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lettere al direttore

Un complotto contro Berlusconi?

Michele Brambilla

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Egregio direttore,
chissà se un giorno magari tra 20-30 anni verrà fatta piena luce sulle vicende che portarono nel novembre del 2011 alle dimissioni del governo Berlusconi. Nel corso di quell'anno avvennero molti fatti strani e inquietanti. Monti a colloquio al Quirinale ben cinque mesi prima dell'incarico, i suoi incontri con Prodi e De Benedetti e il piano economico già bello pronto scritto da Passera. La gigantesca manipolazione finanziaria messa in campo da Deutsche Bank (oltre7 miliardi di titoli di Stato italiani frettolosamente venduti sul mercato).
In un momento delicato per il paese (crisi finanziaria mondiale e crisi dell'euro) furono fatte dal Quirinale scelte molto discutibile che di fatto indebolirono il governo di allora agli occhi del mondo politico e finanziario favorendo di fatto la speculazione internazionale contro il nostro paese.
In questi anni qualcuno ha cercato di far luce su quel periodo alquanto oscuro della nostra storia repubblicana e capire perché, in assenza di una crisi di governo, si sondassero già altri candidati. L'ex funzionario della BCE Lorenzo Bini Smaghi nel suo libro «Morire di austerità», l'ex premier spagnolo Luis Zapatero nel suo «Il dilemma», il giornalista statunitense Alan Friedman con «Ammaziamo il gattopardo» e infine l'ex ministro americano del tesoro Tim Geithner nel suo libro «Stress test» ci raccontano con dovizia di particolari, e si presume senza nessun intento fantasioso, come la fine del governo Berlusconi nel 2011 fosse stata decisa a Bruxelles e nei palazzi romani.
Insomma ci furono pressioni, manovre, speculazioni e complotti contro la sovranità del nostro paese con l'aiuto, la complicità e soprattutto con l'entrata in campo di determinati protagonisti dall'altissimo profilo istituzionale. Nel 2011 l'Italia fu sottoposta a un feroce attacco speculativo senza precedenti dai mercati finanziari con l'aiuto determinate degli «amici» di Berlino, Parigi, Londra e forse anche di Washington. Nel giugno del 2011 lo spread era in torno ai 150 punti, (esattamente come il 29 giugno di quest'anno) poi in pochi mesi, abilmente pilotato, schizzò a 574. Uno spread sapientemente manovrato da alcuni centri di potere, come cavallo di Troia, per far cadere l'ultimo governo eletto legittimamente dagli italiani.
Un gigantesco imbroglio reso possibile anche dall'incredibile pressione esercitata oltre che dal capo dello Stato anche e soprattutto dalla magistratura, dall'opposizione e da alcuni giornali e reti televisive. Forse ha ragione chi sostiene che in questo paese è dal 1500 che i centri di potere chiamano in soccorso lo straniero che poi rimane e vuole comandare. Lo dimostrano tutti i vari inquilini di Palazzo Chigi, non eletti dal popolo e quindi abusivi, che si sono succeduti dal 2011 ad' oggi con un'altra caratteristica che li accomuna: tutti vassalli della signora Merkel.

Andrea Furia

Caro Furia,
nel novembre del 2011 ero a Roma per La Stampa proprio per seguire, come inviato, la fase finale del governo Berlusconi, che si concluse con le dimissioni del Cavaliere e con l’incarico a Mario Monti. Ero in piazza, davanti al palazzo del Quirinale, quando Berlusconi uscì dall’incontro con il presidente Napolitano e una folla inferocita lanciò monetine, e un po’ di tutto, contro la sua automobile. Comunque la si pensi, quello fu uno spettacolo indegno, incivile, come purtroppo ne abbiamo visti molti in Italia.
Ora lei chiede: ci fu un complotto internazionale per far cadere Berlusconi? E chi lo sa. Può darsi che in Europa, e magari non solo in Europa, qualcuno abbia “spinto” per cambiare l’inquilino di palazzo Chigi. Ma c’è da dire – e lo dice uno che non crede che Berlusconi sia quel demonio che molti hanno dipinto per anni – che il Cavaliere ci mise molto di suo, per perdere la poltrona di premier. Soprattutto negli ultimi cinque-dieci anni, Berlusconi si era voluto attorniare di yes men che avevano una sola virtù – quella di dirgli sempre «lei ha ragione, presidente» – ma ben poche capacità politiche e men che meno amministrative. A un certo punto, e chissà come mai, perfino le frequentazioni private di Berlusconi erano diventate a dir poco imbarazzanti: e non mi si venga a dire che “quel” privato erano fatti suoi. Un premier rappresenta un Paese e deve avere cura della propria immagine.
La prova poi che Berlusconi sbagliò nell'attorniarsi di figure - anzi, di figuri - di modesto o infimo livello, la vediamo anche oggi: il centrodestra è allo sbando perché il Capo non si è mai preoccupato di allevare una classe dirigente. Come se il suo motto fosse stato «dopo di me il diluvio».
Ma, caro Furia, stiamo facendo discorsi da Storia Illustrata. Sono passati solo cinque anni, ma pare un secolo. Oggi i protagonisti della politica sono altri, e di Berlusconi non parla più nessuno. E per quanto ci si sia scannati, per vent’anni, fra berlusconiani e anti-berlusconiani, come in una disfida che pareva destinata a durare per l’eternità, non bisognerebbe mai dimenticare che passa la scena di questo mondo. E passa rapidamente.

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