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Prostituzione: stroncato giro di sfruttatori aguzzini

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La Polizia di Milano sta eseguendo arresti nell’ambito di un’indagine su un gruppo criminale dedito allo sfruttamento della prostituzione.
Dalle prime ore di stamani è infatti in corso di esecuzione un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 19 soggetti, (oltre alcune altre posizioni su mandato di cattura europeo) quasi tutti romeni di etnia rom, a vario titolo coinvolti in un traffico di giovani donne connazionali destinate alla prostituzione che operavano nella zona sud di Milano e nell’hinterland.  A capo dell’organizzazione c'erano i due fratelli Laurentiu e Ionut Calin, rispettivamente di 25 e 29 anni. Gli altri arrestati sono tutti legati da parentela, a esclusione di Zef Bacaj, albanese di 25 anni che comandava un gruppo rivale, e due italiani di 73 e 74 anni che da clienti sono stati ingaggiati come autisti delle prostitute in cambio di rapporti sessuali. Gli investigatori hanno prove dell’attività del gruppo dal 2007 ma ritengono che i primi passi siano degli inizi del 2000. Molti dei soldi incassati in questi anni sono stati investiti nell’acquisto di proprietà in Romania. Gli accordi con altri gruppi prevedevano che le prostitute lavorassero in via Ripamonti (rigorosamente sul lato sinistro andando verso il centro) solo fino alle 18. Dopo circa due ore lo spazio era occupato da donne di altri sfruttatori ancora non identificati.  Il controllo della prostituzione era diviso tra i rom e gli albanesi di Bacaj. Gli agenti del commissariato Scalo Romana hanno ricostruito molti episodi violenti nel corso degli anni, da tentati omicidi a incendi di campi come regolamenti di conti. Uno di questi episodi è dell’ottobre 2011: gli albanesi tendono un agguato in un bar di piazzale Cuoco e accoltellano gravemente Laurentiu Calin perchè poco tempo prima la banda di quest’ultimo aveva provato a uccidere Bacaj e, non riuscendoci, aveva distrutto la sua Bmw nuova. 

Vendute insieme al pezzo di marciapiede che occupavano: è questo il business dietro allo sfruttamento di numerose ragazze romene, alcune portate in Italia e avviate alla prostituzione anche a 13 e 14 anni, che è stato scoperto a Milano dalla Polizia di Stato, che ha sgominato una rete di "protettori" Rom.
In realtà, secondo le indagini, più che "protettori" i Rom erano dei veri e propri aguzzini che vendevano, compravano, e facevano subire angherie alle ragazze. In particolare, chiedevano una parte dei guadagni (l'altra parte rimaneva, come ormai consuetudine, alle ragazze) e anche un fisso per 'l'occupazionè della strada. Una sorta di 'diritto di superficiè che veniva fatto pagare alle ragazze delle altre organizzazioni che volevano prostituirsi in alcune vie della città, come via Ripamonti o viale Ortles, che erano «cosa loro». Un "diritto" che veniva venduto insieme alla prostituta in caso di passaggio a un’altra scuderia. Comprare una ragazza costava dai 3.000 ai 7.000 euro, a seconda della tipologia di rapporti che questa accettava di avere con i clienti e della sua disponibilità a lavorare anche durante la malattia. A volte le giovani e giovanissime (in alcuni casi avevano 13-14 anni) erano convinte a venire in Italia con la scusa di una relazione amorosa che poi si trasformava in prigionia. Dalle intercettazioni è emerso che gli sfruttatori chiamavano le ragazze «capre», perchè non erano rom. 

C'è solo un caso di «mezzo sangue": una minorenne venduta dalla madre all’interno di un campo nomadi di Milano per poche migliaia di euro. Le violenze erano di tipo psicologico e fisico, con ripetuti stupri di gruppo e ferite evidenti anche sul volto, come nel caso di una ragazza sfregiata dopo aver tentato di ribellarsi. Durante la perquisizione di un campo abusivo a Muggiano gli investigatori hanno trovato cinque ragazze rinchiuse in una baracca nascosta all’interno di un’altra catapecchia dalla quale si poteva accedere solo attraverso una piccola porta occultata. A controllarle c'era un membro della banda soprannominato «il pazzo» per i suoi metodi risoluti.
Il prezzo della postazione occupata in strada variava invece dai 200 ai 500 euro a settimana. Per guadagnare di più e andare incontro alle richieste dei clienti, gli aguzzini obbligavano le prostitute ad avere rapporti non protetti. Due di loro hanno continuato a lavorare anche avendo contratto l’Hiv, un’altra è tornata al marciapiede pochi giorni dopo aver abortito. Le prestazioni erano consumate anche in un albergo, l’Alessander di via Cortina d’Ampezzo 17, sequestrato nel corso dell’operazione perchè il proprietario italiano era connivente e forniva camere a prezzo ridotto e senza registrazione.  L’indagine che ha portato la polizia a smantellare un gruppo criminale che comprava e sfruttava ragazze per farle prostituire sulle strade di Milano è partita da alcune lettere anonime. Tre lettere scritte al computer in un carattere raffinato e in un ottimo italiano che hanno incuriosito gli agenti del commissariato Scalo Romana. Nella prima, recapitata ad agosto 2011, erano indicati posti, nomi e responsabilità della banda di rom. Nella seconda, arrivata a ottobre dello stesso anno, c'erano nuovi dettagli sull'attività dell’organizzazione e si faceva riferimento ai controlli effettuati nel frattempo dalla polizia in strada e nei campi nomadi. Infine, nella terza di novembre 2011, l’anonimo ha fornito ulteriori elementi per incastrare gli aguzzini e si è rammaricato della mancata risoluzione in tempi brevi della vicenda. Dopo una lunga indagine la polizia ha arrestato 19 persone e liberato molte ragazze sfruttate da anni, eppure non è stato possibile scoprire chi è l’autore delle lettere.

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