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IL DIRETTORE RISPONDE

Perché parliamo di San Leonardo

Perché parliamo di San Leonardo

Michele Brambilla

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Buongiorno direttore,
grazie dell’attenzione e dell’ospitalità che mi vorrà concedere su questa pagina che tanti parmigiani leggono volentieri; io che vivo in provincia di Brescia, dico ai miei compaesani che la Gazzetta di Parma è un giornale vicino alla gente, dove potresti anche leggere che un tuo condomino ha lasciato la luce accesa in cantina.
Sono nato a Parma e parlo discretamente il dialetto parmigiano, ma non lo so scrivere; una conoscenza vissuta nei primi 20 anni della mia vita, tra le persone che parlavano SOLO dialetto.
"Dàia a col can”, letteralmente significa: "Dagliele a quel cane…”, .. le botte; il che vuol dire che quando ci si convince che il colpevole o il peggiore sia un soggetto, si da sempre la colpa a lui, anche se non c’entra niente ed anche se si sa che i colpevoli sono altri; una vera e propria criminilizzazione.
Esattamente cio che sta succedendo a Parma nei confronti del quartiere San Leonardo.
E’ sicuramente vero che qui, da dove io le sto scrivendo sono successe le cose di cui la Gazzetta ha dato notizia, ma è altrettanto e purtroppo vero, e me ne dolgo, che le stesse cose succedono in tutta la città.
Io gestisco la tabaccheria in via San Leonardo da 18 anni e non mi è mai successo niente; l’anno scorso, una sera uscendo, ho dimenticato le chiavi sulla toppa della porta della tabaccheria!
Al mattino quando sono tornato le ho ritrovate proprio li: nessuno le aveva toccate e svariate clienti che se n’erano accorti, nei giorni seguenti mi hanno apostrofato “ dormi la sera quando esci?.. la té andäda ben… ecc. ecc.”
Le potrei fare un elenco infinito di episodi spiacevoli successi a miei colleghi: in via Garibaldi hanno svaligiato la tabaccheria due volte in un mese, a mio nipote in via D’Azeglio in cinque anni hanno sfondato la vetrina di notte e hanno aggredito in pieno giorno suo padre che era in negozio con lui, cosi come fu aggredito tempo fa il tabaccaio in viale Solferino, ecc., gli spacciatori ci sono in tutta la città, sulla via Emilia, per dire via Emilio Lepido o via Gramsci non si è padroni di far rifornimento ad un distributore senza imbattersi in una gentile signora/e che si offrano, i parcheggi sono ben frequentati da bionde col telefono in mano che partono alla prima chiamata, mentre gli stessi ciclisti abbronzati che frequentano San Leonardo viaggiano indisturbati praticamente ovunque, le case vengono svaligiate sicuramente in maggior numero in altri quartieri dove la possibilità per i ladri di trovare qualcosa di interessante è maggiore che non qui, e chi più ne ha più ne metta.
Non è che io mi voglia consolare, ma mi creda, qui non succede niente di diverso da tutto il resto della città.
Non dico che si debba tacere sui fatti, anzi, ma neanche tirare troppo la corda; informare si, semplicemente attenendosi ai fatti. Cronache non opinioni.
Mi piacerebbe leggere articoli che suggeriscono soluzioni e spronino le autorità ad intervenire piuttosto di quelli che dipingono la disperazione sul volto dei parmigiani; fanno più danni le parole dei fatti, e Lei lo sa benissimo, visto la sua professione.
Ed allora La prego: "Par piasér, basta strighèr sempor col can, a Pärma sèmma tutt 'na famija e sèmma tutt in t’la stésa bärca” = Per favore basta bastonare sempre lo stesso cane, a Parma siamo tutta una famiglia, (mangiamo allo stesso tavolo) e siamo sulla stessa barca.

Giancarlo Pellegrini

Caro Pellegrini,
a prescindere dal fatto che non ho capito bene se lei vive in provincia di Brescia o se gestisce una tabaccheria a Parma, la vorrei rassicurare: noi non ce l’abbiamo con il quartiere San Leonardo, ma con quelli che lo insozzano e con quelli che non intervengono per ripulirlo. So bene che furti, spaccio di droga e altre piacevolezza ci sono anche in altre parti della città: però è la cronaca a dettare l’agenda, non i cronisti. E se un omicidio, come quello del nigeriano, accade in San Leonardo, dobbiamo dire che è accaduto lì; e se una donna nuda viene trovata all’alba davanti alla chiesa parrocchiale, dobbiamo dire che l’hanno trovata lì: questo solo per stare agli ultimi giorni. E se una marcia contro la criminalità i cittadini la fanno in San Leonardo, com’è accaduto nei mesi scorsi, dobbiamo dire che l’hanno fatta lì, e se l’hanno fatta proprio lì ci sarà un motivo. Insomma, mi creda: nessuna volontà di denigrare il quartiere, da parte nostra. Anzi, quel che cerchiamo di fare è proprio di richiamare l’attenzione su cosa non va per cercare di migliorare le cose.

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  • lucaparma

    18 Novembre @ 17.01

    Sarei curioso di sapere dove vive questo commerciante. Di notte, dove è ubicato?

    Rispondi

  • Biffo

    18 Novembre @ 14.58

    Io abito a Fidenza, ora, ma avevo un appartamento in Via Genova, per fortuna venduto nel 2008. Mi spiace, Signor Pellegnrini, ma io non mi sento facente parte di una famiglia parmigiana allargata a certi ceffi o di stare sulla medesima barca dei criminali che infestano tutta Parma, ed in particolare S. Leonardo. Se Lei invece è del tipo "Volèmose tutti bene!", faccia pure, ma non coinvolga i parmigiani tutti in certi vincoli infami con persone che delinquono per vivere. Se a Lei certi soggetti piacciono, buon prò Le faccia!

    Rispondi

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