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IL DIRETTORE RISPONDE

Ma cosa insegnano ai ragazzi?

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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Buongiorno direttore,
scrivo questa lettera «di getto» dopo avere letto del provvedimento che la società Coop Volley avrebbe intrapreso nei confronti di tre ragazzine che hanno avuto «la colpa» di partecipare ad una festa di fine anno organizzata dalla società Energy. Le mie due figlie hanno svolto attività di pallavolo per alcuni anni alla Coop e posso dire, senza dilungarmi troppo nelle specifiche vicende di cui siamo stati, ahimè protagonisti, che questa società non sa nemmeno cosa significhi trasmettere i valori sportivi ed educativi ma abbia come unico obiettivo vincere in «barba» ad ogni stimolo soprattutto per le giocatrici meno dotate o per chi non ha i genitori che ossequiano i vertici della società. La mia figlia maggiore è stata cacciata in malo modo e senza spiegazioni effettive dalla società solo per alcune voci di cortile; noi non abbiamo sollevato nessun polverone e sono passati ormai 8 anni e per fortuna nostra figlia, malgrado i giudizi sommari e superficiali dei vertici Coop, è diventata una donna responsabile e matura con famiglia.
Non posso quindi che esprimere tutta la mia solidarietà alle famiglie coinvolte in questa vicenda e soprattutto alle ragazzine che a questa età devono imparare il senso dell'amicizia e della condivisione. Lo sport dovrebbe essere di aiuto e di crescita, gli errori si fanno ed è giusto segnalarli ma ricordiamoci di non diventare carnefici o di non strumentalizzare un comportamento innocente per dissidi tra squadre. Il vero sport non umilia ma insegna la correttezza nella vita.


Gentile signora Anna,
non entro ovviamente nel merito della vicenda che lei racconta: c’è solo la sua versione e debbo concedere alla Coop, se vorrà, il diritto di replica.
La sua lettera mi offre tuttavia lo spunto per una considerazione generale sull’incredibile storia del “processo” (davanti a un “Tribunale federale”!) alle tre ragazzine “colpevoli” di aver partecipato, a stagione finita, alla festa di un’altra società: per il solo piacere, suppongo, di stare in compagnia di alcune amiche.
Il fatto di aver denunciato le tre ragazze mi pareva già assurdo in sé; ora leggo che il presidente della Coop non intende neppure incontrare, davanti all’assessore allo sport Marani, il presidente dell’altra società, la Energy.
Ora, a me pare – e non parlo solo di questa vicenda: parlo in generale – che nel mondo dello sport giovanile si stia un po’ perdendo la testa. E che non siano i ragazzini a perderla, ma gli adulti. Episodi di tensione ce ne sono a bizzeffe, in tutti gli sport. E allora vien da porsi una domanda molto semplice: ma certi dirigenti sportivi, che cosa insegnano ai ragazzi?

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  • Fausto

    02 Ottobre @ 22.14

    A proposito del titolo: 'Un codice etico per le società', speriamo che anche i dirigenti delle società adottino il codice etico, anche se penso che per una associazione sportiva in ambito cooperativo, l'etica dovrebbe essere un valore scontato e assoluto. I genitori delle ragazze e dei ragazzi che giocano in queste squadre se l'aspettano. Di sicuro, dopo che i genitori (ad esempio io e mia moglie) hanno anche pagato rette profumate per far 'giocare' i loro figli​,​ non si aspettano di finire nei guai per beghe meschine tra dirigenti puntigliosi delle società. Speriamo che questi dirigenti si vergognino, almeno un pò, per essere venuti meno non solo all'etica ma anche allo spirito sportivo,​ che invece avrebbero dovuto trasmettere ai ragazzi. Speriamo altresì che i ragazzi siano più maturi dei loro dirigenti e sappiano trarre da questi vergognosi comportamenti l'insegnamento a non comportarsi così quando saranno loro dei dirigenti sportivi (o anche semplicemente quando saranno Donne e Uomini comuni...)​ P.S. in una realtà in cui chirurghi e medici luminari possono lavorare alle dipendenze dell'ospedale e in contemporanea (naturalmente non nello stesso istante) in laboratori di analisi (concorrenti delle strutture sanitarie pubbliche) o peggio ancora a titolo privato sfruttando le sofisticate attrezzature degli ospedali di cui sono dipendenti, se tre ragazzine per le quali i genitori hanno pagato per farle 'giocare' si ritrovano, insieme ai loro genitori 'processate' per avere partecipato ad una festa organizzata da una squadra diversa da quella che le ha tesserate... mi spiegate per cortesia di cosa stiamo parlando e se non è legittimo pensare che chi ha portato avanti questa iniziativa dovrebbe vergognarsi almeno un pò e che sarebbe meglio che ammettesse di essere stato erroneamente accecato da un momento di ira e chiedesse scusa a queste ragazze, ai loro genitori e allo sport in generale?

    Rispondi

  • Enzo

    02 Ottobre @ 11.12

    Ah ma il male della società non era il calcio? Quando era uscita quella roba ignobile della Juventus club la risposta dei media era stata che la colpa è del calcio (quindi scagionando la povera Juventus) e che bisognava dedicarsi a sport più sani come per esempio la pallavolo........

    Rispondi

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