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"Io, chirurga discriminata e dileggiata". Per colpa del treno

"Io, chirurga discriminata e dileggiata". Per colpa del treno
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Nella sua voce non c'è rabbia, ma piuttosto la determinazione di chi è convito di avere subìto un torto. C'è anche la voglia di raccontare una storia, la sua, per chiedere prima di tutto rispetto. E anche giustizia.

E' una vicenda tutta italiana quella di Belinda De Simone, vittima dei ritardi dei treni e della burocrazia che uccide il buon senso. Non ammessa alla prova pratica del concorso indetto dall'Ausl per essere arrivata dieci minuti dopo l'orario d'inizio («ma prima che fossero consegnate le buste» dice lei stessa), non è il tipo che si arrende facilmente.
Trentacinque anni, medico chirurgo, è uno dei tanti «cervelli in fuga» dall'Italia costretta a stare lontana per lavorare. Di origini romane, si è specializzata nella nostra città dove ha vissuto sei anni e lavorato fino allo scorso dicembre nel reparto di Chirurgia d'urgenza del Maggiore. Allo scadere del contratto a tempo determinato si è trasferita in Francia dove è stata accolta a braccia aperte e dove esercita la sua professione.

Giovedì scorso ha tentato di partecipare alla prova pratica del concorso pubblico per titoli ed esami per un posto da dirigente medico a tempo indeterminato di chirurgia generale indetto dalla Ausl di Parma, che si è svolto in via Riva 5. In ballo c'era un posto per l'ospedale di Vaio. Quello che è successo in sede di esame lo racconta lei stessa in una lettera inviata al nostro giornale: «La mia è la storia di una donna che per vocazione ha deciso di fare il chirurgo, di vivere per la chirurgia, ma che in Italia non trova spazio per esprimersi. Una donna che è dovuta scappare dall'Italia, il suo Paese, per poter svolgere la propria attività, per respirare un po' di "pari opportunità" in Francia perché spesso discriminata, ma che in cuor suo sogna di poter tornare a casa perché è l'Italia che ha bisogno di essere cambiata. Vincere un concorso pubblico è l'unica possibilità che si ha di rientrare, nonostante sappiamo tutti come sono organizzati in Italia».
«Il giorno 4 giugno - continua - avrei dovuto partecipare ad uno dei pochi concorsi pubblici per un posto a tempo indeterminato che vengono indetti in questo periodo; si sarebbe trattato della prova pratica alla quale sono stata ammessa dopo aver superato la prova scritta che si è svolta il 15 aprile di quest'anno. Quindi non appena ho ricevuto la convocazione, il cuore mi si è riempito di speranza, ho chiesto al mio datore di lavoro alcuni giorni di permesso che mi sono stati concessi e ho organizzato il viaggio. Ho preso l'aereo da Parigi. Dal momento in cui sono atterrata in Italia tutto comincia a complicarsi: il treno che da Bologna avrebbe dovuto portarmi a Parma ritarda ed io arrivo trafelata alla sede della prova con circa 10 minuti di ritardo. Chiedo cortesemente alla commissione di ammettermi a sostenere la prova dal momento che non erano ancora state né consegnate né tantomeno aperte le buste contenenti i quesiti».
La risposta è negativa. Ma brucia soprattutto il tono con cui viene trattata: «"Signorina, la prossima volta si organizzi meglio - continua la De Simone -. Noi non la identifichiamo e non la ammettiamo alla prova". Cerco di spiegare che il mio ritardo é dovuto ad un treno, l'unico modo per raggiungere la sede della prova da Bologna; alcuni colleghi, quasi la maggior parte, si dimostrano comprensivi e favorevoli alla mia ammissione chiedendo espressamente al Presidente di farmi sostenere la prova. La cosa più triste è rendersi conto che, invece, colleghi con i quali hai lavorato, che conosci da anni, non si schierano dalla tua parte, ma qui si parla di onestà intellettuale... una qualità con cui si nasce. La commissione comunque decide che non posso sostenere la prova. Chiedo gentilmente che venga in ogni caso messo a verbale che sono presente e che è stato deciso di non farmi sostenere l'esame, ma uno dei componenti della commissione mi "invita" ad uscire rivolgendosi a me con l'ennesima: "Signorina... Ma quando lei va ad un congresso, se non è presente le fanno il certificato di presenza?". Cosa c'è da ironizzare, mi chiedo. E poi, perché io sono una "signorina" ad un concorso dove sono ammessi solo dottori specialisti in chirurgia generale?».
E' smarrita, incredula: «Avvilita, delusa, confusa, esco dall'aula - racconta ancora -, ma la situazione è surreale perché nessuno può certificare che nonostante tutto io sono arrivata da Parigi e sono presente».
Belinda De Simone ha già presentato un esposto alla magistratura. Perché non abbandona il sogno di tornare. «Come è possibile che avvenga tutto ciò? Perché la commissione non verbalizza la mia presenza? Indifesa - continua il racconto - cerco aiuto nelle forze dell'ordine che intervengono, ma non possono aiutarmi concretamente ed io vorrei che qualcuno ascoltasse la mia storia, che non è solo la mia. Ci vuole rispetto per chi si sacrifica, per chi non si arrende nonostante tutto e decide di partecipare ad un concorso pubblico in Italia. La competizione non può far paura, il merito deve essere l'unico fattore discriminante fra un candidato e l'altro, invece nella realtà non è così. Io sono la "signorina" che è stata esclusa da un concorso per un ritardo di circa 10 minuti dovuto ai collegamenti, ma che si è presentata comunque "in tempo" per poter sostenere l'esame dal momento che le buste non erano ancora state aperte, e che risulterà assente, nonostante si sia presentata alla commissione. Invisibile ma non sconfitta. La situazione prima o poi cambierà ed io ho voluto raccontarvi la mia storia. Scene di vita di un chirurgo donna espatriato in cerca di fortuna, ma con tanta voglia di tornare in Italia, nonostante tutto».

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  • Ausl Parma

    15 Giugno @ 12.49

    Si desiderano fornire alcune precisazioni sui contenuti dell'articolo dal titolo “Io chirurga, discriminata e dileggiata”, in cui si riporta una lunga lettera di una candidata a un concorso pubblico per chirurgo bandito dall'Azienda Usl di Parma. In primo luogo, non vi è stato da parte del presidente e dei componenti della commissione concorsuale alcun atteggiamento o frase pronunciata qualificabile come discriminatoria o di “dileggio” nei confronti della candidata, come invece da questa sostenuto nella sua lettera inviata e pubblicata dalla Gazzetta. Anzi: la commissione si è dimostrata comprensiva sia nei fatti che nei modi del ritardo con il quale, per motivi di forza maggiore, la candidata non si è presentata puntuale all'ora di inizio della prova. Infatti, non appena uno dei candidati ha avvisato che la collega sarebbe arrivata in ritardo perché proveniente da Parigi, il presidente della commissione ha disposto che l'inizio delle prove fosse posticipato di un quarto d'ora rispetto all'ora di convocazione, quindi spostato dalle 9 alle 9,15. Successivamente, visto che la candidata non si è presentata neppure a quell'ora, il presidente della commissione ha ritenuto di non poter decidere in autonomia un altro rinvio. Se l'avesse fatto, come è intuibile, avrebbe discriminato ulteriormente gli altri candidati presenti, tutti arrivati puntuali e alcuni anche da fuori regione. Alle ore 9,25 si è presentata la candidata: in quel momento il presidente si è rivolto ai candidati presenti per comunicare che soltanto di fronte ad un accordo all'unanimità degli stessi si sarebbe potuto accettare la candidata ritardataria. Per alzata di mano i candidati si sono espressi, ed è risultato che solo 5 sui 20 presenti erano a favore di un'accettazione della candidata. Purtroppo non è stato dunque possibile ammetterla alla prova, e si è proceduto con lo svolgimento del concorso. Spiace dunque constatare come questa ricostruzione, agli atti della commissione concorsuale, dimostri che quanto affermato dalla candidata non corrisponda allo svolgimento dei fatti. Si conferma infine che la medesima commissione ha agito nel pieno rispetto della normativa vigente sui concorsi pubblici, a tutela della correttezza, trasparenza ed equità di tutte le procedure adottate. Ufficio stampa Ausl

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  • Oberto

    08 Giugno @ 10.09

    roba da terzo mondo, arriva in ritardo rispetto all'orario fissato per la prova d'esame e vuole avere ragione ( un chirurgo poi)!!! (quando facevo gli esami universitari, avevo nel caso peggiore di traffico un'ora di strada da fare in macchina per arrivare in università, allora partivo quasi due ore prima dell'orario di inizio esame, dopo essermi preparato non volevo mica rischiare di trovare l'uscio già chiuso!)

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  • Indiana

    07 Giugno @ 14.48

    Indiana

    Vercingetorige nessuna di noi donne vuole essere trattata da specie protetta!Vedo che non capisce....Io preferisco avere a che fare con altre donne,specialmente in un ambito così delicato e di contatto come quello medico. Inoltre le donne sono molto più delicate,sensibili e comprensive,oltre che molto più abili negli studi e nella preparazione.E questo non lo dico mica solo io.....ma le statistiche di tutto il mondi.Con le dovute eccezioni ovviamente.E poi vorrebbe negare la faziosità di certi concorsi?Se erano già truccati all'epoca del suo trisavolo sarebbe ora di darci un taglio,no?Specie in quelli dove si hanno tra le mani le vite delle persone.E comunque io da libera persona ho tutto il diritto di avere medici dentisti,veterinari,meccanici pediatri DONNE e di ritenerle migliori in tutto rispetto ai maschi.Oltre che molto più umili

    Rispondi

    • Vercingetorige

      08 Giugno @ 17.03

      INDIANA , ESSERE ASSISTITA da un Medico donna E' UNA PREFERENZA SUA , MA NON E' UN "DIRITTO" CHE LEI POSSA "PRETENDERE" DAL SERVIZIO SANITARIO . NON CI SONO "STATISTICHE" che dimostrino che i Medici donna siano migliori dei Medici uomini , semmai il contrario , ma , su questo , non voglio insistere, perchè potrebbe anche trattarsi di discriminazione. Fino ad un secolo fa una donna in Facoltà di Medicina era uno scandalo . Sta comunque di fatto che un Grande Chirurgo donna lo stiamo ancora aspettando , non solo a livello italiano , ma a livello mondiale . Sui concorsi fasulli sfondiamo una porta aperta. Si potrebbe eliminare il problema all' istante stabilendo che assunzioni e promozioni avvengano per anzianità di Laurea o per anzianità di Servizio. Magistratura e Forze Armate già usano in larga parte questo sistema . C' è solo un problemino . non è detto che il più anziano sia anche il più bravo.

      Rispondi

    • Michele E

      08 Giugno @ 07.54

      No, tu da libera persona hai il diritto di avere medico, dentista, veterinario, meccanico e pediatra. Se poi questo è donna puoi sceglierlo tu come può non sceglierlo un altro, io preferisco quello/a bravo/a. Ti ricordo che anche parecchie donne devono la loro carriera non proprio alle loro qualità professionali. In quanto a umiltà tu stessa sei la dimostrazione dell'infondatezza della tua tesi.

      Rispondi

  • Franca

    07 Giugno @ 10.02

    Capisco l'amarezza soprattutto per l'atteggiamento poco rispettoso verso chi ha studiato tanti anni e rimane nonostante tutto una signorina, termine che in un simile contesto è irritante e offensivo: collega sì, dottoressa sì, signorina, no! Se fosse stato un chirurgo maschio l'avrebbero chiamato "caro signore?". Purtroppo doveva organizzarsi meglio. Le eccezioni valgono per chi ha santi in paradiso, i comuni mortali non possono appellarsi alla comprensione o all'umana pietà in questi frangenti. Consiglio vivamente anch'io alla collega di tenersi stretto il posto all'estero, dove potrà esercitare con passione la sua professionalità.

    Rispondi

  • Pino

    07 Giugno @ 09.49

    Signora lei pensa di aver ragione ma non ce l' ha. Se si trattava di un concorso importante per lei doveva organizzarsi per tempo. Non è una novità che i treni possono essere in ritardo, come per strada si possono trovare incidenti e ingorghi. Signora lei è un chirurgo non c'è bisogno che glielo spieghi. In più lei farà un lavoro in cui per dieci minuti di ritardo può salvare o meno una vita. Si arrabbi solo con se stessa.

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