IL DIRETTORE RISPONDE

L'immigrazione di ieri e di oggi

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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Caro direttore,
nel leggere ogni giorno notizie sul fatto che, insieme con altre nazioni, anche l’Ungheria sta ergendo muri contro gli immigrati ed i rifugiati che, partendo soprattutto dall’Africa, cercano luoghi di accoglienza e di asilo in altre sedi, mi è venuto in mente che, nel 1956, allorché si verificò la “rivolta ungherese contro l’oppressione comunista”, molti cittadini ungheresi cercarono rifugio in altre nazioni, fra le quali l’Italia ed anche a Parma. Io allora ero studente di Medicina ospitato nel Collegio dell’Opera Universitaria insieme con una ventina di studenti universitari da varie parti dell’Italia (soprattutto Brescia ma anche Piacenza e Cremona). Ricordo che, in quell’anno, anche due studenti di medicina ungheresi furono accolti nel Collegio. Uno si chiamava Nicola Pressburger, che si laureò in Medicina e fece, mi sembra di ricordare, il pediatra in Italia. Fu ospitato anche un altro studente di Medicina ungherese, del quale non ricordo il nome. Vi è perciò una netta differenza fra l’accoglienza di allora da parte dell’Italia ed anche, nel caso specifico, da parte di Parma ed i “muri ungheresi di oggi”.
Tutto questo non per “criticare” ma per “rimarcare e far conoscere” qualche significativa differenza.
Giorgio Cocconi

Caro Cocconi,
grazie per averci ricordato questo precedente storico. Credo che non solo gli ungheresi, ma un po' tutti noi siamo così: solleciti a chiedere aiuto quando ne abbiamo bisogno noi, solleciti a cercare giustificazioni al nostro “non posso” quando sono gli altri a chiedere aiuto a noi.
Detto questo, è un fatto che l'immigrazione di oggi ha caratteristiche forse uniche nella storia, per numero di persone che si spostano e per le difficoltà provocate da culture diverse (a volte quasi inconciliabili) che debbono cercare un'integrazione difficilissima. Credo, e qui mi ripeto, che sia sbagliato sia l'atteggiamento di chi erige i muri sia quello (e non mi riferisco certo a lei, caro Cocconi) di chi fa della gran demagogia senza i conti con la realtà.

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  • silviococconi

    02 Novembre @ 15.49

    Caro Direttore, a parte i commenti senza senso pubblicati qui sotto, mi vorrei riallacciare alla lettera del mio omonimo sig. o dott. Giorgio Cocconi che francamente non capisco se sia stata fatta per difendere le pur deboli posizioni del Premier ungherese Orban o per criticarlo ... Ad ogni modo vorrei riprenderla per far notare che benissimo ha fatto il ns. Premier dott. Renzi a bacchettare il suo omonimo ungherese (avrebbe dovuto essere anche più pesante); perche se non ci fosse stata l' U.E. e tutti i miliardi di FSE (l. Fondi Strutturali Europei) prima della loro entrata (cosiccome per Polonia, Rep. Ceca e Rep.Slovacca) col "cavolo" si sarebbero staccati economicamente dal giogo sovietico e poi russo. Non solo, adesso la U.E. non li fà nemmeno contribuire alle spese dell'Unione come gli altri Paesi membri (perchè "poverini" sono appena entrati ed economie emergenti anche se con PIL maggiori dei Paesi fondatori); e loro per buona riconoscenza alzano i muri ?! ... Ma io i muri li alzerei verso di loro "cacciandoli" fuori ... Perchè a tutto c'è un limite ! Questo la gente dovrebbe sapere e capire senza fare commenti senza senso, qualunquistici e populisti che non servono e risolvono nulla ! In fede Silvio Cocconi

    Rispondi

    • Biffo

      02 Novembre @ 17.34

      I commenti senza senso saranno i tuoi e quelli dei tuoi parenti, amici e conoscenti, caro il mio sapientone Silvio Cocconi! Perché. solo il tuo sarebbe valido?

      Rispondi

  • gherlan

    02 Novembre @ 14.53

    Innanzitutto gli Ungheresi che fuggirono dopo i fatti del 1956 furono alcune centinaia, gli africani invece giungono a botte di mille-duemila al giorno tutti i giorni dell'anno da oltre tre anni. Poi gli Ungheresi, lingua a parte, erano culturalmente omogenei con i popoli che li accolsero. Per capirci non pretendevano luoghi di culto specifici per loro, non pretendevano diete speciali per i propri figli a scuola, le loro donne non pretendevano di girare per strada a volto coperto, e soprattutto non avevano la segreta speranza di poter imporre tutto ciò agli autoctoni una volta divenuti maggioranza grazie al ventre delle loro donne (cit. Boumedienne). Tutte cose che invece contraddistinguono oggi i cland... ops, "profughi" amabilmente raccattati dalle navi della marina italiana a due passi dalle coste africane.

    Rispondi

  • killer

    02 Novembre @ 13.30

    Caro Cocconi, quanti ne ha di clandestini a casa sua?

    Rispondi

  • Biffo

    02 Novembre @ 11.41

    Signor Cocconi, non mi verrà a far paragoni tra un ungherese, sfuggito prima, con i genitori, alle persecuzioni naziste, poi a a quelle sovietiche, con la massa dei nullafacenti e nullasapienti che arriva a ondate immani, qui da noi. Pressburger non ha mai bighellonato per l'Italia, non percorreva in bici i viali di Parma, armato di cellulare per avvisare i compari spacciatori dell'arrivo di CC e PS.

    Rispondi

  • Biffo

    02 Novembre @ 11.38

    Il cognome Pressburger in certe zone mittel-europee, è abbastanza comune. Nicola potrebbe essere il fratello gemello di Giorgio, entrambi nati a Budapest, nel 1937; Nicola è morto nel 1985, Giorgio è regista, scrittore e drammaturgo.

    Rispondi

    • Vercingetorige

      02 Novembre @ 12.03

      Infatti Giorgio è il fratello .

      Rispondi

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