Lancia: la Flavia del terzo millennio è a stelle e strisce
di Lorenzo Centenari
Un «usato sicuro» per nome, una campagna pubblicitaria in bianco e nero, il fascino senza età della guida a cielo aperto. Stop. Tanta acqua è passata sotto i ponti, le analogie con la progenitrice anni Sessanta si esauriscono qui.
La Flavia del terzo millennio, semmai, condivide buona parte della sua raison d’étre con le classiche «cabriolone» d’Oltreoceano, con altri stalloni di prateria coi quali dopotutto essa spartisce anche la cittadinanza (nasce a Sterling Heights, Michigan). Pur con quella targhetta generatrice di emozioni, la Flavia - sulla falsariga di Thema e Voyager - resta insomma una Chrysler (la 200 Convertible) sulla quale Lancia passa un gradevole strato di vernice.
Riportato il valore storico dell’operazione al grado che gli compete, passiamo quindi all’analisi del prodotto per come si mostra a un comune profano.
Quattro posti Sesto modello della gamma, il terzo in partnership con Detroit, la Flavia si classifica come cabriolet a quattro posti e a trazione anteriore di qualificato senso estetico ma dalla scarsa vocazione sportiva. Va insomma a solleticare i desideri della raffinata borghesia piuttosto che le pulsioni di qualche nostalgico lancista.
Dimensioni yankee, ricercatezza latina: in quasi 5 metri (494 centimetri, per la precisione) di cabrio trovano spazio soluzioni creative come la griglia Chrysler riadattata, i fari «coricati» all’indietro, la disarmante pulizia delle fiancate e le cromature di scarico e retro-proiettori a Led.
Gli interni riprendono a loro volta l’immagine robusta delle auto a Stelle e Strisce: quadranti e manopole oversize, navigatore touch screen da 6,5 pollici (interfaccia del completo programma multimediale Uconnect), cambio automatico a sei rapporti (senza «paddles» e dai ritmi pacifici).
Stile La mano del Centro stile Lancia si vede nella scelta delle pelli e nella ricchezza della mono-dotazione di serie, valore aggiunto che concorre a plasmare un prezzo di lancio di 37.900 euro (è già pronta anche una serie di formule finanziarie all inclusive).
Non è solo l’allestimento, a offrirsi in forma univoca: per ora anche il motore è una scelta obbligata. Il 4 cilindri 2.4 a benzina da 170 Cv e 220 Nm di coppia ha potenza ma non suona appropriato a una Flavia, per di più «born in the Usa»: forse lei avrebbe preferito un V6, vedremo il mercato.
Sta di fatto che in abitacolo entra un frullio troppo poco coinvolgente per suscitare moti di orgoglio, così come anche pigiando a fondo sul gas i 1.856 kg di pasta Fiat-Chrysler stentano a proiettarsi in avanti (0-100 km/h in 10,8 secondi). Dove la Flavia esprime la sua natura è invece l’autostrada: si viaggia larghi anche in quattro (2,7 metri di interasse) e le asperità del fondo stradale si avvertono a malapena.
Spazio Già, quanto a comfort non ce n'è davvero per nessuno. Come per ogni convertibile che si rispetti, il bagagliaio sconta il meccanismo di apertura/chiusura della capote in tela (28 secondi per il passaggio dalla modalità aperta a quella chiusa), ma anche a tetto riavvolto su se stesso si ritagliano pur sempre 198 litri di capienza.
In tinta Bright White o Mineral Grey, la Flavia avrebbe i numeri per conquistare gli States. Dalle nostre parti avrà vita dura, ma il ruolo di portabandiera made in Italy non glielo si nega.
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