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Profughi, ecco come aiutarli

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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Cortese Direttore,
non credo proprio di essere l’unico a scriverle dopo aver letto l’editoriale di Filiberto Molossi dedicato ai fatti di Gorino. Nel farlo, però, mi consenta innanzitutto una premessa, che è poi una sorta di constatazione, … non è immiserendo l’Europa che si arricchirà l’Africa! E quando scrivo di immiserimento non mi riferisco solo al lato materiale ed economico ma anche, e soprattutto, a quello culturale e morale della nostra società. Perché è proprio in questi ultimi che stiamo ormai rischiando di sostenere il “costo” più alto. Se anche i cittadini italiani dopo l’indifferenza e l’insofferenza stanno ora “derivando” verso l’intolleranza vuol dire allora che qualcosa sta cambiando e in peggio. E per peggio, a dir il vero, non intendo solo il comportamento che i cittadini del paesino ferrarese hanno tenuto verso un atto come la requisizione forse adottato in maniera sbagliata, ma anche il modo in cui si sta gestendo proprio il fenomeno dell’immigrazione stessa a livello europeo. La dimostrazione più chiara che qualcosa non vada sta proprio nelle sempre più frequenti critiche che il premier Matteo Renzi rivolge ai suoi partners europei visto il rischio politico che ha di restare con il classico cerino dell’accoglienza “senza se e senza ma” in mano. Perché è ormai chiaro ai più che non è proprio l’accoglienza la soluzione alla migrazione che stiamo subendo. Si potrà anche redistribuire pro-quota sui comuni e le frazioni dell’Italia intera tutti i migranti che si vuole ma l’afflusso non si arresterà di certo in questo modo. Ed è forse proprio la montante impressione che le istituzioni, italiane o europee che siano, stiano negando questa evidenza che in qualche modo esaspera gli italiani. Se poi si scopre che un quinto dei migranti dell’ultimo anno proviene da una nazione come la Nigeria che non sembra essere coinvolto in un conflitto interno vero e proprio allora questa impressione di equivoca accoglienza si accentua ancor di più. (…) L'intolleranza è spesso frutto di un eccesso di tolleranza o, nel caso, di un'accoglienza sbagliata!
Mario Taliani
Noceto, 27 ottobre

Caro Taliani,
mi perdoni se ho tagliato un po’ la sua lettera ma era davvero troppo lunga. Su quanto dice, nella sostanza concordo con lei. L’editoriale di Filiberto Molossi, e il mio pensiero, non sono frutto di un “cerchiobottismo”, ma dell’osservazione della realtà.
La realtà ci dice che ci sono milioni di nostri fratelli che vanno aiutati, e quando arrivano qui da noi, non possiamo respingerli. Però la realtà ci dice anche altre cose. Ci dice che non possiamo accogliere tutti (non è realistico, neppure numericamente) e ci dice che, così com’è gestita adesso, l’accoglienza non funziona. I profughi vengono “piazzati” più come cose che come persone in alberghi, creando peraltro un business tutt’altro che solidale che Mario Giordano ha ben documentato nel suo libro “Profugopoli” (Mondadori); e vengono tenuti lì, a far nulla, quasi mai senza poter lavorare, né imparare la nostra lingua e cercare davvero di integrarsi. Quindi, non basta dire “accogliamo, accogliamo”, magari per farsi belli in qualche salotto radical chic. Bisogna trovare una soluzione più – mi ripeto – realistica.
E qui bisognerebbe avere il coraggio di fare un discorso che oggi costa, a chi lo fa, la qualifica di reazionario. Ma lo faccio lo stesso. L’unico modo per aiutare queste persone è davvero aiutarli a casa loro. Sia perché è più sostenibile per noi, sia perché evita il rischio che quei Paesi dai quali i migranti scappano vengano privati delle loro forze migliori. Non dimentichiamo che chi ha quei quattro soldi per tentare la fuga sono quelli che stanno meno peggio, sono i più istruiti. Figuriamoci gli altri.
Colonialismo? Chi lo dice è in malafede. Nessuno ha più in mente un impero. Si tratta di essere davvero solidali, vigilando sulle speculazioni, certo. Ma percorrendo l’unica strada realisticamente percorribile.

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