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PROFESSIONE CULTURA

Mariella Utili: «La mia missione? Fare della Pilotta una casa aperta a tutti»

«Sogno di fare conoscere sempre di più i tesori custoditi nei nostri musei e nell'intero territorio»

Mariella Utili

Mariella Utili

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Appena messo piede a Parma si è innamorata. Della città e dei suoi tesori, ovviamente. Un ritorno di fiamma, dal momento che aveva già lavorato in città nel '94, al fianco di Lucia Fornari Schianchi per la mostra dedicata ai Farnese. Ogni giorno passa da piazza Duomo e confessa: «Resto sbalordita, tanto è bella» e si chiede stupita: «Perché ci sono così pochi parmigiani?».
Mariella Utili, è da due anni soprintendente ai Beni storici, artistici e etnoantropologici di Parma e Piacenza. Per venticinque anni, prima di arrivare qui, aveva diretto il Museo di Capodimonte. E la sua prima mossa è stata inventare il motto - che poi è diventato il logo di simpatici gadget, adesivi e segnalibri - «Pilottamica». Ossia «Pilotta amica». O, come ama dire lei, «la casa di tutti i cittadini».
Un sogno, diventato presto progetto. E che ha già dato i suoi primi frutti. «Nel 2013 abbiamo registrato un aumento considerevole degli ingressi alla Galleria Nazionale. Il 48% in più di visitatori, di cui la gran parte paganti».
Insomma, un grande successo. Che però necessita di una precisazione: «Noi facciamo parte di quei musei dello Stato che non introitano gli incassi che derivano dalla biglietteria. Questo va detto perché altrimenti sembra che che tutto quello che si fa risponda soltanto a una logica economica. Una istituzione come un museo non può essere considerata solo nella logica dei numeri, per risultati immediati. Bisogna avere lo sguardo lungo, lavorare per avvicinare al patrimonio artistico, educare all’arte, amarla, solo ciò di cui si ha cura si riesce a proteggere, e solo così si potrà tutelarla davvero. E questo vale tanto più per le giovani generazioni. Anche per questo noi prestiamo tanta attenzione all'attività didattica. Tra l'altro, Parma è sempre stata una punta di diamante in questo ambito».
Certo i numeri contano, e danno coraggio: «I numeri sono la prova che gli sforzi hanno un riscontro. Noi lavoriamo nel pubblico, io ci lavoro da 30 anni, e la nostra spinta quotidiana viene dal sapere che il nostro impegno si riflette in un servizio alla comunità».
Ecco, «noi». Il suo pronome preferito. Mariella Utili parla spesso al plurale perché ha un imperativo nella sua missione: «fare sempre gioco di squadra». «Sono contenta quando vedo i miei colleghi, a tutti i livelli, soddisfatti del loro impegno, pur tra inevitabili difficoltà e stanchezze. Io ho un ruolo pubblico, e in quanto tale non mi sento una persona isolata. Credo fortemente nel valore della coesione. E credo che questo faccia la differenza. Se continuiamo a considerarci dei singoli che portano avanti il proprio lavoro, in maniera autoreferenziale, rischiamo di restare imbrigliati in logiche inadeguate ai tempi che corrono. Le risorse umane sono drammaticamente carenti, nonostante il nostro sia un settore così cruciale nella cultura e nell’economia del Paese, per questo è ancora più necessario essere uniti. L'ho detto il primo giorno che sono arrivata: lavoriamo insieme. Senza la condivisione degli obiettivi e del percorso è difficile raggiungere i risultati».

C'è anche un'altra parola d'ordine irrinunciabile: «fare sistema» con le altre istituzioni cittadine, innanzi tutto. Una formula un po' usurata, ma che in questo caso rende il senso di un lavoro costante, quotidiano. «Il punto di partenza era la Pilotta, un enorme, imponente, possente edificio, che, invece di essere una meravigliosa cittadella della cultura era chiuso in se stesso. Addirittura le singole istituzioni presenti dentro l'edificio non dialogavano fra loro. E questo è il primo aspetto su cui abbiamo cercato di invertire la rotta. Tutte le attività fatte, dalle piccole esposizioni a quelle più grandi, dall'iniziativa su Verdi, la prima in Italia ad avere il logo delle celebrazioni del comitato nazionale, alla mostra di Bodoni, sono state fatte insieme alle altre realtà presenti in Pilotta, a partire dalla Biblioteca Palatina. Ora la collaborazione è prassi quotidiana anche con il Museo archeologico e con l'istituto Toschi, con l'Università e con la Soprintendenza ai Beni architettonici che governa la regia dei molteplici interventi all’enorme complesso monumentale».
Ricapitolando: «Due le strade da seguire: riaprire il dialogo dentro il monolite, come lo chiamavo io, tra le istituzioni presenti all'interno, e all'esterno con la città».
Da qui lo slogan «Pilottamica». «Nel senso di dare attenzione per ricevere attenzione, allungare una mano che viene raccolta, stretta dai cittadini con entusiasmo e partecipazione. Parma è una delle grandi città di una zona ricchissima d'arte. E si trova lungo un asse di turismo che vede contempla importanti mete come Venezia, Firenze, Milano. L'istituzione museale di Parma, piuttosto che inseguire solo un discorso di turismo più o meno probabile e comunque legato a pochi giorni di permanenza, doveva cominciare a rivolgersi ai cittadini in primis. Per favorire un circuito virtuoso per cui da interesse nasce interesse. Se non riusciamo a guardare dentro noi stessi, non possiamo aprirci al mondo. Su questa strada abbiamo cominciato a mettere in campo una lunga serie di iniziative. A Parma viene un turista colto. Che ama Antelami, Correggio, Parmigianino, il teatro Farnese. Questi turisti bene o male verranno sempre, ma dobbiamo aiutarli a venire più spesso, migliorando l'offerta e le iniziative. Quindi cominciamo a far sì che il patrimonio artistico dei musei e dell'intero territorio cominci ad essere ri-conosciuto dai cittadini, che i nostri musei siano un luogo di accoglienza, di dialogo, nei quali si torna volentieri più d’una volta».
Un cambio di rotta rispetto al passato: «I tempi sono molto cambiati nel nostro settore. La tradizione di questa sovrintendenza è nobile. Ha realizzato grandi manifestazioni espositive e sono onorata di sedere dietro questa scrivania». Ma la mannaia della «spending review» si abbatte anche su Parma: «Per questo dobbiamo avere la tenacia e la fantasia di percorrere strade nuove, catturare nuova attenzione, nell’interesse della cultura viva, radicata nella vita di tutti i giorni».

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