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IL DIRETTORE RISPONDE

Il presepe facciamolo con la vita

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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Caro direttore,
ho letto con attenzione il suo editoriale pubblicato sulla Gazzetta del 27 novembre, e devo dire che mi trovo in perfetta sintonia con quanto scritto sulla festa del Natale (simboli del presepe e albero compresi). Ma, trovandomi d'accordo anche con l'articolo di Pier Aldo Rovatti, pubblicato sull'Espresso del 13 novembre u.s., «Nel nome di un solo Dio», vorrei aggiungere che il disconoscimento del Natale come festa di origine cristiana, ormai così frequente nella società contemporanea, soprattutto europea, nasce forse non solo da una sbandierata pretesa di supremazia della cultura laica ma anche da un profondo, forse irrimediabile inaridimento dell'uomo d'oggi, da un dilagante monoteismo del pensiero che facilita e accoglie un dilagante analfabetismo etico. Il Dio che si riconosce oggi è il Dio personale che ognuno più o meno consapevolmente si costruisce e riconosce in se stesso, in un impoverimento etico e morale che sta sgretolando, quello sì veramente, la nostra cultura, le nostre radici. Che questo sia il cattivo frutto delle religioni monoteiste è speculazione che lascio a filosofi, sociologi, storici come Rovatti. Quello che purtroppo vedono i miei occhi di anziana, educata ad un «senso della vita» ben diverso, è un relativismo (mai il monito di Papa Benedetto è stato così attuale) che tutto accoglie e contemporaneamente tutto nega, che vuole fare la storia ignorando quella che è stata la nostra storia, che del Natale non vuole nemmeno più pronunciare il nome e lo riconosce solo come grande festa laica del consumismo. Temo il futuro costruito da simili uomini, che scavano buchi nei nostri cuori e non sanno con cosa riempirli, che non hanno il senso del trascendente, che sottraggono senza mai restituire, che distruggono valori e simboli di pace e li sostituiscono con parole vuote. Personalmente non mi è stato dato il dono della fede, ma riconosco nel rivoluzionario messaggio d'amore, portato da quel bambinello appoggiato sulla paglia, un punto di riferimento imprescindibile nel riconoscere, ascoltare, rispettare il mio prossimo, un faro nell'impostazione della mia vita. Quest'anno, come tutti gli altri anni, oltre a qualche festone e luce sparsi per la casa, esporrò il presepe.
Anna Maria Pighini

Gentile signora Anna Maria,
la sua bella lettera mi dà l'occasione di completare - anche nel senso che lei indica, mi par di capire - il ragionamento che ho fatto nell'editoriale di domenica scorsa.
Editoriale in cui dicevo che tutta una cultura laicista occidentale ha finito con il mettere nell'angolo la nostra tradizione cristiana, arrivando a vietare i presepi nelle scuole, a cambiare il nome al Natale e perfino il conteggio degli anni, come hanno fatto in Inghilterra. Ho scritto che ritengo tutto questo un errore, e lo confermo.
Ma ora debbo aggiungeremo una cosa. E cioè. Se abbiamo smarrito il senso del Natale e più in generale le radici cristiane, non è solo per colpa di coloro che hanno cercato di nascondere i simboli e la memoria, ma è anche per colpa nostra, cioè di noi che diciamo di credere in quei fatti e in quei valori. Forse, se fossimo stati più appassionati nel vivere queste nostre radici, sarebbe stato più difficile far sparire anche i simboli. Ignazio Silone diceva che certi cristiani sembra che aspettino Cristo con lo stesso entusiasmo e con la stessa passione con cui si aspetta il tram. Credo ci sia molto di vero, e molta autocritica per tutti noi, sottoscritto in testa.
Detto questo, non mi arrendo alla “Common Era” della Bbc o alle “feste della pace” o “dell'inverno” di certe scuole, e continuerò a dire che il 25 dicembre è Natale.

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  • Biffo

    30 Novembre @ 11.17

    Vivere da cristiani, sempre, dovunque e comunque, è una faccenda irta di difficoltà, ma non solo personali, per tutti gli ostacoli che noi stessi ci opponiamo, bensì anche per i trabocchetti, le trappole ,i bastoni le ruote che ci regala il prossimo. E non quello composto dagli atei, agnostici, indifferenti, quanto, purtroppo, da tanti, troppi fedeli solo in superficie, ma infami calunniatori e maligni tagliatori di panni addosso e di erba sotto i piedi. Io, quando si avvicina il Natale, mi faccio un esamino dil coscienza e cerco, in ogni modo, di riappacificarmi con coloro con cui ho avuto degli screzi. Ma non è sempre facile, molto spesso si trovano asti, rancori e musi duri, che scoraggiano e fanno cadere ogni buona intenzione e volontà di tendere la mano e stringere quella di chi ha avuto con il sottoscritto dei dissapori.

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