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IL DIRETTORE RISPONDE

Non siamo più ai tempi di Cronin

Non siamo più ai tempi di Cronin

Michele Brambilla

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Egregio direttore,
il 9 ottobre si è tenuta la commemorazione delle vittime sul lavoro, ma dall’inizio dell’anno 500 sono morte mentre lavoravano: un dato inaccettabile che rappresenta una situazione drammatica. Queste morti non sono mai la conseguenza della fatalità ma della mancanza di rispetto delle imprese per le procedure e le regole di sicurezza. Una realtà che mostra drammaticamente l’inadeguatezza dei sistemi di prevenzione e delle misure tali da assicurare effettive garanzie per l’incolumità e la sicurezza.
Questa realtà è la conseguenza di comportamenti che mettono in secondo piano le condizioni di lavoro e sottovalutano la necessità della prevenzione. La vita delle persone, il lavoro e le condizioni in cui si svolge, non possono essere subordinate all’interesse economico e al profitto. La situazione di difficoltà economica come l'attuale fa venire meno le attenzioni e le motivazioni a investire «in sicurezza».
Le morti sul lavoro sono la conseguenza di una cultura predominante che ha messo il profitto e l'economia al primo posto, relegando il lavoro e la persona umana a semplice fattore produttivo, specie nei settori più esposti alla concorrenza e al mercato al ribasso degli appalti.
Occorre da subito ristabilire che la sicurezza e la salute dei lavoratori siano la priorità da salvaguardare e tutelare a tutti i costi e con ogni strumento, nella cultura delle aziende, delle istituzioni e dei settori pubblici ai quali è demandata la funzione ispettiva e di controllo. Ogni vita spezzata è una grande perdita, umana e culturale e motivo di grande dolore per tutti. L'incolumità e la salute dei lavoratori costituiscono valori primari per la nostra società.
Occorre quindi un cambio culturale sensibilizzando con spot pubblicitari che le nuove forme di comunicazione prevedono, e non solo con la mera commemorazione, affinché finisca questa mattanza non degna di un paese civile come il nostro.

Rino Basili

Caro Basili,
anche ieri nella nostra provincia c'è stato un incidente sul lavoro, e quindi il tema - purtroppo - è sempre attuale. Una questione sulla quale bisogna tenere sempre altissima l'attenzione.
Credo però che tenere alta l'attenzione voglia dire anche (sottolineo anche) dare una corretta lettura dei dati. Nel numero dei morti in «incidenti sul lavoro», da alcuni anni, sono stati inseriti (e sono moltissimi) anche coloro che hanno perso la vita in incidenti stradali mentre si recavano in azienda: e ci sta, perché anche quello è tempo dedicato al lavoro. Però negli incidenti stradali le imprese non c'entrano nulla.
Ripeto: il problema c'è, ma dare la colpa alla ricerca del profitto, mi scusi, può indurre in errore. Guai se le imprese non cercassero il profitto: non ci sarebbero neppure i posti di lavoro. La verità è che la quasi totalità delle morti davvero sul lavoro avviene in imprese gestite da chissà chi, e che magari vivono di subappalti.
Insomma che non si abbassi la guardia, ma criminalizzare tutte le imprese in un generico discorso sulla “cultura dominante” non mi sembra giusto. Rispetto alla Rivoluzione Industriale, o ai tempi del romanzo di Cronin «E le stelle stanno a guardare», le cose, per fortuna, sono un po' cambiate.

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  • Bastet

    15 Ottobre @ 13.57

    I dipendenti sono obbligati a mettere i DPI!!!!!Ma non li mettono , perché "scomodi" !Mi sono sentita rispondere "prendile tu delle rondelle del 4, con i guanti se sei capace!!!!" ....prima di dare colpe alle imprese tutte, valuterei i lavoratori!!!!

    Rispondi

  • Gianni Cesari

    15 Ottobre @ 10.16

    giannicesari

    Leggo che la colpa sarebbe delle Imprese. Forse si, forse no, però uno dei miei Clienti obbliga i dipendenti a completi ed esaustivi corsi sulla sicurezza, con tanto fi filmini, diapositive, ecc. ecc. Poi, garantisco per averlo visto coi miei occhi, sono i dipendenti che fanno cose disumane, di loro sponte. Io stesso, anche se non dipendente ma collaboratore stesso, li riprendo più volte. Ho persino fotografato un "eroe", parente del titolare, che si era arrampicato su un magazzino a diversi metri di altezza, ed ho mostrato la foto a sua moglie, la figlia del padrone, per farlo multare. Quindi non è assolutamente vero che la colpa è degli SOLO imprenditori, ma va equamente divisa fra datori e dipendenti. Ha ben ragione il Sig.Direttore e menzionare gli incidenti stradali; essere vittima di un incidente stradale entor un certo lasso di tempo (non ricordo, forse 30 minuti) prima e dopo l'orario di lavoro comporta al riconoscimento del fatto come infortunio sul lavoro, con relativo trattamento economico da parte dell'Istituto assicurativo. Nelle statistiche per certo rientrano anche gli incidenti stradali coi su citati requisti.

    Rispondi

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