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IL DIRETTORE RISPONDE

E' comunque democrazia

Michele Brambilla

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Caro Direttore,
sono trascorsi venticinque secoli dalla democrazia diretta esercitata dal popolo (démos) che avvertì la necessità di arginare il potere (kràtos), di contenerne l’abuso, nell’agorà della Grecia classica di Pericle. La civiltà democratica non fu neppure estranea al diritto romano sia in epoca repubblicana che imperiale, quest’ultima con il codice giustinianeo del 16 aprile del 529: “Quod omnes tangit ab omnibus probetur ” (Ciò che riguarda tutti deve essere approvato da tutti).
Attraversò, non indenne, il Medioevo, si affermò in epoca illuministica e si trasformò in democrazia indiretta rappresentativa durante la Rivoluzione americana e quella francese, per approdare, al di là di altri contesti, a quella partecipativa in età contemporanea. L’astensionismo, il partito cosiddetto invisibile, è stato classificato in varie forme: dall’apatico causato dalla crisi delle ideologie a quello di sfiducia, protesta e disaffezione nei confronti dei partiti, per il dilagare della corruzione, a quello fatalistico gattopardesco: “Tanto, non cambierà nulla o cambierà tutto per non cambiare nulla”. L’astinenza nei confronti del voto si è rafforzata passando dal circa il 25% delle politiche del 2013, ad oltre il 41% delle europee del 2014. Secondo indagini statistiche recenti, le percentuali approssimative di non votanti, rispetto agli aventi diritto, nel prossimo Referendum costituzionale del 4 dicembre, supereranno il 47% arrivando ad ipotizzare addirittura il 55%: dopo la negativa esperienza dei sondaggi Trump – Clinton “c’azzeccheranno?”. L’articolo 48 della Costituzione recita: “Il voto è personale ed uguale, libero e segreto. Il suo esercizio è un dovere civico”. Quindi per ottemperare a questo obbligo, coloro che vorrebbero astenersi dovrebbero votare scheda bianca. L’astensione è certamente una facoltà ma non un diritto costituzionale. Una prima versione dell’articolo in questione non solo ammoniva che il voto era “un dovere civico” ma anche “morale” e, come se non bastasse, prevedeva in assenza di valide giustificazioni, una sanzione, quest’ultima abrogata, dopo 37 anni, con l’articolo 3 del decreto legislativo datato 20 dicembre 1993. Com’è noto, per questa consultazione referendaria non è previsto un quorum e quindi l’esito dipenderà non dal numero dei partecipanti, ma dalla scelta affermativa o negativa del quesito. Diamo voce alla crescita della democrazia liberale, rappresentativa, partecipativa, il migliore dei governi possibili: è la “dittatura” della maggioranza che deve tutelare, prendersi cura anche della minoranza e non viceversa, trasformandola, in questo ultimo caso, in una oligarchia repubblicana. Robert Sabatier, scrittore francese, nel suo libro di aforismi: “Le livre de la déraison souriante” (Il libro della irragionevolezza sorridente), pubblicato nel 1991, sentenziava: “Il y a un’action qui est pire que celle de la suppresion du droit de vote au citoyen et est que de supprimer le désir de vote” (C’è un’azione peggiore di quella di togliere il diritto di voto al cittadino e consiste nel togliergli la voglia di votare). Cari Italiani, votate come più vi aggrada, ma recatevi alle urne: se, ipoteticamente, nessuno più votasse, la democrazia liberale morirebbe. Caro Brambilla condividerebbe questo appello?
Luciano Carbognani

Caro Carbognani,

certo che condivido il suo appello ad andare a votare al referendum del 4 dicembre, comunque la si pensi, per il sì o per il no. Personalmente, difendo anche la scelta di chi preferisce astenersi non andando alle urne: a patto però che poi non si lamenti del risultato.

Mi preoccupa molto, infatti, l'atteggiamento di coloro (i quali in genere si fanno chiamare "democratici") che, appunto, non accettano l'esito di una consultazione elettorale. Come quelli che in America stanno inscenando manifestazioni, non proprio pacifiche, contro la vittoria di Trump. Dimenticando che Trump, bello o brutto che sia, ha vinto regolari elezioni, non ha fatto un colpo di Stato.

In Italia abbiamo avuto episodi simili quando ha vinto Berlusconi, e ora vedo un brutto clima anche nei confronti di chi ha promosso il referendum, cioè Renzi. Curiosamente, fra l'altro, Berlusconi è per il "no", quindi Renzi è dall'altra parte...

Ripeto: ogni scelta è lecita, per il sì o per il no, pro Renzi o contro Renzi. A essere indifendibili sono coloro che apprezzano la democrazia solo quando vincono loro.

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