Il fascino snob di una «wagon»... da corsa
Nell’attesa che in autunno debutti la Countryman, la Clubman resta la più stravagante delle Mini-deformazioni. La «giardinetta» più sfiziosa del mercato è un dolce paradosso: a dispetto di quella semi-portiera posteriore (nata non si sa bene se per scopi estetico-filosofici piuttosto che per una reale esigenza tecnica), l’accesso è tutto fuorché agevole. Sia che si sieda davanti sia che ci si accomodi dietro, inizialmente gambe e nuca litigano con la cornice della carrozzeria. La prospettiva muta via via che si dà fuoco alle polveri, si mollano gli ormeggi e si prende a solcare il mare: carrozzeria berlina o «essevù», il go-kart feeling è compagno fedele. Non segue l’una o l’altra variante, si abbina a un marchio intero. In fondo il segreto sta negli sbalzi tenuti brevi, e la Clubman copia fedele fedele la Mini originale anche per quanto concerne il piacere di guida: un interasse maggiore (2547 mm, superiore di 8 cm) la rende anzi ancor più stabile durante i curvoni extraurbani o autostradali.
Spazio? Allacciata la cintura, ce n'è quanto basta per non soffrire di claustrofobia e accedere facilmente a ogni funzione permessa dal sofisticato infotainment. Se poi sotto il panciuto e sorridente cofano si cela il 1.6 a turbina da 184 Cv a 5.500 giri (iniezione di 9 Cv supplementari rispetto all’edizione precedente) e 240 Nm (260 con overboost) costanti fra i 1.600 e i 5.000 giri, allora la stravaganza si fonde con l’esuberanza dando vita a un mix irresistibile. 184 cavalli, ovvero la ragione di quella «S» di seguito all’epiteto Cooper (che si ferma a quota 120). In campagna, in montagna, in «cuccagna», non potresti chiedere di più: lo stile bohemien acchiappa-sguardi sommato allo spunto per impegnare una Porsche al verde di un semaforo (0-100 km/h in 7,5”). L’assetto rigido alla lunga può affaticare, ma che emozione «sfiorare» l’asfalto con le mani grazie al volante iperdiretto e all’assetto corse. L’euforia cala, casomai, quando si butta l’occhio alla scala del carburante: una tacca via l’altra che si spegne (per restare attorno ai 5,9 l/100 km dichiarati servirebbe un carattere forte, così come di taglia large deve essere il portafogli: 26.300 euro per 4 metri scarsi di macchina). Oppure al momento di sciacquare il proverbiale parabrezza verticale, in estate autentica fossa comune per moscerini... Ma un conto è quel che accade all’esterno, ben altra musica è la vita sotto il tetto: attraverso la rotella ai piedi della plancia centrale si comandano navigatore, telefono bluetooth e impianto audio. Se la Clubman ha pretese di wagon, l’esame bagagliaio è obbligatorio: i sorrisi si limitano alla doppia anta stile «armadio» (o furgone?), perché il volume è quel che è (260 litri). Ma giudicare una Mini col metro della sarta è un sacrilegio. Figurarsi la Clubman, Mini snob per antonomasia che declina il passato al futuro. E ubriaca.
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