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Doppio sogno: tra arte e scienza un mondo di musica

Martino Traversa, direttore artistico di Traiettorie

Doppio sogno: tra arte e scienza un mondo di musica

Martino Traversa

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Il primo mutuo l'ha fatto per comprare un quadro di Vasco Bendini. All'epoca non lo conosceva ancora, poi sono diventati amici. Pittura, scultura e musica sono il nutrimento alla sua anima. Per vivere ha fondato la Symbolic, società leader nella creazione di sistemi di protezione dei dati per aziende e multinazionali. Tenere strette arte e scienza, in ogni singolo giorno della sua esistenza è stato sempre il «doppio sogno» di Martino Traversa, «padre» di Traiettorie, festival internazionale di musica contemporanea conosciuto e riconosciuto all'estero come una preziosa chicca di alto valore culturale.  
«Più che una doppia vita, ho avuto sempre due vite parallele», dice lui stesso timidamente. L'infinita passione per la musica ha radici lontane. «Da quando ero bambino. Vivevo con mio nonno, in un piccolo paese della Sicilia. Mi lasciava fare tutto quello che mi piaceva. Ho imparato a suonare sull'armonium della chiesa. Mentre i miei amici andavano a giocare a pallone io mi divertivo a suonare. Mio padre invece, emigrato in Svizzera, mi diceva sempre: "Va bene la musica, ma devi imparare a fare qualcosa di concreto. Non voglio un figlio disoccupato". Desiderava che avessi una formazione che mi permettesse di trovare un lavoro». E così è stato. «Ho continuato tutta la vita a coltivare la passione per la musica, a studiarla con determinazione e a fare anche altro per vivere. Nel 1981 - avevo 21 anni - ho fatto un concorso al Cnr per una borsa di studio per studiare le biotecnologie applicate all'elettrocardiologia - che ho ottenuto - e mi sono trasferito all'Università di Parma».
Dopo qualche anno succede qualcosa che cambia tutto. E si accende la lampadina che darà il «la» alla creazione di Symbolic. «Nel 1987 ho deciso di lasciare l'Università e di partire per un lungo viaggio tra Zurigo, Parigi e gli Stati Uniti. E' a Stanford, dove tenevo corsi agli studenti universitari, che successe un fatto epocale. La rete informatica di San Francisco collassò, improvvisamente. Il primo virus informatico aveva fatto il
primo grande ingresso sulla scena.
Si intuì che il gioco di un ragazzino inconsapevole poteva diventare un problema mondiale». Diviso sempre tra arte e scienza. «Intorno al '90-'91 ho aperto un'attività professionale di consulenza informatica con un collega inglese». Ma il pallino per la musica continua ad avere un ruolo decisivo: «Ho capito in fretta che per fare attività concertistica servivano fondi. Potremmo dire che la Symbolic è nata per realizzare qualcosa d'altro».
Nel frattempo gli studi musicali vanno avanti. Martino Traversa frequenta l'Accademia di alto perfezionamento di Pescara, consegue il diploma di pianoforte e tecniche dell'improvvisazione pianistica.
Non si tira indietro di fronte a corsi e seminari. Anzi, a un certo punto si mette in testa di andare a conoscere Luigi Nono. «Allora era uno dei più noti intellettuali e uno dei più importanti compositori dell'epoca. Tanta gente frequentava la sua casa a Venezia, alle Zattere. Io l'ho contatto - sfogliando la rubrica telefonica - e mi sono presentato. Da quel momento anch'io sono diventato un habitué. Conoscerlo e diventarne amico è stata un'esperienza straordinaria. Il suo grande insegnamento? La sua visione del mondo. La sua poetica».
I primi passi sulla scena pubblica, Traversa, li muove grazie alle affinità elettive con Nono. La sua passione per la musica doveva essere condivisa con gli altri. Non poteva restare una ricchezza soltanto sua. «Ho deciso di fondare un laboratorio di elettroacustica, con un gruppo di amici fisici». Da lì inizia tutto: la collaborazione con l'Orchestra sinfonica dell'Emilia-Romagna, il ritorno a Parma di Luigi Nono, la creazione dell'Ensamble Edgard Varèse. «Abbiamo iniziato a fare concerti di musica classica e contemporanea. C'erano tra noi i ragazzi, allora giovanissimi, del Trio di Parma».
Nel 1989 arriva una telefonata del tutto inaspettata. «Mi chiamò Sandro Cappelletto, giornalista, critico musicale de La Stampa e di Le Monde». Altrettanto inaspettatamente arriva la proposta di eseguire il concerto inaugurale del Lingotto: «Fondiamo in quattro e quattr'otto l'associazione culturale intitolata a Varèse per motivi burocratici e debuttiamo al Lingotto. L'evento ci dà una visibilità incredibile».
A quel punto non è più possibile uscire dalla scena pubblica. L'attività lavorativa concentrata sui computer prosegue, ma sulla via della musica si aprono orizzonti nuovi e grandi: «Nel frattempo muore Nono. La sua morte, che ha rappresentato per me un momento tragico, come è tragica, sempre, la perdita di un vero maestro, ha provocato in me il desiderio di fare un concerto per celebrarlo. Un grande concerto. Sono riuscito persino a coinvolgere la Rai. E la sede prescelta fu il teatro Farnese». Ecco, il Farnese. Dove tutte le edizioni di Traiettorie hanno inizio e tuttora continuano. «Ci stiamo ormai avvicinando alla 25esima edizione. La programmazione da allora non si è più fermata». Scienza e musica. Ma anche arte figurativa. Tanta pittura e scultura ci sono nella vita di Traversa. La sua casa, il suo enorme ufficio, sono pieni di tele. «Il mio pittore preferito? Beh, il primo quadro che ho comprato è stato un Bendini. Allora non lo conoscevo nemmeno. Poi sono venuti tutti gli altri». Non è un caso che i manifesti di Traiettorie siano stati sempre firmati da artisti più o meno famosi a partire da Mario Schifano.
E non è un caso che spesso le scenografie dei concerti siano accompagnate da grandi mostre. E che la Fondazione Prometeo, di cui Traversa è presidente, conti tra i sostenitori moltissimi artisti.

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