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Cultura

Diario di corte del barbiere Bevilacqua

Recuperato un manoscritto del '600 in otto volumi che copre un trentennio di avvenimenti accaduti a Parma, Piacenza e Colorno. Le "immagini indiretta" della vita che gravitava intorno a Ranuccio II, il duca più longevo dei Farnese

Diario di corte del barbiere Bevilacqua

Ranuccio II

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E'stato il duca che a Parma ha regnato più a lungo Ranuccio II Farnese (1630 – 1694) ed è stato quello che è passato più inosservato agli storici, che si sono interessati solo della perdita del ducato di Ronciglione e Castro, dovuta alla pesante situazione debitoria ereditata. Eppure durante i 48 anni della sua ducea ha promosso diverse innovazioni riguardanti l’agricoltura, l’istituzione degli archivi notarili; ha impiegato architetti di chiara fama come Ferdinando Bibiena, per modificare il Palazzo del Giardino e creare scenografie teatrali, e Stefano Lolli per costruire due teatri; ha chiamato ad esibirsi i più celebri musicisti, cantanti e attori; ha arricchito il ducato di preziose opere d’arte concentrando qui tutto l’ingente patrimonio di quadri, sculture, arazzi, medaglie, libri che i Farnese avevano sparsi nei palazzi di Roma e Caprarola così da fare di Parma un centro d’attrazione per tutti i colti forestieri che visitavano l’Italia. Le opere venivano poste inizialmente nel Palazzo del Giardino sotto l’attenta supervisione del duca e successivamente una parte era trasporta nel Palazzo della Pilotta.
Quanto fosse vivace l’attività ducale emerge nel Diario del parmigiano Orazio Bevilacqua «barbiere della Ser.ma Casa», che offre immagini «in diretta» della vita della corte che gravitava intorno a Ranuccio e di ciò che avveniva in città. I barbieri, allora, avevano mansioni molto più ampie e diverse rispetto alle attuali in quanto erano anche paramedici e praticavano i salassi, molto diffusi; avevano una istruzione superiore alla media e si guadagnavano la confidenza di coloro che servivano, cosicché Orazio risulta uomo di massima fiducia per il duca e per tutta la corte. E non è l’unico barbiere che abbia lasciato un diario poiché anche Antonio Sgavetti ha scritto delle vivacissime cronache che gettano vivida luce su alcuni decenni del Settecento (1746-1771).
Il Diario di Bevilacqua – manoscritto suddiviso tra la Biblioteca Reale di Napoli (sei volumi) e l’Archivio di Stato di Parma (due volumi) – è stato recuperato e analizzato dallo studioso piacentino Stefano Pronti che ora, grazie all’editore Fabrizio Filios, l’ha pubblicato «nella sua completezza in parte trascritto e in parte regestato nei passi non trascritti» col titolo «Piacenza Parma e Colorno nel diario di Orazio Bevilacqua (1663-1694) con profili biografici dei duchi Farnese e Borbone (1545-1802)». Il volume è articolato in due parti: la prima si occupa del diario, della sua compilazione, dell’autore e riporta la cronaca suddivisa per località d’interesse: Piacenza, Parma, Colorno; la seconda si sofferma sulla situazione di Piacenza durante il ducato e traccia una breve biografia dei duchi con particolare attenzione per le attività piacentine.
Bevilacqua, uomo di corte, riporta prevalentemente episodi che riguardano il duca, la corte e i nobili e di conseguenza dà notevole rilievo sia agli avvenimenti culturali e mondani, come spettacoli e feste, che sono strettamente intrecciati, sia a tutto ciò che concerne opere d’arte, libri, acquisti di oggetti preziosi. Inserisce anche le notizie ritenute più significative in ambito religioso (cerimonie, personaggi) e nella cronaca nera (omicidi, furti). Ne esce uno spaccato di notevole interesse per la storia cittadina in molteplici campi da quello istituzionale a quello sociale.
Si pensi, ad esempio, che il primo marzo 1676 il duca ha radunato i poveri nel cortile della Pilotta e ha dato ad ognuno «un quarantano» (moneta da 40 soldi): l’hanno ricevuto in 9.850 su una popolazione in quel momento di 25mila persone, che si era gonfiata per l’elemosina e per i miracoli del cappuccino Francesco da Bagnone: nei giorni precedenti aveva risanato la duchessa Maria d’Este, la principessa Maria Maddalena, che da mesi aveva la febbre, e la dama Corona Scotti. E sono tanti altri gli episodi singolari che ci introducono nella realtà quotidiana: si pensi, ad esempio, che il 25 aprile 1677 «sono state suonate le trombe perché i duchi hanno pranzato insieme dopo 60 giorni che non accadeva a causa della gotta del duca e del mal di testa della duchessa (Maria d’Este, terza moglie)». Un altro «rendez-vous» viene segnalato dal barbiere: il 3 gennaio 1665 «si accompagnò il Ser.mo Patt. (Ranuccio) con la Sig. Duchessa (Isabela d’Este, seconda moglie) che erano giorni 42 che non avevano dormito insieme».
Al di là della cronaca mondana, Il Diario aiuta a ricostruire momenti assai significativi della storia del ducato come la creazione di una nuova biblioteca, dove venivano trasportati «cavagnoni» di libri (gennaio 1673), e la sistemazione nel Palazzo del Giardino delle opere d’arte che giungevano da Roma, iniziando dal crocifisso d’avorio ritenuto di Michelangelo (2 aprile) e proseguendo con gli arazzi (sei casse l’8 aprile) e coi preziosi quadri la cui collocazione è stata ricostruita da Giuseppe Bertini ne «La galleria del Duca di Parma». Ed è stato Ranuccio ad ordinare la sopraelevazione del corridore della Pilotta (in corso nel 1677) per sistemarvi «la galleria e libreria». Il duca aveva larghe vedute anche nel campo dell’arte dove ha chiamato i bolognesi Carlo Cignani e Marcantonio Franceschini ad affrescare il Palazzo del Giardino e nel 1676 ha incaricato il teatino fiorentino padre Filippo Galletti, che aveva affrescato Santa Cristina, di dipingere il ritratto «de Ser.mi Principi». Il Diario è una miniera di notizie che interessano sia gli studiosi – in quanto offre motivi utili per le ricerche – sia gli appassionati di storia per la ricchezza di informazioni sorprendenti e curiose.

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