Lorenzo Centenari
Non accetti di scontrarti con la Panda se non hai fegato a sufficienza. Ma alla Twingo a quanto pare l’autostima non fa difetto: per persa in partenza che sia (in Italia...), alla battaglia commerciale in procinto di deflagrare la baby Renault non si sottrae. Rivelando, sotto un aspetto scanzonato e pacifico, un cuore alla Giovanna d’Arco.
Per la terza generazione della sua storica citycar, espressione di un successo da quattro milioni scarsi di unità dal '93 a oggi, la Losanga ricicla il pianale della versione attualmente a fine serie indirizzando le ragioni di acquisto al disegno, all’allestimento e alla gamma motori.
Il design del futuro
Proprio allo stile il chief designer Laurens Van Den Acker avrebbe riservato il ruolo di ponte ideologico tra presente e futuro: memorizzando i motivi e le curve della nuova utilitaria è già possibile farsi un’idea dell’identità della prossima gamma Renault, che risalterà quindi per un logo ancor più grande, forme complessivamente addolcite e un catalogo di accessori che nel nostro caso danno vita a 30.000 differenti Twingo.
«Customizzazione» è dunque la parola d’ordine per l’ingresso nel micro-mondo Renault, per impossessarsi cioè della fedele replica, almeno in termini di personalità, della rivoluzionaria Twingo prima maniera. Lamiere anteriori e posteriori ritmate da un’armonica combinazione di proiettori, fra i quali le luci di retromarcia supplementari emergono come la novità più autentica.
L'abitacolo
La tinta a contrasto nella quale è possibile ricevere, balzando all’interno, le bocchette dell’aerazione o i pulsanti sulla consolle centrale per il controllo della climatizzazione è efficace elisir di buonumore.
Quanto alla plancia, la grana è di prima qualità e marca a sua volta un netto passo avanti. L’accoglienza destinata a oggetti (30 litri di vani dedicati) e occupanti conserva la leadership di segmento A, premiando la seconda fila per quei 230 mm di raggio alle ginocchia che neanche una Laguna. Il volume del bagagliaio passa invece da uno striminzito standard di 165 litri a 959 litri coi sedili posteriori ripiegati a portafoglio.
Mini-sportiva
Ma Twingo vuol vendersi anche come mini-sportiva, ed è proprio pensando ai giovani che la Regie ha rispolverato la griffe Gordini e l’ha accostata alla motorizzazione più brillante, il 1.2 turbo benzina da 100 cavalli e 189 km/h di velocità massima (1.2 TCe). L’offerta globale rispecchia in ogni caso anche un serio impegno ecologico, col 1.2 da 75 cavalli che in formato «Energy» beve appena 4,5 litri per 100 km (ciclo combinato) e sparge 105 g/km di CO2 e il 1.5 dCi, destinazione obbligata per gli adepti del gasolio (5% di quota mercato), che abbatte la soglia dei 100 g/km scendendo fino a 90.
Il listino
La forbice di prezzi oscilla dai 10.950 euro (per i primi tre mesi di commercializzazione offerta in via eccezionale a 8.500 euro) necessari per la 1.2 in allestimento Wave (clima manuale, radio Cd-Mp3, Bluetooth, cruise control e computer di bordo) ai 13.950 Euro richiesti per la 1.2 TCe «vestita» Gordini: livrea Blu Malta e le due leggendarie bande bianche a solcarne per il lungo la carrozzeria. Difetti? L’Esp è a pagamento (350 euro). Ma è un «peccato» che Twingo, sciovinista pulce da città, divide con l’intera concorrenza.
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