di Aldo Tagliaferro
Sono tempi difficili per l'auto. L'unica certezza sono gli ordini in calo e le prospettive fosche. Ma sono proprio questi i momenti nei quali le Case tirano fuori il meglio, sia in termini di idee che sotto il profilo dell'ingegno, a favore di economie di scala e riduzione dei costi.
Wind risponde a tutte queste esigenze. Renault sforna un prodotto nuovo, fresco, originale, magari non piacerà proprio a tutti, ma sicuramente smuove le acque, e allo stesso tempo il progetto sfrutta con intelligenza la banca organi Renault: Wind condivide il 60% con la Twingo RS, sposa la filosofia dei costi contenuti senza rinunciare alla qualità (Dacia insegna) e inventa una vettura originale per i giovani.
Ma cos'è Wind? E' una coupé – cabriolet di 383 cm che se da un lato riprende il tema degli anni '90 delle sportive piccole e non troppo potenti (ricordate Tigra e Puma?) dall'altro inaugura la seconda generazione delle “cc”, con un design nuovo, capace di mandare in pensione quei bauli posteriori lunghissimi a cui ci eravamo quasi inconsapevolmente abituati.
Peccato che su strada la si possa vedere solo da settembre, perché la Wind è una roadster sbarazzina, tipicamente estiva. Per farla breve: due posti secchi, un piccolo tettuccio che sparisce elettricamente nel posteriore senza piegarsi ma semplicemente ribaltandosi (e infatti pesa 12 kg anziché un quintale...), look deciso, scolpito e dinamico, bagagliaio sorprendentemente grande, 270 dm³. Posteriore da corsa, con la doppia sagomatura che segue i sedili, frontale spiovente, linea delle porte originale grazie all'impennata improvvisa all'altezza del montante: diciamo che è la risposta di Renault alla “pinna” della Ds3. Si potrà obiettare che la Wind è solo uno sfizio, ma in fondo anche Wilde diceva che l'arte è inutile, no?
Dentro pochi fronzoli ma atmosfera da cockpit, dalla pedaliera alla strumentazione. I sedili sono comodi, ma non permettono troppe regolazioni così come il volante (non si sposta in profondità), del resto il prezzo è quasi da utilitaria e a qualcosa bisogna pur rinunciare. I motori sono due: il 1.2 da 100 Cv riassume come meglio non si potrebbe la filosofia del downsizing. Non regala emozioni forti ma grazie al turbo la coppia è disponibile già ai bassi regimi e aiuta la guidabilità in ogni situazione. Non riesce minimamente a scomporre lo straordinario telaio della Wind che fa dell'agilità e della tenuta di strada i suoi punti di forza. Decisamente più frizzante il 1.6 da 133 Cv (in fondo costa solo mille euro in più), che offre un allungo interessante, uno scatto vivace e un sound bello cattivo.
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