di Aldo Tagliaferro
Che cosa resterà di questi anni Ottanta?, cantava quel tale. Beh, se parliamo di auto una delle icone, sorta proprio sullo scorcio del decennio, fu la Volvo Polar. A essere precisi, la 240 con quel marchio a cui tutti siamo rimasti affezionati tanto da pensare che tutte le Volvo fossero in qualche modo Polar in quegli anni patinati e reaganiani dove essere svedesi era molto “cool”. Invece l'onore toccò «solo» alla 240 e poi alla 940, con l'aggiunta della versione vippaiola Superpolar.
Cos'era la Polar? Era un'auto premium ad un prezzo da vettura usata, grazie ad un pacchetto ad hoc dove l'essenziale non faceva mai rima con povero. Era la risposta all'avanzata impetuosa della Passat e fu un successo tutto italiano (l'idea non era nata in Svezia) che contribuì a far toccare alla 240 i 2,8 milioni di esemplari prodotti nel suo lungo ciclo di vita.
E tutto questo, vi state chiedendo, che c'entra oggi? Vent'anni dopo, mentre spirano venti di crisi davvero «polari» e ogni Casa si attrezza per affrontare un mercato asfittico e attento al centesimo, ecco che dal cilindro della Volvo spunta nuovamente il marchio Polar, che da oggi va ad allargare la gamma seguendo la lezione del 1989: si può essere prestigiosi senza fare gli esibizionisti, senza rinunciare al lusso ma contenendo i costi e declinandoli sulla scala del pragmatismo.
Risultato: C30, V50, V70 e XC90 hanno oggi anche una versione Polar (anzi, più di una: sono nove in tutto) con un prezzo irripetibile che ridefinisce il concetto di premium adeguandolo ai tempi.
Raccontarvi tutti gli allestimenti sarebbe troppo lungo, basterà dire che non manca davvero nulla di importante, insomma non si tratta di modelli ricchi a cui è stato tolto qualcosa, anzi. E soprattutto sul versante della sicurezza, una specie di religione alla Volvo, c'è tutto: Abs, Airbag, Sips, Whips eccetera. Diciamo che l'idea di portarsi a casa una C30 1.6 con tanto di controllo della stabilità e mega impianto audio a 14.500 euro sfruttando la rottamazione (altrimenti 17.450) è abbastanza invitante. Già che ci siamo, vediamo il listino, che è la novità più succosa di queste Polar. La C30 è anche diesel 1.6 DRIVe (poi vediamo cosa nasconde la sigla) a 19.800 euro e 20.150 in versione Start/Stop; la V50 1.6 costa 21.200 euro, la 1.6 DRIVe 23.800, versione Start/Stop 24.150; la V70 Polar 2.0 è offerta a 30.950 euro, 2mila in più per la 2.0 diesel; infine la XC90 D5 7 posti (l'unica Polar) a 42.800 euro. Per chi vuole stare al passo con i tempi morigerati ma preferisce distinguersi c'è un pacchetto Polar Plus con cerchi specifici e, a seconda dei modelli, qualche diavoleria elettronica in più.
Le prestazioni? Tutte le qualità di guida, di sicurezza e di tenuta delle Volvo restano nel Dna anche delle Polar (il telaio della V50 è semplicemente un gioiellino).
E la XC60, vi chiederete? Per lei c'è la coda in concessionaria, quindi non sarà Polar come non lo fu ai tempi la gloriosa 740. Ma c'è una novità anche per la XC60: la versione a trazione anteriore col nuovo motore turbodiesel 5 cilindri 2.4D da 175 Cv. La straordinaria coppia di 420 Nm unita alla leggerezza delle due sole ruote motrici e ad un cambio insolitamente sportivo per Volvo ne fanno una versione da innamoramento immediato. E poi è verde: appena 6 litri per 100 km ed emissioni di Co2 ferme a 159 g/km.
E questo ci fa tornare alla sigla DRIVe, l'ombrello che raggruppa gli sforzi di Volvo verso una mobilità ecosostenibile. Che è fatta di tante cose, dal sistema Start/Stop (il motore si spegne automaticamente quando l'auto si ferma) al Flexifuel (ma per il biocarburante c'è una sola stazione di servizio in Italia, a La Spezia), e soprattutto basse emissioni di Co2 con tre diversi livelli, 120, 140 e 150 g/km. Sul portellone delle Polar per ora campeggia per lo più il badge DRIVe. E' il segno dei tempi.
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