoluzione in appello dell'ex Presidente della provincia di Milano Guido Podestà del Pdl «per non aver commesso il fatto». Era accusato di raccolta di firme false. E che dire di tutte quelle persone comuni, imprenditori e liberi professionisti il cui nome viene associato al malaffare, alla corruzione, agli scandali, alle ruberie e addirittura alla mafia come se nulla fosse, evidentemente con poche prove e molta superficialità? Una vita che improvvisamente viene devastata e rovinata per sempre. Poi dopo anni di sofferenze e salassi economici cui molti faticano a far fronte arrivano le assoluzioni e i proscioglimenti a pioggia senza alcun rimborso e senza nessuna scusa nemmeno da parte di quei media che fanno da megafono delle varie Procure.
Andrea Furia

Caro Furia,
al suo elenco aggiungo i nomi di Gianni Alemanno e di Filippo Penati, tanto per citare uno di destra e uno di sinistra. E chissà quanti altri ancora ne stiamo dimenticando. Tutti prosciolti, ma tutti ormai messi fuori gioco, e per sempre, da anni di gogna mediatica messa in piedi dalla cosiddetta “Italia degli onesti”. Sì, ha ragione, è una barbarie, cominciata ai tempi di Mani Pulite. Era e sarà sempre sacrosanto mettere in galera i ladri, ma era e sarà sempre perverso anche l’uso degli avvisi di garanzia per colpire gli avversari politici. Ed era e sarà sempre perverso il malcostume di noi giornalisti, che diamo grande spazio alle aperture di indagini, e pochissimo alla loro chiusura quando coincide con un’archiviazione.
Ma la cosa che fa più schifo sa qual è? È la spocchia, l’impudenza con la quale tanti moralisti, che hanno distrutto più di un’esistenza oltre che più di una carriera, si autoproclamano “onesti”.
Costoro devono solo augurarsi di non essere giudicati, un giorno, con lo stesso metro con cui hanno giudicato il loro prossimo.

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  • falco

    14 Ottobre @ 09.02

    ...appunto, il problema è la gogna mediatica che i giornali e le tv fanno per il solo scopo di aumentare i lettori e ascolti. Non è colpa dell'avviso di garanzia. Inutile cercare di girare la frittata. Avviso di garanzia? Ovvero indagini preliminari e poi eventualmente il processo. cosa cè di strano, di tanto fastidioso? forse perchè si è consapevoli di essere in torto e si cerca di dare la colpa ad un presunto problema intrinseco nella legge? No no, questi messaggi devono finirla di esistere!

    Rispondi

    • 14 Ottobre @ 15.30

      (dalla redazione) Quindi secondo lei accostare Fo a Dylan è gogna mediatica?

      Rispondi

  • Ivo

    13 Ottobre @ 20.17

    Il Pm di Milano non è che la pensa proprio così , su Penati. E cioè che molte indagine sono diventate nulle grazie a prescrizioni e con L intervento della legge ad hoc Severino.Anch io personalmente odio quei schifosi che si proclamano onesti , spero che se un giorno se ne riesce a beccar uno di loro .., ma quando avverra ..,cambio bandiera, voto si , e divento piddino !

    Rispondi

    • 13 Ottobre @ 20.37

      (Dalla redazione) Il pm è una parte del processo, ma non è il giudice. E la sentenza dice che il fatto non sussiste.

      Rispondi

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