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il direttore risponde

Com'era bella la Rai di Bernabei

Michele Brambilla

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Egregio direttore,
ieri, leggendo una pagina de «la Repubblica», casualmente ho gettato l'occhio su una inserzione che avvertiva che lunedì prossimo sarà celebrata a Roma una Santa Messa in occasione del trigesimo della morte di Ettore Bernabei. Mi scusi la citazione, perché capisco che qualcuno potrebbe sospettare che io pur di scrivere una lettera alla gazzetta vada a cercare di tutto. Non è così e cerco di dimostrarlo. Ettore Bernabei è stato un personaggio molto discusso e io stesso, ai tempi in cui simpatizzavo per la Dc, ero piuttosto disorientato. Oggi debbo dire che molto probabilmente la verità stia venendo a galla. Tre giorni dopo la sua morte, alla televisione - mi pare alla RAI - ritrasmisero un'intervista fattagli circa un anno prima del decesso e che io al tempo non avevo visto. Ad una domanda dell'intervistatore tendente a sapere quali fossero le reali ragioni del suo grande successo in alcuni famosi incarichi (come alla Rai) Bernabei rispose: «Ho avuto la fortuna di avere come collaboratori delle persone più brave di me». Credo di poter dire che quella frase la dica lunga sul personaggio. Al tempo in cui lui ebbe quegli incarichi non vi sono dubbi che fu determinante la sua appartenenza alla DC. Però si cominciò a delineare che i nemici lui li avesse numerosi proprio all'interno del suo partito. Insomma si ripeté la storia dei soliti invidiosi che godevano a vedere se qualcosa andasse male, perché così potesse prendere vigore un'altra delle cinque correnti della DC. Importava fino ad un certo punto che Bernabei fosse un cattolico, perché ormai erano in molti a ritenere che quella croce sul simbolo fosse semplicemente un segno per attrarre voti da parte di quella massa di popolazione che frequentava diligentemente le chiese. Eppure Bernabei aveva messo al mondo ben otto figli ed è fuori discussione che li avesse indirizzati al rispetto delle regole imposte da un sano cattolicesimo. Però nessuno - che io ricordi - si sentì in dovere di mettere in rilievo che lui avesse cercato di mettere attorno a lui dirigenti veramente competenti e oggi sappiamo battezzati proprio da Bernabei migliori di sé stesso. E' quel che si dice una bella figura di galantuomo. E allora, anche se avesse compiuto degli errori, gli vanno perdonati, perché a lui interessava aver vicino persone che magari diventavano migliori proprio stando vicini a lui. Lo sappiamo che le invidie possono portare talvolta addirittura a tradimenti. Ma stavolta, dopo quel che è successo al M5s, a Parma si potrebbe cambiare. Però bisognerà che qui, in seno al al Pd, non si parli di perdere tempo con le primarie, perché è possibile che saltino fuori anche nella nostra città delle gelosie. Pagliari ha dato prova di essere molto preparato giuridicamente, molto battagliero ed ha un passato politico che gli ha permesso di essere sensibile nel trovare le soluzioni politiche adatte per la nostra città. Mi scusi avvocato Lavagetto se mi permetto un suggerimento: metta in riga tutti i Pd di Parma. Il personaggio che può ricevere il primo assenso da Roma non può che essere il senatore avvocato Giorgio Pagliari. E io sono convinto che Parma tornerà a votare in maggioranza la sinistra, ma una sinistra moderata come quella che mi sembra intenda rappresentare Pagliari. E poi, posso dire che lui avesse un padre che aveva qualcosa... di Bernabei.
Giuseppe Pigozzi
Parma, 10 settembre

Caro Pigozzi,
così come nei giorni scorsi a un lettore che mi parlava del sindaco ho risposto che non intendevo dare giudizi, non entro nel merito neppure su quel che lei dice sul senatore Pagliari.
La parte della sua lettera che mi interessa è quella in cui lei ricorda Ettore Bernabei, che fu direttore generale della Rai dal 1961 al 1974. E le dico questo: pur sapendo che bisogna stare attenti alla retorica del bel tempo che fu (fra tutte le retoriche, una delle più insidiose) rimpiango mille volte la televisione di Bernabei. Non c’era volgarità ma soprattutto non c’era stupidità, e perfino i quiz, al confronto di quelli di oggi, avevano la statura di corsi ad Oxford. Si faceva cultura, si faceva informazione e si faceva formazione. Teatro, documentari, grandi film, sceneggiati indimenticabili. Perfino il varietà era di grandissimo livello: pensi che lo facevano artisti del calibro di Walter Chiari, di Tognazzi, di Mina, di Gaber… E un’infinità di altri ancora.
Ancora oggi riguardo senza stancarmi (anzi) quei programmi, che vengono ritrasmessi verso le due o le tre di notte. Ed è l’unico momento in cui la tv di oggi eguaglia quella di ieri.

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