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IL DIRETTORE RISPONDE

Povero cocco, deve fare i compiti

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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Egregio direttore,
giorni fa, leggendo il Corriere, mi è venuta in mente la famosa frase di Bartali: «Gli è tutto da rifare!». Non perché abbia letto qualcosa che riguardi la politica, ma per via di due articoli di Antonio Polito e Antonella De Gregorio su quel padre che ha osato dire no ai compiti per le vacanze assegnati al figlio Mattia. Mi è parso inopportuno che abbiano dedicato al fatto quasi un'intera pagina, perché vi sono state delle dichiarazioni di quel signor Marino Peiretti - il padre di Mattia - che davvero mi hanno non dico sconvolto, ma piuttosto irritato. Vengo alla frase centrale pronunciata da questo signore che fa capire la sua opinione: «I compiti estivi sono deleteri. E voi [riferito agli insegnanti] avete nove mesi per dargli nozioni e cultura, io tre mesi per insegnargli a vivere». A mio parere quella è una schiocchezza, per il semplice motivo che in realtà l'insegnante , sempre che ovviamente sappia fare il suo mestiere, cerca nello stesso tempo di dare nozioni ma anche di imprimere quella cultura che oltretutto insegna a vivere. In sostanza, i genitori, integrando l'insegnamento della scuola, possono davvero riuscire a insegnare a vivere i ragazzi. I compiti per casa hanno un'altra funzione: servono a tener vive e integrare le nozioni imparate durante il periodo scolastico. (...) Per fortuna un pedagogista - secondo quel che riporta Antonella De Gregorio - ha scritto sul web che con la scelta di quel signore di pubblicare la lettera fatta avere tramite il figlio ai professori, ha dimostrato di mandare «al figlio messaggi sbagliati». Dunque ciò dovrebbe bastare per chiudere il discorso. Fin che quella lettera venga pubblicata su Facebook mi può star bene, ma mi sorprende che il Corriere si soffermi a puntualizzare che il record di permanenza in classe in un anno scolastico spetta agli italiani (200 giorni). E allora? Si vuol forse dire che ha ragione quel papà che vuol stare il più possibile col figlio (facendo «lunghe gite in bicicletta, vita di campeggio, gestione della casa e della cucina»)? Per carità! Ma si capisce che è salutare quella vita! Ma si dovrebbe comprendere che sia inimmaginabile che dare dei compiti per casa sia di quel tipo sopra ricordato sia che attengano, che so io, la matematica - inibiscano di fare gite in bicicletta. Quanto alla gestione della cucina credo si possa sorridere, perché sta ai genitori, se lo credono utile, ripartire durante tutto l'anno (quello solare) lezioni pratiche di quel tipo. Meno male che il genitore di Mattia ha cercato di fare una precisazione (che risulta un boomerang): «Per l'elettronica non ci saranno problemi per mio figlio. I compiti li farà: quella è la sua materia preferita». Capito? I compiti a casa si fanno solo per la materia preferita!
Giuseppe Pigozzi
Parma, 16 settembre

Caro Pigozzi,
non so quanti anni lei abbia, ma so che fino a pochi decenni fa – e a partire forse dall’età della pietra – dibattiti come questo non erano nemmeno immaginabili. Primo, perché i bambini dovevano fare i compiti punto e basta. Secondo, perché nessun genitore si azzardava a smentire quello che veniva detto a scuola dagli insegnanti: anche quando pensava che l’insegnante potesse avere torto. Genitori e professori erano due autorità che non entravano mai in collisione, e che avevano il compito di voler bene ai bambini ma anche di insegnare loro che nella vita esistono pure i doveri. Anzi, voler bene veramente a un figlio vuol dire anche attrezzarlo per la vita, non fargli credere di avere davanti a sé un’eterna discesa.
Ma i nostri, caro Pigozzi, sono discorsi da vecchi.

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  • Oldsailor

    07 Ottobre @ 19.33

    Io sono della classe 1947, e le elementari come "fiol dlà Madonenna" le ho fatte a S.Leonardo; dove ora sorge un ostello. Le assicuro che avevamo dei maestri che lasciavano veramente il "segno" su di noi alunni; ma nonostante i metodi un "poco" rudi, ci hanno accompagnato fino alla V, senza perdere nessuno per la strada. Certo i compiti per le vacanze c'erano e come; ma nessuno si è sentito "martirizzato" da ciò! Se ci veniva rifilato un ceffone; ci guardavamo bene dal dirlo a casa. Altrimenti ce ne arrivavano due! L'autorità del maestro non è mai stata messa in discussione! Ma ora sono di moda i "Mammi", che con i figli non vogliono essere dei "genitori"; ma degli AMICI! Questa a mio parere è una assurdità che non può che danneggiare il piccolo! Quando facevo una marachella, mia madre per spaventarmi mi diceva: questa sera lo dico a tuo Papà; e era abbastanza per mettermi in riga! Altra cosa che a degenerato la scuola, a mio parere, è stato il permettere che i genitori interferiscano con la gestione scolastica. E altra cosa orrenda, il permettere che l'alunno dia del "TU" al maestro e/o Professore! Sono convinto che il corpo insegnante debba tenere un certo distacco dagli alunni; altrimenti la sua autorità va a farsi benedire! Passare dal tu e a darti del cretino il passo e breve e logico! Lo stesso per il padre "MAMMO & AMICONE"! Il padre deve avere un forte ascendente sulla formazione del figlio; altrimenti poi non scandalizziamoci quando leggiamo di figli che menano i genitori, oppure fanno i "bulli" a scuola! Ben vengano i compiti (non esageriamo); ma i pargoli devono imparare che la vita non è un "SI'" perenne; ma esistono anche i NO, e i non si può! Sarò un "fossile"; ma mio figlio non si è mai permesso, in mia presenza di dare dello stupido ai suoi insegnanti, ne tanto meno al sottoscritto!

    Rispondi

  • Biffo

    07 Ottobre @ 16.43

    Io ho più di 71 anni, e già nell'estate del 1952, terminata la I Elementare, per i tre mesi di vacanze, allora da luglio a settembre, la maestra ci aveva proposto 90 compitini di Italiano e 90 di Matematica; e così fino alla V. Ma capisco che sto parlando dell'Era Archeozoica. Come insegnante, da prof per quasi 40 anni, ho sempre assegnato ai ragazzi, come compiti domestici, il minimo indispensabile. Avevo invece dei colleghi che pensavano che il loro valore didattico e pedagogico fosse direttamente proporzionale alla mole di compiti per casa, e che caricavano gli alunni di un lavoro improbo. Così, succedeva che molti eseguivano solo il lavoro assegnato da quegli insegnanti, e magari non il mio, con grande disappunto del sottoscritto. E nessuno, tra colleghi e genitori, osava contestare la faccenda, perché parecchi di quegli insegnanti se la legavano al dito e si rifacevano sugli alunni. Est modus in rebus, sempre e dovunque, evviva l'aurea mediocritas!

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