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In Marocco inseguendo i miraggi

Reportage nel mondo dei berberi. Da Marrakesh verso est: tra gole color ocra e assaggi di Sahara

In Marocco inseguendo i miraggi

Viaggio in Marocco

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E' come nei miraggi. Non è mai come sembra. Così atterri a Marrakesh e ti prepari a echi di muezzin e torride promesse di Sahara. Invece, già dopo pochi minuti, la Peugeot a noleggio tossisce su una specie di passo dello Stelvio, solo molto più ripido. In vetta, a oltre 2200 metri, quando intravedi pure gli spazzaneve pronti a ripulire l'asfalto corrugato dalle intemperanze dell'inverno, ti interroghi su che cosa hai sbagliato. Poi scollini il passo Tiz'n Tickha e sospiri pregustando sapori d'Africa. Invece sprofondi in vallate color ocra da West a stelle e strisce coltivate come serre. La stranezza è il profumo di petali di rose che sale da campi che paiono più bulgari che marocchini. Infine arrivi a Erfoud, quella che fu per secoli la porta del deserto, e paventi piste beduine e mesti giacigli per rudi viaggiatori. Invece i riad spiaggiati in faccia alle dune hanno muri in fango: ma anche la piscina e pure qualche paio di sci. Per chi voglia provare lo spazzaneve sulla sabbia.
Benvenuti nel Marocco profondo. La terra dove, appunto, il miraggio è di casa. E dove l'unico rischio è di farsi prendere dalla meraviglia del panorama e, per distrazione, finire così nelle grinfie della Gendarmeria Reale. Attenzione: i loro autovelox non perdonano. E le multe castigano in euro, non in dihram.
Un viaggio quindi da vivere senza fretta - e senza pestare troppo sul gas - concedendosi al ritmo di un mondo che è abbastanza vicino – giusto tre ore di volo con le low cost - da essere comodo. E abbastanza diverso, e profumato d'altrove, da conquistare chiunque. Sapendo che alla fine le sorprese sono appunto miraggi: sempre diversi. E da prendere al volo, prima che svaniscano.
Il punto di partenza è Marrakech, perfetta sintesi di ogni Marocco possibile, con le bancarelle che smazzano testa di capra bollita e i riad a cinque stelle con piscine illuminate di candele e petali di fiori sui letti col baldacchino. Tutto indissolubilmente mescolato, fuso in una amalgama che è solo di qui. Presi uno per uno, questi e quelli, forse sono sapori forti che possono infastidire. Insieme si fondono come i gusti della pastilla, il piatto simbolo delle tavole locali. L'unione è un abbraccio perfetto.
Una stretta che però si scioglie già pochi chilometri fuori dalla città rossa, lungo la N9, dove il mondo sceglie il verticale: e il passo in cima alle vette dell'Atlante regala suggestioni quasi alpine fino alla planata verso i miraggi di celluloide di Ouarzazate. Qui, in studios simil Hollywood sono stati girati molti dei successi cinematografici degli ultimi anni da «Obelix» al «Tè nel deserto», dal «Gladiatore» all'«Ultima tentazione di di Cristo». Palme, dune e fantasia: insieme sanno fare miracoli.
Poco oltre, invece, non è finzione: è fango. Anzi pisè, come si chiama l'umile malta di terra battuta e paglia pressata che da sempre da forma ai muri dei palazzi. In apparenza è fragile. In realtà è tenace come la roccia. E visitando la Kasbah di Taouirt, con il suo intricato labirinto di torri e terrazze incastrate, o la città fortificata - e Patrimonio dell'Unesco - di Ait Ben-Haddou la magia ti travolge. Saranno il vento secco, i colori ambrati o la suggestione dei secoli: ma impieghi poco a capire che aveva ragione Antoine de Saint-Exupèry, che qui ha vissuto e volato, quando diceva che a due passi dal deserto, c'è qualcosa di speciale che risplende nel silenzio.
La stessa quiete che avvolge quel gomitolo d'asfalto che è la strada che sale verso le gole del Dadès. Il punto di partenza è Boulmalne du Dades, cittadina sgarbata dove corriere decrepite e sovraccariche oltre ogni immaginazione smistano merci e donne velate mentre due curve più in la ogni suono sembra assopirsi. Quelli che dominano d'ora in poi non sono i rumori: ma i colori. Ocra, amaranto, rosso e arancio. Nella guerra delle sfumature la terra sembra non voler scegliere. E preferisce spaziare. Così anche le case costruite in pisè la assecondano e si adattano. Il blu, il verde e gli altri colori stanno invece nelle vesti delle donne che appiedate marciano verso il nulla. O nei gioielli che berbere sornione ti propongono sporgendosi dal ciglio della scarpata. Bastano poche parole in un volenteroso gramelot e un accenno di sorriso per conquistare l'invito per un tè alla menta. In fondo alla strada poi il dilemma: chi viaggia a due ruote motrici deve rassegnarsi a ritornare. Solo i fuoristrada possono arrivare oltre le pietraie che proteggono il passo Tizi n'Ouguerd.
Ma poco male: una volta ridiscesi a riveder l'asfalto aspettano altri dirupi, altre kasbah, altre falesie. Nelle gole del Todra però la roccia preferisce il grigio e il rosa. Almeno fino a Tamtattouchete, dove pare impossibile che il mondo possa andare oltre. In un pomeriggio di sole a picco ti restano negli occhi il saluto sdentato di un ragazzo che si scapicolla su un mulo e il gesto pudico di due donne vestite di stracci con i bimbi legati alla schiena. Di fronte allo straniero si coprono il volto veloci: ma poi si voltano. E si vede bene che sorridono. Se ricambierete il sorriso si copriranno ancora di più. Ma i loro occhi di carbone vi seguiranno a lungo. Augurandovi in silenzio buon viaggio.
Da qui in poi, dall'oasi di Goulmima in avanti, la strada pare tracciata col righello, una cicatrice d'asfalto nel bigio dell'hammada, il deserto di pietra. Più avanti, oltre Erfoud e Rissani aspetta l'erg, il mare di dune, il regno della sabbia. L'antipasto lo servono, lenti e sonnolenti, i dromedari che pascolano tra i cespugli spinosi che traforano la pietraia. Poi, ancora, un miraggio: il villaggio di Merzouga. La sabbia è ovunque, le dune sono montagne, le piste ricordano ancora il rombo delle moto della Parigi-Dakar che qui è nata. Ma quando arriva il tramonto resta solo il balletto rallentato dei dromedari che portano i turisti a guardare il tuffo del sole oltre il mare di onde color ocra. La sfida è se siano più dorati i suoi raggi o i crinali di sabbia. Vicino alle tende di pelo di cammello, intanto, gli ultimi nomadi radunano le capre e i raggi spioventi brillano sui pannelli solari: vivono come ai tempi dei califfati e cuociono il pane sotto la terra. Ma ogni ragazzo stringe in mano un cellulare.
Poi è il momento del buio: tra poco il cielo perfettamente nero si riempirà di una miriade incontenibile di stelle. Sempre il solito Antoine De Saint-Exupery ha detto che «le stelle sono illuminate purché ognuno possa un giorno trovare la sua». Proprio come accade con i miraggi.

DA SAPERE
Info utili: www.visitmorocco.com

La partenza il punto di partenza per viagiare nella zona sud-est del Marocco è sicuramente la splendida città di Marrakesh. Affascinante e piena di angoli da scoprire permette di assaporare già i mille sapori del paese. E Jemaa El Fna, la sua travolgente piazza centrale, da sola vale il viaggio.

Come arrivare: bastano poche ore per arrivare alle pendici dell’Alto Atlante o sulla spiaggia. Casablanca e Marrakech distano solo circa 3 ore da Milano e sono parecchie le compagnie che collegano il Marocco con l'Italia. Tra queste anche diverse low cost.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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